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Stai attento al concetto di isotropico o pseudoisotropo e quindi ad utilizzare superfici di rottura circolari. La cosa non dipende solo dal grado di fratturazione, ma anche dalla natura delle discontinuità. Ad esempio una frattura a franapoggio molto persistente e liscia che attraversa un ammasso molto fratturato fa da piano di scivolamento planare. Le masse poi scivolando si frantumeranno (tipo scarico di materiale da un camion che si inclina, il tutto scivola su un piano. Il fatto è che bisogna capire in campagna il problema, averne già sentore e poi quantificare le cose con metodi che seguano "L'IMPRESSIONE" di campagna. Alla fine non c'è un algoritmo valido, ma solo la sensibilità e esperienza del geologo. Poi il tutto deve essere sviluppato con rigore e coerenza. Se fai una buona indagine geomeccanica puoi ricavare con degli stereonet le famiglie principali (valori "medi")e in funzione dell'andamento del fronte di scavo ricavare i possibili cinematismi. Questo però non ti dice nulla sulle loro dimensioni che è funzione della distribuzione spaziale delle fratture stesse e della scala di osservazione durante il rilievo. Quindi occhio al fattore scala. La cosa può essere risolta semplificando con uno scivolamento di corpi rigidi, o una più raffinata analisi agli elementi finiti o ancor meglio agli elementi distinti. Certo è che bisogna aver chiaro il problema a monte. Per i parametri delle discontinuità puoi approcciare il tutto con Barton Bandis, aiutandoti con un martello di smith e un rudimentale tilt test fatto sul posto con pezzi di rocia presi in loco. Certo è un modo un po' spartano, ma in mancanza di altro mi pare che l'errore rientri nel generale quadro di incertezza. Per stare cautelativo puoi calcolarti l'attrito residuo con la relazione di Barton & Chubey. Saluti
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