Originariamente inviato da: lamaTornando alle piccole opere, nel caso in cui abbiamo un piccolo ampliamento/tettoia o quant'altro di scarsissima incidenza, siamo in zona sismica 3, la norma comunque impone la verifica a liquefazione entro 15 m sotto il piano d'imposta della fondazione.
Che si fa? Con uno scavo si arriva a 4 m al max, che può andar bene per la caratterizzazione geotecnica se la zona è conosciuta, ma per la liquefazione? Io penserei a un "disclaimer" da inserire nella relazione che mi consenta di essere "parato", del tipo "nell'impossibilità di eseguire indagini che permettano un approfondimento delle conoscenze geognostiche ecc ecc, comportanti un impegno economico non giustificabile dalla tipologia di opera in progetto ecc ecc, non è stato possibile eseguire le verifiche di suscettibilità alla liquefazione ecc ecc, e pertanto... [???


Lama, quello che dici, scusa se sono diretto, non ha senso.

La legge impone la verifica alla liquefazione in determinate condizioni, tu la devi fare. Se non la fai e succede qualcosa sono guai seri. Per te ovviamente perchè gli avvocati ti azzanneranno e non lasceranno la presa, come altrettanti pitbull. Assieme al progettista che ha la responsabilità delle indagini.
Il disclaimer di cui parli legalmente non ha alcun valore.
Se il committente non ha i soldi per almeno un'indagine appropriata, che non costruisca. Se vuoi essere tu a garantirlo con il tuo patrimonio, non so fino a quando conviene.
Una CPT a quella profondità costa meno della giornata di un muratore + un manovale.

Ovviamente, se sei sicuro che la tettoia non subirà danni, OK, ma se il terreno va in liquefazione e la tettoia collassa e ammazza qualcuno?

Qui anche essendo nullatenente potresti essere incolpato di omicidio colposo.

Sono casi estremi, OK, ma quel disclaimer, ripeto, è come se non ci fosse.



"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)