Io sono daccordissimo sul fatto che le valutazioni di dettaglio (geotecnica, geofisica, etc.) vadano effettuate sempre in riferimento al contesto geologico di riferimento. Ma è anche vero che molto dipende dai contesti in cui si opera e dal tipo di lavoro. Per contesto intendo ambiente geografico (pianura, collina, montagna, etc.), situazione morfologica (pianeggiante, di versante, etc.) e urbanistico (centro, periferia, etc.).
Girando qua e la in diverse regioni per aggiornamento ho constatato insieme a molti colleghi che di certo i lavori che abbondano (alla portata di molti non di tutti) non sono di certo i grossi incarichi professionali ove il rilevamento geologico senso stretto diventa ancora di più fondamentale.
In molti altri casi infatti (ad es. strutture in aree di pianura) il rilevamento senso stretto non avviene: la geologia la si desume da bibliografia - carte geologiche esistenti.
Questo non vuol dire che il rilevamento non è un elemento fondamentale ma semplicemente che non sempre è possibile e non sempre è necessario.
Certo che si parte dall'inquadramento geologico...se non lo facciamo noi chi lo fa? Almeno un aspetto è assicurato!
Dopo subentrano tanti altri aspetti di importanza puntuale ma che che in molti casi governano il problema!
A mio parere ad es. l'assetto geologico è fondamentale per valutazioni di risposta sismica: attribuzione categoria di suolo, spettri di risposta, fattori di amplificazione, etc.). Ciò non toglie che rappresenta un punto di partenza che necessita di molti approfondimenti successivi (geotecnici, geofisici, talora strutturali - vedi ad es. fattori di struttura della nuova normativa) per la definizione dello scenario di sito (problema quanto mai moderno).
E' tutto questo a preoccuparmi: l'approfondimento di tutte queste tematiche che ci permetterebbe di contraddistinguerci in maniera multivariata e pertanto più completa!
L'enfasi deriva da una preoccupazione reale per una categoria che ha bisogno di spazi applicativi più vasti....
saluti, agi