Argomento difficile senz'altro che merita più tempo di quanto ne abbia ora.

I riferimenti normativi, come ben saprai (perchè credo di aver capito che lavori nel settore della protezione civile), sono la Legge 225/92 e il D.Lvo 112/98.

In ogni caso, hai ragione da vendere: l'attuale normativa nazionale è molto lacunosa e non si presta ad una agevole e cristallina interpretazione.

Personalmente, ritengo che, per i fenomeni naturali, ciascun Ente Locale non possa elaborare gli scenari di evento e di rischio senza un indirizzo regionale perchè avremmo una pluralità di valutazioni, effettuate con criteri diversi e non omogenei, che non si prestano ad essere apprezzate in modo univoco.

Tra l'altro, vengono investiti profili di responsabilità a diversi livelli. Prova a fare un piano di protezione civile per i territori a valle di una diga: occorre stabilire le competenze di prefetture, province, comuni e regioni, chi fa cosa, quando, ecc.

Quando poi vi sono più dipartimenti che si occupano di questioni similari (come avviene in Sicilia), le cose si complicano.

Insomma, c'è da ragionarci su.

Se ciascun Centro Funzionale Decentrato (ex Direttiva PCM 27/02/2004) riuscisse a svolgere per intero e bene il proprio compito (per emanare gli Avvisi di Criticità occorre avere contezza di quanto può accadere a seguito di un input specifico), probabilmente si riuscirebbe, dall'alto, a fornire i necessari elementi perchè a livello locale si possano elaborare gli scenari che servono alla impostazione del Modello di intervento.

In Sicilia sto lavorando su questo, ma non è per niente semplice!

In ogni caso, ripeto, ne riparliamo.

Saluti,
gb