Più che altro a me è sembrato che non posso cucinare la mia bistecca con il fuoco del drago, ma tuttavia non rinuncio all'ipotesi che possa esistere (spero sia chiara la metafora) e se e quando lo incontrerò potrei anche usare il suo fuoco, in altre parole il testo mi sembre che suggerisca la sospensione del giudizio e non il rifiuto a priori.
"Quello che io vi chiedo, dicendovi che nel mio garage c'è un drago, è in pratica di credermi sulla parola, in assenza di alcuna prova."
Non c'e' alcuna "sospensione di giudizio", finche' non c'e' un "oggetto di giudizio".
E l'oggetto di giudizio c'e' quando ci sono dati verificabili.
Noi conosciamo il nostro "mondo" attraverso i nostri sensi e ci siamo "inventati" i sistemi per "misurarlo"
Proprio perche' non ci si pu0 fidare dei propri sensi, per verificare i dati, persone diverse compiono misure in momenti diversi. Qui, sui rabdomanti, i dati ancora continuano a non saltare fuori.
eppure è proprio su queste "stravaganze filosofiche" che la ricerca scientifica va avanti. L'antimateria, o la materia oscura, non sono solo l'argomento del film tratto dal libro di Dan Brown.
No, vedi l'antimateria e' stata prodotta ed ha confermato con dati e misurazioni le teorie che ne prevedevano il comportamento. Qui non c'e' una teoria che spieghi alcunche', non ci sono misure, non c'e' nulla, se non una professione di fede.
si può essere buoni geologi o buoni frequentatori di scienza in generale anche ponendosi domande un po' "strane", non trovi?
Trovo che il metodo scinetifico preveda che chi sostiene delle tesi o delle ipotesi debba fornire lui stesso i dati a supporto e non dire che "siccome nessuno ha prodotto dati in contrasto", le proprie tesi sono vere ed attendibili
Trovo inoltre che chiunque si possa porre tutte le domande che vuole, ma che non debba dare credito, in ambito professionale, a superstizioni come quelle dei rabdomanti, almeno finche' non saltano fuori dei dati a supporto. Ma in quel caso non sarebbero piu' superstizioni.
P.S.: si può anche discutere di temi a carattere, diciamo così, generale, confrontando serenamente le proprie capacità dialettiche e retoriche, senza insultarci?
Ciao, Oscar.
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