Ása-Þórr ha detto:

Quote:
Ah dimenticavo, non è l’onda ad essere assassina, ma la gestione scellerata delle coste. Infatti lungo le coste delle isole Andamane, durante lo tsunami di Sumatra, non è accaduto niente, in quanto la fascia di mangrovie sulla costa non è stata distrutta come nel resto dell’area devastata e ha funzionato da barriera, dissipando la forza distruttrice delle onde di maremoto.


Gestione scellerata o meno delle coste, per poter mettere in salvo delle vite umane bastava un protocollo d'intesa internazionale che stabilisse la fonte ufficiale di allertamento (INGV, USGS, ecc) e le procedure da seguire per poter metter in salvo la maggior parte della popolazione, nelle cosiddette aree di attesa, che, vista l'altezza delle onde, non erano tanto difficili da individuare.
Questi sono fenomeni naturali, altro che onda assassina, diventano tragedie quando l'uomo sottovaluta, per ignoranza ma spesso per presunzione, la forza della natura.

Qualche anno fa (2005) commentai così, sul sito di Repubblica, il tema di maturità ispirato alla tragedia del sud-est asiatico dal titolo "Catastrofi naturali: la scienza dell'uomo di fronte all'imponderabile della natura":

http://www.repubblica.it/2005/f/sezioni/scuola_e_universita/maturita2005/let5sc/let5sc.html

Quote:
Catastrofi naturali ancora molta ignoranza
Trovo singolare e comunque utile aver proposto un tema simile, però ancora non capisco perché quasi tutti i giornali hanno fatto riferimento allo tsunami del sud-est asiatico. Insomma questa parola ci piace proprio è vero? L'Italia è un esempio mondiale di rischi naturali, li abbiamo quasi tutti e dai noi il maremoto si è sempre chiamato così (e ne abbiamo avuti di catastrofici). Comunque veniamo al titolo "Catastrofi naturali: la scienza dell'uomo di fronte all'imponderabile della natura" un titolo da medioevo.
Da una parte la scienza dall'altra l'imponderabile della natura! Mahhh se pensiamo che ad esempio lo tsunami che ci ha scosso tanto le coscienze poteva essere previsto con diverse ore di anticipo come la piena del fiume Tanaro (con ca. 16 ore di anticipo) che in Piemonte provocò nel 1994 ca. 70 morti, ci si rende conto quanto poco imponderabili siano questi fenomeni naturali e quanta poca scienza ci voglia per capirli. Ma non c'è da meravigliarsi se nel nostro paese ancora si insista nel costruire in zone sismiche con criteri non sismici, intere città alle pendici di un vulcano di natura esplosiva, o egaponti in zone di faglia attiva e se ancora i giornalisti confondono la scala Mercalli con quella Richter e i Signori Sindaci non sanno che sono i primi responsabili nel territorio di Protezione Civile. Addirittura nella Legislazione sui lavori pubblici, per giustificare ulteriori spese con perizie di variante, abbiamo introdotto "l'imprevisto geologico" eh si l'imponderabile dei fenomeni naturali! E poi ci meravigliamo della ragazzina inglese che sapeva che ad un ritiro anomalo delle acque può corrispondere una successiva ondata di maremoto. Certo in Inghilterra per un esame analogo di maturità non avrebbero scelto un titolo simile. Ma in Italia siamo ancora fatalisti e andiamo dritti con una sottocultura della prevenzione considerando i fenomeni naturali cattivi ed imponderabili a cui contrapponiamo una scienza tecnicistica ed ingegneristica che ostinatamente cerca di contrastarli se non addirittura
definitivamente eliminarli. Un titolo più adeguato:
Catastrofi naturali: l'incoscienza dell'uomo di fronte ai fenomeni della natura.
Alessandro Venieri

Ultima modifica di Alex-64; 07/09/2009 11:29.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti