Originariamente inviato da: julianto

Sull'obbligatorietà vi ricordo che dal 2010 anche altri ordini e collegi (l'ultimo gli agromi) si adeguerenno dato che sarà previsto per legge.
Noi abbiamo solo anticipato perchè, pur con tutti i limiti e i problemi che ci possono essere, lo ritenevamo giusto.


Sbagliare è umano, perseverare è diabolico, ma se tutto ciò lo si fa dall'alto della propria carica istituzionale (presidente di un'ordine) come fa Giuliano Antonielli allora ci deve essere dell'altro. Mistero della fede.

Si continuano a dare informazioni sbagliate e fuorvianti per giustificare delle scelte ordinistiche molto discutibili in quanto mostruosamente e palesemente illegittime per eccesso di potere.

Si continua a professare il falso dicendo che alcuni ordini hanno introdotto l'obbligatorietà dell'aggiornamento perchè a breve una legge lo prevederà.

Il motivo, come più volte ripetuto dal sottoscritto, è che nel diritto sanzionatorio amministrativo la sanzione deve essere irrogata sulla base della norma vigente nel tempo in cui è stato commesso l'illecito amministrativo.

In pratica questo significa che se ipoteticamente (molto ipoteticamente) il 1 gennaio 2010 venisse fatta una legge che obblighi gli iscritti di un'ordine professionale all'aggiornamento professionale, sarà solo dalla data di entrata in vigore dell'ipotetica legge che potranno decorrere i due o tre anni per la raccolta dei punti miralanza. Non potrà essere computato un solo giorno precedente alla data di entrata in vigore dell'ipotetica legge di riforma !!

Concludendo...

Originariamente inviato da: Julianto
e vi garantisco che tra studiare circolari, leggi, partecipare a convegni ed incontri che non danno crediti APC, ma sono inerenti alla professione, di ore di aggiornamento in un consiglio ne facciamo...


il problema è lo stesso che ai tempi dell'università: non è sufficiente studiare ma bisogna anche capire quello che si studia, e questo è il vero motivo per cui obbligare una persona ad aggiornarsi non risolve l'induscutibile ignoranza dei tanti colleghi che affossano, ridicolizzandola, questa come le altre professioni.


Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui"
(Ezra Pound)