Caro Basile con la Dir. P.C.M. 27/02/2004 e cioè gli "Indirizzi operativi per la gestione organizzativa e funzionale del sistema di allertamento nazionale, statale e regionale per il rischio idrogeologico ed idrualico ai fini della protezione civile" vengono di fatto esclusi gli Enti Locali come ad esempio le Province che invece dovrebbero avere un ruolo importante.
Infatti la direttiva rimanda tutto alla Regione per l'organizzazione dei Presidi Territoriali Idraulici ed Idrogeologici che dovrebbero essere organizzati su scala provinciale. Addirittura la direttiva fa riferimento ai piani di emergenza regionali cosa non prevista dal D.lgs 112/'98 che assegna la pianificazione di emergenza esclusivamente agli Enti Locali (Province, Comuni e Comunità Montane).
A questo punto non si capisce, ad esempio il ruolo di un Ente come la Provincia che per legge dovrebbe fare un piano di emeregenza per eventi di tipo B della legge 225/'92, tipo una piena di un fiume, soprattutto dove la Regione non ha legiferato in merito per chiarirne il ruolo o magari non ha stipulato protocolli di intesa atti a coinvolgere altri Enti per la costituzione dei Presidi Territoriali.
Ad esempio in Abruzzo non sono mai state emanate linee guida da parte della Regione per la pianificazione di emergenza e tantomai stabiliti protocolli di intesa con altri Enti per istituire i Presidi Territoriali.
Così il sistema di Protezione Civile non potrà mai esserci ed alla fine non si avvierà mai la pianificazione di emergenza e non sarà mai garantito i Presidio Territoriale con il risultato che se salta una diga, o se c'è un forte evento di piena non c'è chi può ragionevolmente intervenire con pronto intervento idraulico dettato dal servizio di piena, e così vale per le altre emergenze riguardanti il rischio idrogeologico.
Eppure di soldi se ne spendono tanti nella Protezione Civile, soprattutto per corsi, per l'aquisto di strumentazioni radar previsionali e di complessi software, per l'assunzione di personale al quale non si da compiti specifici per la gestione decentrata delle emergenze.
La materia come si è detto è concorrente e quindi solo tramite Protocolli di Intesa sottoscritti dai vari soggetti si possono impegnare le Amministrazioni ad intervenire attraverso la pianificazione, ma se prima non si stabilisce univocamente a chi spetta la pianificazione in modo poi da dargli la forza di "obbligare" gli altri Enti a sottoscrivere i protocolli di intesa non se ne verrà mai a capo.
Immagina ora un piano di emergenza per la rottura di una diga, un classico evento di tipo "B" o anche "C"; come può un piano di emergenza provinciale coinvolgere alla sottoscrizione di un modello condiviso di intervento (tramite un protocollo di intesa) gli altri enti competenti (Servizio Dighe, Gestore dell'impianto, Regione, Prefettura, Autorità di Bacino, Servizio Idrografico, Corpi di Stato, ecc., ecc.) quando una Legge nazionale non gli attribuisce una forza istituzionale per fare ciò? O addirittura con gli indirizzi sopra citati viene esclusa la sua competenza dal rischio idraulico ed idrogeologico?

Ultima modifica di Alex-64; 12/06/2009 08:43.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti