A "calar le braghe" sono un pò tutti, dai geometri agli ingegneri passando per gli architetti, il problema sta nel volume di lavoro che il più delle volte è direttamente proporzionale alla quantità di competenze riconosciute alla singola categoria professionale (o che la stessa riesce ad arrogarsi).

Noi siamo cresciuti in numero ma non abbiamo saputo ampliare sufficientemente le nostre competenze, diversamente le altre categorie lo hanno fatto in maniera magistrale (i geometri hanno occupato gran parte del mercato relativo a 626-494 senza contare la topografia – che noi potremmo fare come e quanto loro, gli architetti si sono buttati molto sulla pianificazione e oggi masticano di GIS ben più di noi - che invece avevamo iniziato prima, ma i loro ordini fanno i corsi ed i nostri no, degli ingegneri non sto neanche a parlare, dico solo che ho visto due villette firmate da laureati in ingegneria informatica….)

Abbiamo poche competenze e tutte in ambiti caratterizzati perlopiù da uno scarso valore aggiunto (guadagno), non basta applicare e/o aumentare le tariffe per riuscire a "mangiare" tutti.

Se non riusciamo ad "invadere" nuovi campi e/o a crearci ex novo spazi di lavoro alternativi, difficilmente riusciremo a crescere in quantità ed in qualità (infatti ove manca la quantità difficilmente si riesce a lavorare su livelli qualitativamente adeguati e la % di ribasso diventa l'unica cosa che distingue un professionista da un altro).

Dobbiamo svincolarci dal modello del geologo tradizionale, essere più intraprendenti e qualche volta, xchè no, anche meno dubbiosi e più sfacciati nel pretendere che ci vengano riconosciute maggiori competenze.

Tutto quello che ci serve (oltre ovviamente ad una migliore formazione) è PIU' LAVORO.