Premetto che ti do ragione: la normativa è lacunosa e, talvolta, contraddittoria.
Il punto è che comuni, province, regioni e prefetture non devono camminare da soli.
Per esempio, in un piano di P.C. per una diga i soggetti vanno messi attorno a un tavolo così da stabilire a chi competono le diverse fasi. Proprio per le dighe, ritengo che vi sia una gran confusione anche nel linguaggio di allertamento (diverso tra quello del gestore e quello della p.c.), nonchè nelle competenze tra gestore (che ha i suoi interessi) e soggetti pubblici ai vari livelli. Province e comuni non possono muoversi in modo autonomo: vanno condivise le azioni da intraprendere.
Non è semplice, lo so: proprio per questo sto tentando di concludere una pianificazione per una diga in questa direzione, tenendo anche presenti le realtà tecnico-organizzative della Regione.
Devo dire che ho trovato molta disponibilità, da parte degli Enti Locali, ad avviare questo percorso di condivisione, nuovo per molti aspetti.
Meno cristallina è l'azione centrale (Regione) in quanto, in assenza di una normativa precisa, ciascuno si sente autorizzato a farsi avanti e a battere i pugni sul tavolo, salvo poi staccare alle 14.30 e andare a casa !!!!! :-)
Ma qualcuno deve pur uscire dallo stallo e proporre una soluzione.
Parliamone...
gb
Allo stato attuale ed in alcune Regioni che vivono di protagonismi istituzionali e dove è sentita la gerarchizzazione sempre istituzionale dei ruoli, credo, che solo la Prefettura abbia la forza di convincere i vari Enti a sedersi ad un tavolo e sottoscrivere un protocollo di intesa, nel quale venga approvato un modello di intervento che vede coinvolti, per quanto di loro competenza, gli Enti interessati.
La Provincia di Modena lo fece per il rischio idraulico, io allora (ca. 12 anni fa) lavoravo in un Ente statale (Magistrato per il Po) e ricordo che in effetti un problema era poter coindividere ed adattare i livelli idromedrici da sempre utilizzati dal mio ente e derivati dal tuttora vigente R.D. 2669/37, come il segno di guardia ed i livelli di sospetto, alle fasi di Protezione Civile, quali le soglie di pre-allarme ed allarme. Comunque con un po' di volontà si arriva ad adattare tutto per le diverse fasi poi previste nel modello di intervento. Ma l'Emilia ed alcune sue Province fanno un po' eccezione nel panorama italiano.
Io sono comunque convinto che anche lo Stato deve metterci del suo per la Prevenzione e questo lo può fare vigilando rigorosamente sulle Regioni e sugli Enti Locali.