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Ti ringrazio per i chiarimenti.

vado in provincia a prendere i moduli per scarichi e rifiuti !!!

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Per correttezza professionale andrebbe smaltito. A rigore di logica, un deposito che viene da 50 m di profondità sarà sempre estraneo al contorno superficiale in termini fisico-chimici ... quindi andrebbe smaltito e basta.
In realtà, sono del parere che:
a) se non si usano additivi chimici (anche qui andrebbe fatta la parentesi sui polimeri biodegradabili che secondo me non costituiscono un problema visto che si usano anche nei pozzi per acqua),
b) se non si stà perforando attraverso depositi inquinati (quindi non si stà perforando su un sito che ha una nota storia industriale),

i "rifiuti" da perforazione andrebbero lasciati in loco e adeguatamente "diluiti" con il terreno in loco. SOno di questo parere in quanto:

1) lo smaltimento di un terreno "pulito" ha un aggravio sui costi dell'opera che non è giustificato

2) si va ad occupare uno spazio prezioso in discarica che potrebbe essere utilizzato da rifiuti veri.

Questo è un mio parere che sicuramente può considerarsi discutibile. Se esiste una normativa chiara in merito, andrebbe seguita alla lettera per non finire nei guai.

A presto
Antonio

geotux #68758 23/07/2009 08:03
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ciao geotux
per quello che ho capito dalla normativa, se nel progetto iniziale, leggi autorizzazione alla ricerca per pozzi il cui uso si differenzia dall'uso Domestico (e qui si apre il primo busillis), se viene indicato l'uso che si vuol fare delle terre di scavo e se non esistono motivi per dubitare della "assenza di inquinanti", le terre di scavo si possono spalmare in campagna anche di fianco al pozzo.

Se poi, per eccesso di precisione viene fatta l'analisi e uno dei parametri da controllare è fuori norma ... va in discarica.

chiaramente per i pozzi perforati in aree chiaramente e notoriamente inquinate (aree industriali, città?, etc) la gestione prevede sempre l'esecuzione delle analisi delle terre in ragione di circa 1 campione m³, e l'eventuale smaltimento in discarica.


cosa ben diversa e non ben chiara è lo smaltimento dei fluidi di perforazione.

La 152/2006 e la 4/2008 li escludono dalla norma dicendo che non sono assimilabili a scarico, ma rimanda alle regioni per la loro gestione.

In Toscana la Regione ha diviso le acque di processo (perforazione e spurgo) dalle acque di restituzione (sviluppo). Le prime andrebbero smaltite e le seconde restituite alla falda (sic!).
Potrebbero anche essere smaltite sul suolo previa analisi ma i limiti per lo smaltimento sul suolo sono strettini e se hai un acqua a Solfati .... o a cloruri .... in teoria dovresti trattare lo scarico, lasciamo stare la questione dei solidi in sospensione che per smaltire sul suolo devono essere < 25mg/l e quindi se per le acque di sviluppo e prova di portata non ci sono limiti per le acque di processo ... sì.

Questo è quello che ho capito !


geotux #68778 23/07/2009 12:45
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Originariamente inviato da: geotux
Per correttezza professionale andrebbe smaltito. A rigore di logica, un deposito che viene da 50 m di profondità sarà sempre estraneo al contorno superficiale in termini fisico-chimici ... quindi andrebbe smaltito e basta.
In realtà, sono del parere che:
a) se non si usano additivi chimici (anche qui andrebbe fatta la parentesi sui polimeri biodegradabili che secondo me non costituiscono un problema visto che si usano anche nei pozzi per acqua),
b) se non si stà perforando attraverso depositi inquinati (quindi non si stà perforando su un sito che ha una nota storia industriale),

i "rifiuti" da perforazione andrebbero lasciati in loco e adeguatamente "diluiti" con il terreno in loco. SOno di questo parere in quanto:

1) lo smaltimento di un terreno "pulito" ha un aggravio sui costi dell'opera che non è giustificato

2) si va ad occupare uno spazio prezioso in discarica che potrebbe essere utilizzato da rifiuti veri.

Questo è un mio parere che sicuramente può considerarsi discutibile. Se esiste una normativa chiara in merito, andrebbe seguita alla lettera per non finire nei guai.

A presto
Antonio



E' perfettamente giusto

Ferry #68779 23/07/2009 12:58
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Nel caso si trivelli un pozzo con metodo a percussione e con sola aggiunta di acqua su terreni alluvionali in aree di campagna con caratteristiche molto simili tra superficie e fondo scavo che senso ha prendere circa 10 mc di terreno che possono tranquillamente essere reimpiegati nella cementazione (la sabbia), come materiale inerte (la ghiaia) o addirittura per livellare strade rurali (ricordiamoci che stiamo parlando di terreno naturale) anziché caricare il materiale estratto su 4-5 camion (che inquinano l'atmosfera e intralciano il traffico) prendere il terreno (creare altre discariche) e semplicemente spostarlo da un punto all'altro (magari un sito con caratteristiche geologiche totalmente diverse)?

Il progetto di un pozzo dovrebbe prevedere il riciclo in loco dei materiali di scavo (ovviamente quando questi non sono inquinanti) e RICICLARLI (ricordiamoci che sabbia, ghiaia, limo e argilla, in agricoltura costituiscono un ottimo terreno vegetale di medio impasto).
O forse anche ci impiantiamo degli alberi sono dei "rifiuti non autorizzati" o delle "discariche abusive".



Ferry #68780 23/07/2009 13:07
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Mi aspetto delle salatissime multe alla signora Madre Natura che ogni anno con i suoi processi erosivi sposta diversi metri cubi di terreno dai rilievi alle piane, passando per aree industriali e, quindi, producendo rifiuti. Per non parlare di tutti i detriti che deposita sui letti dei fiumi e in mare generando discariche abusive (le spiagge) dove gli uomini abusivamente vanno a balneare.


Ferry #68888 27/07/2009 16:21
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ciao a tutti
Lungi da me fare il "portasfiga", ma ricordo che la codifica CER dei rifiuti è chiara, ed il materiale che esce dai pozzi non può essere classificato come terre e rocce da scavo.
Sono d'accordo che possa essere impiegato tranquillamente a fianco del pozzo, ma se beccate un funzionario "zelante" la denuncia la prendete di sicuro !!!!!!!
Io a Pavia, colpa predetto funzionario, ho dovuto creare area apposita per stoccaggio temporaneo rifiuti e smaltire il tutto in discarica (con formulario, di cui copia inviata sempre al predetto), altrimenti mi beccavo la denuncia.
E fra 3000 Euro di Avvocato e balle varie e 100 di smaltimento ho optato per la seconda ipotesi.

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Ferry tu scherzi, ma guarda che i funzionari non tanto !
Se il fiume ti alluviona il campo e deposita terra limosa (per esempio) che tu non puoi usare ma devi portar via, ti faranno fare tutti i procedimenti per lo smaltimento. Ad un mio cliente è capitato e ti assicuro che è stato delirante !!!!!!! All'epoca poi non c'era la normativa su Terre e rocce, per cui.......

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Ferry tu scherzi, ma guarda che i funzionari non tanto !
Se il fiume ti alluviona il campo e deposita terra limosa (per esempio) che tu non puoi usare ma devi portar via, ti faranno fare tutti i procedimenti per lo smaltimento. Ad un mio cliente è capitato e ti assicuro che è stato delirante !!!!!!! All'epoca poi non c'era la normativa su Terre e rocce, per cui.......


Beh! Qui ci sarebbe da opporsi per vie legali se non bastano le spiegazioni scientifiche. Non bisogna sempre mettersi a 90 gradi e accettare tutto. La maggior parte dei funzionari neanche sa di cosa parla. Con questo non voglio generalizzare ... anzi, qualche funzionario con la P..e frequenta questo forum e tanto di cappello. Fossero tutti come lui. Chi vuole capire ha capito.

Antonio

geotux #68904 28/07/2009 00:27
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Io credo che le norme vadano sempre rispettate, ma fondamentalmente non penso che la bieca applicazione da parte di chi controlla (quasi sempre senza alcuna competenza tecnica) vada assecondata incondizionatamente. Certo tutti possiamo pagare il pedaggio (userei un altro termine più forte ma voglio essere moderato) ad uno smaltimento assurdo (ripeto se si tratta solo di terreno alluvionale non contaminato per quanto sminuzzato e frantumato non vedo l'azione chimica dell'inquinamento, ne tantomeno la definizione di rifiuto, così come non sono un rifiuto le foglie che cadono dagli alberi).
Tuttavia i tecnici (geologi) servono anche per chiarire che un certo materiale è ridicolo consideralo un rifiuto in quanto fatto di sabbia, ghiaia, limo e acqua cioè gli stessi componenti di una piana alluvionale. Altrimenti cambiamo il termine geomorfologico di piana con il termine "CER 10504 da erosione naturale".
E al funzionario o all'ottuso burocrate di turno (visto che al di fuori del loro ufficio alterano il contesto naturale) chiediamogli cortesemente il codice in modo da poterlo smaltire mandandolo adeguatamente in apposito luogo debitamente autorizzato.

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