Intanto una considerazione "mia" e quindi liberamente criticabile e non condivisibile, ma come si fa a studiare geologia e non amare il rilevamento, il capire l'ambiente naturale, cercare di comprendere come e perchè abbiamo di fronte quelle forme del paesaggio.
L'IO cosciente geologico che è parte integrante del nostro essere professionisti o scienziati non può essere chiuso in un cassetto o diemticato.
Il libero professionista (serio) analizza costantemente il terreno su cui opera sia quando si occupa di prove in situ che quando fa pianificazione t. o cartografia in genere.
Ora tu chiedi se questa parte fondamentale del nostro bagaglio culturale possa essere dimenticata, secondo me no, chi lo fa fa un grosso errore e non sarà mai completo.
Purtroppo è un modo di approcciarsi comune ad alcuni neogeologi...le motivazioni secondo me sono molte: una scelta sbagliata al momento dell'iscrizione, professori capre, peggioramento dei programmi di studio post riforma, diminuzione delle uscite in campagna, campi di fine triennio troppo corti, ecc.
Ma ti immagini se un domaniper qualsiasi motivo ti ritroverai con altri colleghi e non saprai prendere una misura di strato o fare un po' di riconoscimento o peggio ancora ma molto probabile non saprai fare una sezione....perchè alla fine si arriverà a questo.
I geofisici che ho conosciuto erano degli ottimi geologi di campagna....come si sarebbero potuti occupare di paleomagnetismo?....non c'è solo matlab e lo schrmo del PC, e ancora, una delle più belle escursioni la feci proprio con i geofisici a Gubbio sul KT.
Quindi rivedi le tue posizioni fatti ritornare la passione o ti troverai male.


L'Africa spinge! Il resto è tutta fantageologia.