Avendo i seguenti risultati di una prova granulometrica di un campione a 9m di profondità:
- frazione cittolosa (D>60mm) : 0,00 %
- frazione ghiaiosa: (2mm>D<60mm): 0,00%
- frazione sabbiosa:(0.06mm<D<60mm): 50.67%
- frazione limosa: (0.002mm<D<0.06mm): 43.72%
- frazione argillosa: (D<0.002mm): 5.61%
e sovrapponendo questa curva alle curve relative ai fusi granulometrici di terreni suscettibili di liquefazione indicate dalle NTC 08 (7.11.3.4.2) la componente argillosa esce chiaramente al di fuori dalla fascia critica. Tale condizione è sufficiente a escludere la verifica a liquefazione come indicato dal paragrafo 7.11.3.4.2?
Allora, in allegato ho ricostruito la tua granulometrica, in rosso nel primo PDF. Quel 6% di argilla può o non può escludere la liquefazione?
Se fosse 2-3 % non avrei dubbi, ma sarei cauto prima di escludere la liquefazione del tutto, il tuo caso, che probabilmente si presenterà piutosto spesso, si riduce alla % di argilla che può escludere la liquefazione e costituisce probabilmente una criticità delle NTC. Innanzi tutto proverei a leggere l'articolo di Prakash allegato, fare ulteriori ricerche e riparlarne. probabilmente uno dei casi dove la norma non va presa troppo alla lettera.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Grazie per l'articolo! Perfetta la ricostruzione e la sovrapposizione su curva esatta (ma che dico! Lo sai già) Uc>3.5....in excel immagino!
E' proprio questo il senso del discorso! Io non lo escluderei affatto (visto anche lo scarso addensamento dei materiali) ma come spesso è capitato di affermare che la norma è quella.....cosa ne pensi?
Altro dubbio è il seguente! Il campione è prelevato a 9m e la falda si rinviene a 5.5m dal p.c.
In questi casi la bibliografia relativa ai metodi speditivi per valutare il potenziale di liquefazione suggerisce che con spessori superiori a 3m di materiale non liquefacibile il deposito, nel suo complesso, possa considerarsi non liquefacibile.
Credo che in questi casi sia comunque fondamentale valutare l'entità dei cedimenti sismici.
Il problema nasce dall'attribuzione del mio profilo stratigrafico ad una delle categorie di suolo di fondazione! C o S2?
Rispetto al calcolo della liquefacibilità, ti consiglio di utilizzare le relazioni aggiornate contenute in Idriss e Boulanger, 2004, qui allegato.
Se vai sulle relazioni in funzione del fines content, dovresti considerare che in mancanza di altra definizione, l'USCS considera fine tutto ciò che non è trattenuto dal setaccio #200 (200 aperture in un pollice), ossia con aperture di 0.127 mm, praticamente considera fines tutto il limo e l'argilla, se non erro (meglio che controlli).
A questo punto puoi attentamente studiare le figure dalla n° 15 in poi Ad occhio, dato che la tua curva ha circa un 60% di FC, non dovresti facilmente ricadere in liquefazione.
Questo mi conforta perchè anch'io devo considerare un caso di possibile liquefazione ma con presenza di silt che innalzerà molto probabilmente il FS.
Se hai dati di penetrometrie dinamiche, la fig. 19 è particolarmente interessante.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Attenzione che gli uffici considerano standard la prassi indicata nelle NTC e nei recentissimi volumi della Prot Civ sulla Microzonazione sismica.
Quale qualità può avere un campione granulare prelevato a -9m sotto falda? Avevate un campionatore speciale? e perchè un solo campione? Spesso i manuali idicano come valutare la liquefacibilità senza poi dire in maniera chiara come valutare la pericolosità di quel deposito (di quale spessore ed a quale posizione) ripsetto al progetto, anzi passano subito a descrivere i metodi di bonifica.
Premesso che l'articolo di Idriss e Boulanger 2004 è proprio quello citato dai volumi della Prot Civ sulla Microzonazione sismica.
Credo che Massimo stia insistendo su un aspetto molto importante.
Se la granulometria è effettuata su un prelievo durante il sondaggio, siamo sicuri che contenga tutte le frazioni e non sia stato dilavato niente.
Se la granulometria è desunta da CPT, siamo sicuri che abbia una certa affidabilità (personalment non mi fiderei per niente per questo scopo dei dati di CPT meccanico, più del piezocono, se interpretato con il metodo di Zhang e Tumay)
Però da qualche parte dobbiamo pure iniziare...
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
Il metodo che sto utilizzando è basato sull'EC8/EN 1998-5 (1998, 2003) che determina il CRR con la relazione di Blake, 1997 e l'MSF (fattore correzione magnitudo) considerato è quello di Ambraseys (1988).
Premetto che trattandosi di un progetto di sopraelevazione di una struttura esistente sto effettuando una valutazione su dati desunti da una campagna di indagine effettuata anni fa non pianificata e seguita da me...mi ritrovo pertanto molti altri problemi oltre a quello della liquefazione! Non credo sia stato utilizzato nessun campionatore speciale per il campione in esame e non so quanto possa essere rappresentativo quel solo campione! Di sicuro è l'unico dato di terreno in falda che ho lungo la verticale (tra l'altro fino a 11m).
In aggiunta ai dati esistenti, al momento, sarà effettuata una MASW e qualche registrazione di microtremori (al suolo e in sommità alla struttura).
Quello su cui ragionavo a voce alta insieme a voi è:
1) se a rigore quella coda di argilla alla luce delle NTC sia tale da escludere la verifica a liquefazione
2) quanto le valutazioni circa il rapporto tra spessore orizzonte liquefacibile e soprastante orizzonte non liquefacibile (in funzione dell'accelarazione massima) siano attendibili e/o applicabili (anche da un punto di vista normativo).
In questi casi la bibliografia relativa ai metodi speditivi per valutare il potenziale di liquefazione suggerisce che con spessori superiori a 3m di materiale non liquefacibile il deposito, nel suo complesso, possa considerarsi non liquefacibile.
Però questo criterio non mi sembra sia inserito nelle NTC
Ho scritto la seguente frase pe runa relazione con sottosuolo in brecce cementate:
Quote:
Nei confronti della liquefazione, il sito è da ritenere non a rischio in quanto la successione non comprende strati estesi o lenti spesse di sabbie sciolte sotto falda (NTC 7.11.3.4).
Quindi si parla di estensioni, spessori (tra l'altro senza quantificarne le misure), ma non di situazioni tipo quella da te descritta
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
- 0.0m-5,5m: materiale non in falda (quindi non liquefacibile)
- 5.5m-7.0m: orizzonte liquefacibile
- 7.0m-15.0m: orizzonte non liquefacibile
il suolo va classificato come S2?!
A proposito se il dato Nspt a disposizione è ottenuto da DPSH e non da prove in foro i fattori correttivi Cn, Ce, etc. per ottenere N1(60) si valutano allo stesso modo?
Io cercherei di lasciar perdere la categoria S2 come spettro, e fattore di incremento ag, pedantemente si dovrebbe definirla tale, ma i terreni liquefacibili non amplificano il segnale sismico, lo smorzano, come gli isolatori. E' solo un problema di capacità portante e cedimenti. Valuta IL e comportati di conseguenza. Un ufficio mi ha chiesto espressamente, e giustamente, di scrivere tutti i casi NTC che prevedono l'esclusione al fine di elaborare un ragionamento e una soluzione.
Il tuo problema comeper tutti noi non è diesludere la liquefacibilità ma valutare cosa comporterebbe la liquefazione di quel pacco all'edificio che sta sopra. Io la vedo così.
A proposito quale è la tua maglitudo Mw di progetto, e perchè non usi MSF di EC8?