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Sto traducendo un testo dall'inglese e sono rimasto intrappolato nei termini tecnici.
PRIMA DOMANDA
qualcuno conosce il corrispettivo di "divergent" e "convergent fault"? Io non l'ho trovato in nessun dizionario, ma a giudicare dalla descrizione, corrispondono a "Faglia trascorrente" e "faglia diretta", ma non sono sicuro.
Ecco le frasi: >> As the hot magma rises, it forces the cooler molten rock near the crust to move laterally and pull the great plates apart. This is known as a divergent fault and is most noticeable on the crust in the form of volcanoes. >> At the boundary, where two plates are forced together, one will pass under the other causing the upper plate to buckle. This is known as a convergent fault and shows itself on the crust as mountain ranges.
So che esistono anche "faglia divergente" e "faglia convergente" ma credo che non siano molto diffuse, magari sono solo calchi. Mi sbaglio?
Io ho tradotto in questo modo: <<Nell’avvicinarsi alla crosta, il magma incandescente fa spostare lateralmente la roccia fusa più fredda, separando così le placche. Si parla di “faglie trascorrenti” che si manifestano sulla crosta sottoforma di vulcani>> <<Ai lati, due placche si sovrappongono: una zolla deve quindi schiacciarsi per far passare l’altra. È il movimento della faglia inversa che si manifesta con le catene montuose. >>
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SECONDA DOMANDA
Riguarda l'altezza degli Tsunami. Lo posto qui perché è collegato con i terremoti sottomarini. Vi risulta quello che ho scritto?
<<I terremoti partono sotto terra o sotto il fondo marino. I terremoti sottomarini provocano immense onde assassine che mietono molte vittime. Queste enormi ondate, o tsunami, viaggiano alla velocità di 900 chilometri orari. All’inizio si tratta di onde deboli, ma quando lo tsunami spacca il fondale la loro altezza aumenta>>
<<La dimensione degli tsunami è collegata direttamente a ciò che li genera, ossia i terremoti sottomarini. Il più forte di questi può far oscillare il fondo oceanico di dieci metri al massimo. Di conseguenza creerà uno tsunami di quelle dimensioni, non più grande>>
Grazie in anticipo a tutti per il vostro prezioso aiuto.
PS. già che ci siamo, n'è che avete mai sentito parlare della “Cintura di Alpide”?!
Ultima modifica di Seth; 06/09/2009 20:34.
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Risposta alla prima domanda: si tratta proprio di "divergente" e "convergente".
Risposta alla seconda domanda: dipende dal testo originale (se lo posti è meglio), ma comunque qualche inesattezza la vedo già così; ad esempio "ma quando lo tsunami spacca il fondale la loro altezza aumenta".
Cintura di Alpide???? Forse "Alpina"?!?
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Certo  <<These waves, known as tsunamis, can race across the sea at up to 600 miles-an-hour. Starting as a mere ripple on the surface, by the time a tsunami hits land it can be terrifyingly high. >> Il problema è che si tratta di un audiovisivo: quando dice "a tsunami hits land" si vede il fondale che si divide in due di botto, e l'onda che si sopreleva in corrispondenza. Per il resto: The next most seismic region – around five to six per cent – extends from the Mediterranean region, eastwards through Turkey, Iran and northern India. It’s known as the Alpide Belt.
Ultima modifica di Seth; 06/09/2009 21:26.
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Al di la di quello che si vede nel video, che mi sembra una scemenza, la traduzione dovrebbe essere la seguente: "Queste onde, conosciute come Tsunami, viaggiano alla velocità di 970 km/h. All'inizio si tratta di onde deboli e superficiali, ma quando l'onda COLPISCE il fondale....." Il concetto è lo stesso delle normali onde marine (lo trovi in qualsiasi libro di geografia): quando la profondità del fondale è maggiore di metà della lunghezza d'onda non si ha sollevamento, ma quando, in prossimità delle coste, il fondale diviene meno profondo di l/2 allora l'onda si solleva, tanto più quanto maggiore è la sua energia....etc. etc. etc.
"Alpide Belt" = cintura alpidica, ma anche cintura alpina.
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Ciao Seth,
come dice vcolax si tratta di divergente e convergente. Nel primo caso i due “lembi” di crosta si allontanano l’uno dall’altro, sotto la spinta del magma in risalita sotto forma di celle convettive. Poi questo fuoriesce dalla spaccatura (Rift) e va a formare una serie di vulcani, in genere allineati lungo la frattura, come avviene ad esempio lungo le dorsali oceaniche o la Rift Valley in Africa. Nel secondo caso i due lembi si muovono l’uno incontro all’altro e uno dei due va a sottoscorrere (subduzione) sotto l’altro. Alla profondità di circa 150 km la parte subdotta fonde ed il magma risale attraverso le fratture della crosta sovrascorsa, formando una catena di vulcani, come avviene ad esempio nella Cordigliera delle Ande.
Per quanto riguarda lo tsunami, quando nel video si vede il fondale che si “spacca”, credo si riferisca al momento in cui il repentino movimento della faglia va a spostare la colonna d’acqua sovrastante, producendo le prime onde che andranno a generare lo o la serie di tsunami. Quando lo tsunami poi si avvicina alla costa può divenire più o meno distruttivo a seconda della morfologia del fondale che incontra; più questo è basso e più l’onda si “impenna” divenendo sempre più violenta. In pratica essendo l’intera colonna d’acqua a muoversi (a differenza delle normali onde) il fondale basso produce un rallentamento per attrito della parte bassa della stessa mentre la parte alta mantiene più o meno la stessa velocità creando una cresta d’onda imponente che si va ad infrangere con violenza sulla costa.
Ho cercato di spiegare i fenomeni in modo molto ma molto semplice, spero di essere stato chiaro.
Ah dimenticavo, non è l’onda ad essere assassina, ma la gestione scellerata delle coste. Infatti lungo le coste delle isole Andamane, durante lo tsunami di Sumatra, non è accaduto niente, in quanto la fascia di mangrovie sulla costa non è stata distrutta come nel resto dell’area devastata e ha funzionato da barriera, dissipando la forza distruttrice delle onde di maremoto.
L'intenzione supera l'azione
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Ah dimenticavo, non è l’onda ad essere assassina, ma la gestione scellerata delle coste. Infatti lungo le coste delle isole Andamane, durante lo tsunami di Sumatra, non è accaduto niente, in quanto la fascia di mangrovie sulla costa non è stata distrutta come nel resto dell’area devastata e ha funzionato da barriera, dissipando la forza distruttrice delle onde di maremoto. Da wikipedia: "L'economia delle isole, già molto fragile, è stata pesantemente danneggiata dal maremoto dell'Oceano Indiano, che si stima abbia ucciso più di 3.000 persone tra indigeni e l'esiguo numero di stranieri. " Hai delle immagini che mostrino come le zone con mangrovie siano state meno devastate dallo tsunami?
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Per quanto riguarda lo tsunami, quando nel video si vede il fondale che si “spacca”, credo si riferisca al momento in cui il repentino movimento della faglia va a spostare la colonna d’acqua sovrastante, producendo le prime onde che andranno a generare lo o la serie di tsunami. Vero, a questo non ci avevo pensato perchè mi focalizzavo solo sulla formazione dello tsunami. In questo caso (mi rivolgo a Seth) il fondale si "spacca" ma non ha niente a che vedere con l'innalzarsi dell'onda di tsunami (che avviene "più tardi").
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Ragazzi, non so come ringraziarvi per il vostro prezioso e velocissimo aiuto. Se mi daranno altri di questi testi vi consulterò sicuramente.
Ho tradotto così la parte infame sullo tsunami:
<<All’inizio si tratta di onde deboli, ma quando il moto della faglia “spacca” il fondale la loro altezza aumenta>>
Spero che abbia senso compiuto, perché sto per consegnare la traduzione <ugh!>
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Ho tradotto così la parte infame sullo tsunami: <<All’inizio si tratta di onde deboli, ma quando il moto della faglia “spacca” il fondale la loro altezza aumenta>> Nooooooo....fermati! Allora, per prima cosa guardati questa descrizione di uno tsunami . Ora cerhiamo di chiarire un pò: si genera un terremoto sotto un fondale oceanico e la crosta si spacca; questo terremoto "sottomarino" è anche detto maremoto; tutto questo fa ovviamente muovere tutta la massa d'acqua e si generano delle onde; finchè queste onde viaggiano in una zona in cui la profondità del fondale è maggiore rispetto alla metà della lunghezza d'onda (=distanza tra 2 creste successive) le onde stesse non interferiscono con il fondale e continuano ad essere tranquille, molto energetiche (da cui l'elevata velocità) ma basse; quando arrivano ad una distanza dalla costa tale che il fondale è a profondità minore di metà della lunghezza d'onda allora c'è interferenza e l'onda comincia ad impennarsi e si ha lo tsunami, solo ed unicamente in questo caso si ha lo tsunami; la "spaccatura" del fondale è già avvenuta alcune ore prima, quando si è generato il terremoto. La traduzione esatta l'avevo già scritta, ma te la ripropongo: " Queste onde, conosciute come Tsunami, viaggiano alla velocità di 970 km/h. All'inizio si tratta di onde deboli e superficiali, ma quando l'onda COLPISCE il fondale lo tsunami diviene terribilmente alto" Ragazzi, non so come ringraziarvi per il vostro prezioso e velocissimo aiuto. Se mi daranno altri di questi testi vi consulterò sicuramente. ...stavolta è stato gratis...........
Ultima modifica di vcolax; 07/09/2009 11:13.
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Ása-Þórr ha detto: Ah dimenticavo, non è l’onda ad essere assassina, ma la gestione scellerata delle coste. Infatti lungo le coste delle isole Andamane, durante lo tsunami di Sumatra, non è accaduto niente, in quanto la fascia di mangrovie sulla costa non è stata distrutta come nel resto dell’area devastata e ha funzionato da barriera, dissipando la forza distruttrice delle onde di maremoto. Gestione scellerata o meno delle coste, per poter mettere in salvo delle vite umane bastava un protocollo d'intesa internazionale che stabilisse la fonte ufficiale di allertamento (INGV, USGS, ecc) e le procedure da seguire per poter metter in salvo la maggior parte della popolazione, nelle cosiddette aree di attesa, che, vista l'altezza delle onde, non erano tanto difficili da individuare. Questi sono fenomeni naturali, altro che onda assassina, diventano tragedie quando l'uomo sottovaluta, per ignoranza ma spesso per presunzione, la forza della natura. Qualche anno fa (2005) commentai così, sul sito di Repubblica, il tema di maturità ispirato alla tragedia del sud-est asiatico dal titolo "Catastrofi naturali: la scienza dell'uomo di fronte all'imponderabile della natura": http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scuola_e_universita/maturita2005/let5sc/let5sc.htmlCatastrofi naturali ancora molta ignoranza Trovo singolare e comunque utile aver proposto un tema simile, però ancora non capisco perché quasi tutti i giornali hanno fatto riferimento allo tsunami del sud-est asiatico. Insomma questa parola ci piace proprio è vero? L'Italia è un esempio mondiale di rischi naturali, li abbiamo quasi tutti e dai noi il maremoto si è sempre chiamato così (e ne abbiamo avuti di catastrofici). Comunque veniamo al titolo "Catastrofi naturali: la scienza dell'uomo di fronte all'imponderabile della natura" un titolo da medioevo. Da una parte la scienza dall'altra l'imponderabile della natura! Mahhh se pensiamo che ad esempio lo tsunami che ci ha scosso tanto le coscienze poteva essere previsto con diverse ore di anticipo come la piena del fiume Tanaro (con ca. 16 ore di anticipo) che in Piemonte provocò nel 1994 ca. 70 morti, ci si rende conto quanto poco imponderabili siano questi fenomeni naturali e quanta poca scienza ci voglia per capirli. Ma non c'è da meravigliarsi se nel nostro paese ancora si insista nel costruire in zone sismiche con criteri non sismici, intere città alle pendici di un vulcano di natura esplosiva, o egaponti in zone di faglia attiva e se ancora i giornalisti confondono la scala Mercalli con quella Richter e i Signori Sindaci non sanno che sono i primi responsabili nel territorio di Protezione Civile. Addirittura nella Legislazione sui lavori pubblici, per giustificare ulteriori spese con perizie di variante, abbiamo introdotto "l'imprevisto geologico" eh si l'imponderabile dei fenomeni naturali! E poi ci meravigliamo della ragazzina inglese che sapeva che ad un ritiro anomalo delle acque può corrispondere una successiva ondata di maremoto. Certo in Inghilterra per un esame analogo di maturità non avrebbero scelto un titolo simile. Ma in Italia siamo ancora fatalisti e andiamo dritti con una sottocultura della prevenzione considerando i fenomeni naturali cattivi ed imponderabili a cui contrapponiamo una scienza tecnicistica ed ingegneristica che ostinatamente cerca di contrastarli se non addirittura definitivamente eliminarli. Un titolo più adeguato: Catastrofi naturali: l'incoscienza dell'uomo di fronte ai fenomeni della natura. Alessandro Venieri
Ultima modifica di Alex-64; 07/09/2009 11:29.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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