La frana di Cavallerizzo ha sempre rappresentato una delle tante situazioni di criticità di cui la provincia di Cosenza è piena; essa è ben conosciuta sia in ambienti accademici che nel mondo professionale, è stata ben segnalata nell'attuale piano urbanistico comunale, è segnalata come zona a rischio molto elevato nel Piano di Assetto Idrogeologico redatto dall'Autorità di Bacino, è segnalata in tutti gli studi e nella letteratura scientifica sull'argomento.
Ci sono almeno una ventina di situazioni, in provincia, che coinvolgono centri abitati e per i quali ancora non si è mai intervenuti; qualcosa si sta cominciando a muovere solo da qualche anno, dopo la Legge Sarno (DL 180/98) e la successiva legge regionale 11/12/2000; sono stati stanziati dei fondi per il riassetto idrogeologico cui hanno partecipato un elevato numero di comuni.
Ovviamente i soldi non bastavano per tutti e sono stati privilegiati, in questa prima fase, i comuni ritenuti più a rischio.
In comuni come Verbicaro e Lungro si è già intervenuti; a San Benedetto Ullano e Caloveto si sta per intervenire; sul perchè a Cavallerizzo non si sia ritenuto opportuno intervenire già nelle primissime fasi rimane un interrogativo; probabilmente la situazione di pericolosità di questo centro non è stata ritenuta più elevata degli altri centri (alcuni dei quali, se non sono ancora franati, poco ci manca).
Purtroppo duole constatare come il sacrificio degli abitanti di Cavallerizzo, così come quelli di Sarno e di Soverato, serviranno a stimolare una maggiore attenzione e disponibilità di fondi per poter intervenire in maniera sostanziale e diffusa.
Cavallerizzo sorge proprio al contatto morfologico tra un rilievo metamorfico e le coperture vallive plio-pleistoceniche; tale contatto è strutturalmente marcato da una faglia diretta ad andamento regionale che ha prodotto anche una notevole copertura detritica al piede del versante; l'abitato è posto su un ingente spessore detritico (detriti franati dal rilievo retrostante) il quale poggia sulle argille suddette.
Il dissesto si produce proprio all'interno di tale massa eterogenea per innalzamento della falda freatica tamponata sul fondo dalle argille; dopo 40 giorni di pioggia quasi continua il notevole innalzamento della piezometrica ha creato le tensioni interstiziali sufficienti a rimettere in moto, nei settori detritici granulometricamenti più fini, quegli scorrimenti rotazionali con coronamento principale proprio a ridosso della case poste più a valle, con una serie di movimenti regressivi e formazione di archi a monte che coinvolgono il resto del paese.
Il carico indotto dalla massa franata, unitamente al carico idraulico generato dall'innalzamento della falda, sta generando anche un movimento di colata lenta lungo la valle; si tratta quindi di una frana ereditata di tipo complesso (scorrimento rotazionale-colamento), che, come affermato sulla stampa da più geologi, necessitava, in primo luogo, di un energico intervento di drenaggio per evitare proprio quell'innalzamento della falda che ha generato il movimento.
Se si pensa che, oltretutto, l'area giace su una faglia e che la zona è ad elevato rischio sismico, lascio intendere il generale livello di rischio frana cui la zona è soggetta.
E tutto questo, come giustamente dice il collega, lo si sapeva già dal 1906.
Che dire ?
Lascio spazio ai colleghi per tutte le esternazioni sul caso.
Tengo a precisare un solo argomento: i geologi calabresi, ormai più di 800, per l'80 % giovani, sono da anni impegnati in energiche campagne di sensibilizzazione verso un settore che finalmete, bisogna dire, sta ricevendo la dovuta considerazione; tanti disastri, come quest'ultimo, non si è riusciti ad evitarli; per quanto riguarda il futuro, tutto dipenderà dalla sensibilità di chi ci governerà ma anche e soprattutto dal nostro impegno.

Saluti


Il vero viaggio di scoperta non è il cercare nuove terre ma è l'avere nuovi occhi.....(Marcel Proust)