Credo sostanzialmente che gli sciami simici, da quando vengono registrati costantemente con gli strumenti e quindi da alcune decine di anni, non possano fare statistica per eventi il cui ciclo è espresso in una scala temporale molto più ampia.
Quindi anche quando il buon Antonio Piersanti nell'intervista rilascia l'8 aprile 2009 fa riferimento ad eventi sismici disastrosi avvenuti in Italia fino al terremoto del Friuli, quindi nell'arco di tempo di appena trenta anni, conclude "Questi precedenti insegnano che in Italia le sequenze sismiche spesso contraddicono la tendenza a una successione di terremoti progressivamente meno intensi, e che azzardare previsioni sulla durata e sull’intensità dei fenomeni attesi nelle prossime settimane all’Aquila e dintorni non avrebbe molto senso" credo che sappia che prendere in considerazione eventi sismici avvenuti in zone diverse e distanti (non dico provenienti dalle stesse faglie)in un arco di tempo così ristretto non ha proprio senso e quindi non capisco a cosa si riferisce quando parla di tendenza.
Addirittura credo che se avessimo avuto la serie sismica del terremoto aquilano del 1461 (faglia di Paganica) questa non sarebbe stata identica o simile a quella del 6 aprile 2009, quindi per poter fare una valutazione statistica abbastanza credibile ed attendibile sulla base degli sciami sismici si dovrebbe avere a disposizione una serie di sequenze sismiche della stessa faglia che investirebbe un arco di tempo superiore sicuramente al migliaio se non centinaia di migliaia di anni! La paleosismologia cia aiuta ma di certo non è in grado di ricostruire la sequenza sismica che ha portato all'evento parossistico.
Che ne pensi McCoy? Si può fare statistica con così tanta mancanza di dati?