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Sì, è un dettaglio che spesso viene trascurato.

Personalmente, se eseguono la geofisica di superficie, preferisco dare raccomandazioni di non citare alcuna categoria di suolo e di fornire solo la tabella delle velocità.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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questo succede quando si accettanoo supinamente le regole dell' EC8 (mica è il vangelo). visto poi il livello a volte generico è non sempre aggiornatissimo delle MS la discussione è problematica
per me il Vs30 ha poco significato se non so quale è il riflettente (nella letteratura USA bastano 700 ms/s), bisogna poi usare un po di buon senso e adeguarlo al'ordine di grandezza della costruzione. infatti per casette di uno due piani con o senza interrato in pianura è come sparare sulla croce rossa; a meno che non vi siano condizioni tali da sconsigliare anche l'edificazione con tipologie di terreni tipo S.
diverso è il discorso per strutture sensibili ove è obbligatorio grande rigore


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Sono d'accordo, con piccoli progetti è esagerato cavillare come stiamo facendo.
Ma per appalti pubblici ed opere importanti potrebbero sorgere contestazioni ('mi hai fatto usare più calcestruzzo del dovuto' oppure 'mi hai fatto usare meno calcestruzzo del dovuto e la struttura si è lesionata').
Finora non sembra che molti siano interessati in questi cavilli, ma dopo, quando l'ignoranza si sarà dissipata?

Le NTC fissano a 800 ms^-2 il bedrock sismico nel metodo semplificato, a 700-800 quando si eseguono analisi numeriche.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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E' vero che è esagerato cavillare per piccoli progetti, ma è anche vero che non sarebbe male avere un unico modo di interpretare le cose.

Concordo con quanto detto da Caleffi e Michelec, non distanti dalle mie aree di lavoro...anche perchè definire un terreno liquefacibile o meno non è sempre così semplice (almeno per me). Variando anche di poco i dati di input (spesso soggettivi) i risultati potrebbero cambiare e, nel caso di non liquefacibilità, potrei mantenere la categoria B anche con i primi metri poco addensati…

Prendo quindi lo spunto per chiedervi questo: nelle verifiche a liquefazione applico l’accelerazione agli SLV riferiti alla classe d’uso dell’opera, quindi con un suo Tr. Per la scelta della magnitudo, l’INGV consiglia l’assunzione del valore massimo della zona sismogenetica (quindi non considera Tr). Le domande sono queste: è corretto non considerare il Tr per la magnitudo quando lo uso per l’accelerazione? Esiste una definizione precisa delle zone sismogenetiche? (per chi lavora a cavallo di quelle individuate da INGV è spesso difficile sapere l’esatta ubicazione del territorio in esame rispetto alla zona stessa)

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Le domande sono queste: è corretto non considerare il Tr per la magnitudo quando lo uso per l’accelerazione? Esiste una definizione precisa delle zone sismogenetiche? (per chi lavora a cavallo di quelle individuate da INGV è spesso difficile sapere l’esatta ubicazione del territorio in esame rispetto alla zona stessa)


Direi che, nell'ottica di prevenzione di un fenomeno disastroso e considerando le incertezze relative al modello probabilistico sismotettonico dell'INGV, è accettabile usare la massima magnitudo attesa. Inoltre, è possibile individuare all'interno del rapporto finale dell'INGV, un minimo e un massimo di magnitudo attesa. Potremmo regolarci in base al Tr per adottare l'uno o l'altro.
Ricordo che Meletti disse a Massimo Trossero che i valori minimi andavano bene, ma durante un recente controllo da parte dell'ufficio competente gli hanno richiesto la verifica della liquefazione con i valori massimi di magnitudo attesa.
Per cui non esiste regola codificata.

Circa la liquefazione, dato che prima di adesso non veniva considerata, dicendo che in Italia fenomeni di questo tipo sono stati raramente riportati (vero? Falso?) ci troviamo tutti nelel stesse condizioni di attraversare un territorio ignoto.

Mantenere la classe B con lo strato superficiale di suolo poco addensato non mi sembra realistico, allora dovremmo mantenere una classe C.
La B si riferisce per definizione a terreni molto addensati. Mi sembra ragionevole che escluda il resto anche se la VS30 supera i 360 ms^-1.

Ricordo inoltre anche per rispondere a Carlo Caleffi, che potremmo evitare la classificazione in S2 per terreni liquefacibili (anche in riferimento al tuo profilo di VS) se non si verifica quanto previsto dal punto 7.11.3.4.3:
Quote:
Quando nessuna delle condizioni del § 7.11.3.4.2 risulti soddisfatta e il terreno di fondazione
comprenda strati estesi o lenti spesse di sabbie sciolte sotto falda, occorre valutare il coefficiente di
sicurezza alla liquefazione alle profondità in cui sono presenti i terreni potenzialmente liquefacibili.


Per cui i depositi suscettibili di liquefazione ex categoria S2 dovrebbero consistere in strati estesi o lenti spesse di sabbie sciolte sotto falda. 'Sabbie' da interpretare in senso lato,ovviamente. Strati sottili e delimitati lateralmente e lenti non spesse non farebbero parte della categoria.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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Esiste una definizione precisa delle zone sismogenetiche? (per chi lavora a cavallo di quelle individuate da INGV è spesso difficile sapere l’esatta ubicazione del territorio in esame rispetto alla zona stessa)


Non esiste altro ceh mi risulti se non la cartina o le cartine riportate nello studio INGV.
Se hai dei problemi nel definire le zoen di frontiera, chiederei a Meletti o colleghi il tuo sito in quale ZS deve essere ubicato precisamente. dirimere questi dubbi fa aprte dell'attività istituzionale dell'INGV.


"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761
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Ok grazie. Resto perplesso sul fatto di inserire un sito di questo tipo in S2, perchè, indipendentemente dal profilo di cui parlavamo prima, esiste il rischio che io vada a classificare in modo diverso un sottosuolo a seconda, ad esempio, della accelerazione SLV che uso nelle verifiche. Ipotizzando un sottosuolo di classe C sotto falda e senza particolari cambi di velocità, a seconda del dato di input dell'accelerazione SLV (che varia con la Vita di Riferimento dell'opera) potrebbe variare il risultato delle verifiche alla liquefazione e, quindi, potrei mantenere o meno una Categoria che, invece, è stata determinata sulla base di quelle che sono le effettive caratteristiche del sottosuolo.

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Questo è vero, ma io mi limiterei agli strati estesi o lenti spesse di sabbie sciolte sotto falda.

Sono questi depositi che verosimilmente potrebbero avere una influenza sull'amplificazione di sito più che livelli relativamente sottili e lenti circoscritte.


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Se ti avvali dell'utilizzo di software cartografici tipo globalmapper, arcview ecc.... puoi utilizzare lo shapefile delle zone sismogenetiche così come scaricato dal sito dell'INGV e di seguito allegato.

Immagini allegate
ZS9.ZIP (3.34 KB, 47 download)
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Grazie

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