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Scrive una messinese (d'adozione): Ho tanta rabbia dentro per le parole dette subito dopo la tragedia: abusivismo... e questi sarebbero i morti dell'abusivismo???? Dovete sapere che a Giampilieri, a Scaletta e negli altri paesini quelle case erano li da 60 anni... ci sono sempre state.... E l'allerta mal tempo? A noi non è arrivata nessuna comunicazione... Una mia amica mi ha riferito che le è arrivato un sms alle 19.30 di allerta... peccato che a quell'ora erano già morte 30 persone.
Domani ci saranno i funerali di queste povere persone. Ma sapete chi saranno coloro che piangeranno di più?? Chi è sopravvisuto alla tragedia ed è rimasto senza casa, senza lavoro, senza famiglia. Come quel signore che ha perso la casa, la mamma, la moglie e la figlia di solo 4 anni... Da dove ricominciare, da dove ripartire... e DOVE sopratutto. La solidarietà che ho visto tra la nostra popolazione è davvero straordinaria, non ho mai visto Messina così unita come un'unica famiglia. Ma siamo noi ad aiutarci, noi messinesi che stiamo tentando di trovare il modo per rialzarci. Purtroppo, a parte la solidarietà siciliana, non abbiamo visto altro. Il nostro dramma sembra essere minore rispetto ad altri; i nostri morti sembrano solo i morti dell'abusivismo...
NON GEOLOGA (ma credo che si capisca  )
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Vi prego di sospendere la polemica e pensare a quei poveretti che hanno perso tutto. Oggi è il giorno di lutto nazionale, al di la dei morti bisogna pensare sopratutto ai rimasti vivi.
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Da parte di chi sospendere la polemica quando si comincia con un thread così? Il tutto è cominciato con delle parole di un medico che non ha idea di cosa siano gli abusi nelle pertinenze idrauliche, purtroppo oggi quel medico è diventato il salvatore della patria e qualsiasi cosa lui dica viene preso per oro colato......mi dispiace che ciò accada anche da parte di chi tecnicamente dovrebbe saperne di più ed invece gli fa eco.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Io che sono siciliana di adozione francamente non capisco la vergogna, chi si deve vergognare sono altri.
NON GEOLOGA (ma credo che si capisca  )
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non ti preooccupare, Stellina, anche i nostri , di morti, erano e sono stati i morti dell'incapacità, delle costruzioni malfatte, di tutto meno che del terremoto. E anche noi ci siamo fatti, e ci stiamo facendo, tanta forza da soli. Chiunque non l'ha provato sulla pelle non lo sa, di cosa parlo. Mi dispiace tanto di tutti i vostri poveri morti e di tutti i vostri poveri vivi che dovranno rimboccarsi le maniche con il vuoto dentro.Non erano loro i responsabili se le loro case si trovavano, da prima delle loro nascite, sul percorso di una possibile frana. C'è qualcuno che si dovrebbe occupare della sicurezza degli abitanti nelle zone di cui è responsabile e che, dappertutto, sembra che se ne freghi. Vabbè! speriamo che per il futuro non si debbano più dire queste frasi, nè piangere altri morti. Ma non ci credo mica tanto, che succederà!
Biologo, solo biologo
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La case non erano state costruite sul percorso di una possibile frana perchè allora il costone era stabile.
NON GEOLOGA (ma credo che si capisca  )
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Senti Gibbo quasi quasi ha ragione Stellina da dove viene questa legenda metropolitana che l'alluvione del Tanaro è legata all'edificazione in zona golenale? I morti di Asti come di Alessandria sono legati secondo te alle abitazioni in zona golenale? Il piano Stralcio PS45 dell'Autorita' di Bacino del Fiume Po affronta per bene l'argomento. Tale documento indica quale mezzo per mettere in sicurezza la città la creazione, forse sarebbe meglio dire il ripristino di aree di esondazione a monte dei centri abitati, aree nelle quali possa tracimare la portata di picco della piena e che poi restituiscano al fiume diluita nel tempo la quantità di acqua immagazzinata. L’alveo naturale del Tanaro e dei suoi affluenti e’ stato via via ridotto per permettere di adibirlo ad aree abitative, nuovi argini sono sorti per difendere tali insediamenti. E’ stato permesso di alterare il corso naturale dei fiumi costruendo nelle aree golenali e negli alvei stessi del fiume; quando però eventi pluviali di grande intensità e durata che ricorrono statisticamente ogni 50/100 anni producono grandi portate di acqua da smaltire il fiume tenta di occupare il suo alveo naturale, aumenta via via la portata nello scorrere a valle, essendo costretto da argini artificiali a non espandersi, e poi esonda con drammatiche conseguenze nei punti meno difesi. Così più a valle argini che si sono sempre mostrati adeguati improvvisamente non lo sono più, ponti che non hanno mai costituito ostacoli improvvisamente paiono esserlo. No, non e' una leggenda metropolitana, quello delle infrastrutture costruite dove non si doveva. Pazzesco hai preso un intervento di un politico e lo ha spacciato per documento del PS45! Ecco il Sito: http://fabiolavagno.info/2009/09/09/eliminato-il-cittadella-alessandria-e-piu-sicura/Il PS45 si può scaricare invece dal sito dell'Autorità di Bacino e si può capire invece a quali cause attribuisce l'evento.
Ultima modifica di Alex-64; 14/10/2009 23:49.
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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il titolo completo del PS45 e': ""Piano stralcio per la realizzazione degli interventi necessari al ripristino dell’assetto idraulico, alla eliminazione delle situazioni di dissesto idrogeologico e alla prevenzione dei rischi idrogeologici nonché per il ripristino delle aree di esondazione""
Queste sono parte delle conclusioni:
"6.4 Conclusioni" "L’analisi dell’evento alluvionale ha evidenziato le principali componenti strutturali che concorrono a esaltare gli effetti del fenomeno naturale di piena e a portare la vulnerabilità del territorio a livelli estremamente elevati:
• l’inadeguatezza diffusa delle opere di difesa sul reticolo idrografico principale minore; • i bisogni e le carenze di manutenzione sulle opere e sugli alvei; • il sistema difensivo delle arginature maestre sull’asta principale del Po, di importanza primaria per l’estensione e il valore del territorio protetto, ancora inadeguato a garantire condizioni di sicurezza sufficienti; • la riduzione delle sezioni di piena dei corsi d’acqua per la occupazione progressiva delle aree golenali e la creazione di ostacoli al deflusso; • la riduzione delle aree di espansione per la laminazione delle piene; • l’aumento della concentrazione dei deflussi in ragione della progressiva canalizzazione delle acque e della impermeabilizzazione delle superfici; • la presenza di abitati, insediamenti produttivi e infrastrutture in aree a rischio, senza un adeguamento degli stessi alle condizioni di rischio reali; • l’insufficiente estensione del monitoraggio idrologico e delle funzioni di preannuncio di piena, soprattutto con riferimento agli affluenti e alla parte alta dell’asta del Po; • l’insufficiente dimensionamento di numerose opere (soprattutto ponti, viadotti e rilevati stradali e ferroviari) di attraversamento dei corsi d’acqua e delle aree esondabili e carenza della manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere stesse, in rapporto alle parti esposte alle sollecitazioni dovute alle interazioni con le acque di piena; • l’inadeguato dimensionamento delle opere di attraversamento del reticolo idrografico minore; • le situazioni di erosione e di abbassamento di fondo negli alvei di numerosi corsi d’acqua con conseguente esaltazione dei fenomeni di scalzamento sulle fondazioni dei ponti e dei viadotti; • l’abbandono dei territori montani con conseguente necessità di una diversa gestione, ai fini della protezione idrogeologica."
"7.2.6 Definizione delle condizioni di compatibilità con il deflusso della rete idrografica La definizione delle condizioni di compatibilità degli interventi di difesa dalla piene con le condizioni di deflusso nella rete idrografica partono dalle seguenti assunzioni: • • — gli interventi di protezione dalle piene che riducono l’area di espansione e quindi i volumi di laminazione dell’onda di piena o che tendono al contenimento della stessa all’interno dell’alveo presentano un aspetto negativo costituito dall’aumento dei volumi e del colmo di piena nei tratti a valle del reticolo idrografico (in alcuni casi può anche manifestarsi un aumento del colmo a monte per effetto di rigurgito, ma l’estensione del fenomeno è comunque più limitata). Tale effetto dipende dalla dimensione dell’intervento effettuato e può pertanto essere limitato nel caso di un singolo intervento; la sovrapposizione degli effetti dovuti a numerosi interventi locali, anche attuati in tempi successivi, all’interno di un bacino idrografico produce complessivamente condizioni di piena progressivamente più gravose a parità di evento meteorico;
— le misure di intervento più comunemente attuate nel passato hanno costantemente teso alla riduzione delle aree allagate e all’aumento della capacità di deflusso negli alvei, con conseguente riduzione dei tempi di corrivazione; ciò ha comportato un progressivo aggravio delle condizioni di piena nei tratti di valle dei singoli corsi d’acqua, fenomeno confermato dai ricorrenti rialzi delle arginature attuati sulle aste dei corsi d’acqua principali del bacino e significativamente sul Po per adeguare progressiva-mente i manufatti alla massima piena storica; — il sistema difensivo oggi esistente, soprattutto in alcuni punti singolari della rete idrografica principale e sull’asta del Po nel tratto medio-basso, presenta configurazioni strutturali limite e vincoli fisici che non fanno ritenere proponibile un ulteriore incremento della capacità di ritenuta e di deflusso."
Questo e' quanto riportato sul PS45.
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Ultima modifica di Stellina; 15/10/2009 09:07.
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