Noto con rammarico che questo sito raramente sa dare consigli costruttivi ma è spesso la piazza del solito nugolo di professionisti che si disperano su un virtuale muro del pianto e che anziché formulare i propri punti di vista esordendo con un umile “credo che” od un “secondo me” danno delle riposte sentenziose.
Nello specifico, ma il problema si ripete ad ogni inserzione di un professionista che non faccia parte del club del muro del pianto, mi riferisco alla diatriba circa l’efficienza o utilità dei penetrometro statici o dinamici leggeri medi e pesanti. Non sono d’accordo sul fatto che nel momento in cui il famigerato OPCM 3274 entrasse in vigore tale strumentazione debba essere pressoché rottamata.
Il decreto, è vero dice che, per la parte che ci riguarda strettamente, occorre classificare i primi 30 m terreno in base alle Vs o al valore di Nspt. Fortunati coloro (probabilmente tutti i membri del club del muro del pianto) che operano in terreni uniformi, alluvioni grossolane, bancate uniformi di sedimenti fini o formazioni rocciose che siano. Ma l’assetto geologico di superficie, nella stragrande maggioranza dei casi, risulta estremamente variabile sia in senso laterale che in senso verticale; esempio ne è la fitta stratificazione dei terreni di pianura soprattutto quando caratterizzati da granulometria fine. Ora pensate al classico problema di dover caratterizzare i terreni per la costruzione della solita casetta. Certo, se la legge mi obbliga a fare un sondaggio di 30 m, costellato di SPT, magari con prelievo di campioni da sottoporre ad edometrica ed al taglio per le determinazioni di cui sapete, povero committente che dovrà smazzarsi qualche migliaio di euro di indagini (senza tener conto del mazzo che ci faremo noi a coordinare il tutto con un aumento dei tempi a parità di parcella).
Allo stesso risultato, e con un sufficiente margine di sicurezza, ci si arriva con un paio di stendimenti sismici (fatti e rgola d’arte) e con alcune prove penetrometriche fino alla profondità di influenza della struttura, con un risparmio di tempo e di denaro e con una parcella adeguata. Mettiamocelo bene in testa: quanti modo abbiamo per indagare con sufficiente accuratezza fino a 30 m? O si esegue un sondaggio o si usa la geofisica (sismica+geelettrica) tarata con qualche prova penetrometrica. Lo so, molti di voi opterebbero per un sondaggio ma spesso vi sono problemi notevoli di raggiungere i siti con le sonde o problemi di approvvigionamento acqua per la perforazione, e non sono problemi da poco! Lo scenario è questo: gli studi e le società importanti accantoneranno i penetrometri (lo hanno già fatto in verità) per investire in sonde; gli studi piccoli ed i liberi professionisti, con un modesto investimento, si attrezzeranno di geofoni sismografo e minibang non sapendo una mazza di elaborazione corretta interpretazione dei dati sismici, affidandosi così a software automatici e prendendo delle cantonate stratigrafiche galattiche (e c’è chi già lo fa con i dati delle prove penetrometriche). Chi ha un penetrometro continuerà ad usarlo, come me, e vi affiancherà della geofisica fatta bene. Il fatto è che la nuova ordinanza cambierà di poco la situazione reale ed ognuno cercherà di lavorare nel modo che ritiene deontologicamente corretto.
La morale, cari geologi, è che non accetto sentenze da coloro che operano in condizioni elementari e che pertanto vantano sì di esperienza ma limitata ,o da coloro che operano in regioni in cui il mercato è talmente florido da permettersi di proporre indagini a go-go (magari superflue e che perciò dispongono di attrezzature che riescono ad ammortizzare in poco tempo). Se un professionista riesce a reperire i dai utili all’indagini, con cognizione del valore che hanno, e se riesce ad interpolarli correttamente con altre metodologie ottimizzando tempi e costi beh allora tanto di cappello. Sono d’accordo che alcune correlazioni vanno prese con estrema cautela e talora accantonate (esempio Nspt da N10 ecc..) Bisogna saper sfruttare le risorse tecniche e bibliografiche a disposizione e conoscerne i limiti; questo fa crecere un professionista e ricordatevi che un esperto è un uomo che ha fatto tutti gli errori possibili in un campo molto ristretto (Nils Bohr). Il problema non è l’ OPCM 3274 ma la mancanza di un tariffario univoco; sono stanco di vedere sul tariffario i prezzi delle determinazioni petrografico-mineralogiche o della datazione delle alveoline, cazzarola!! Se si vuole lavorare bene è giusto proporre un tariffario in cui sia indicato il prezzo minimo per ogni voce,ed in particolare relazione geologia, relazione geotecnica in base alla metratura dell’opera, se il sito è in pianura o su un pendio, il prezzo al m di una prova penetrometrica il prezzo del piazzamento. Gli ordini dovrebbero vigilare che non si scenda al disotto di tale minimo e chi lo fa lo fa a rischio della sua permanenza all’albo. Ma ci vuole tanto a capirlo?
Boun lavoro a tutti.