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Originariamente inviato da: Alex-64
Senti visto che fai finta di non capire tu hai detto che per la piena del Tanaro avevano costruito le case dentro gli argini


il titolo completo del PS45 e': ""Piano stralcio per la realizzazione degli interventi necessari al ripristino dell’assetto idraulico, alla eliminazione delle situazioni di dissesto idrogeologico e alla prevenzione dei rischi idrogeologici nonché per il ripristino delle aree di esondazione""

Queste sono parte delle conclusioni:

"6.4 Conclusioni"
"L’analisi dell’evento alluvionale ha evidenziato le principali componenti strutturali che concorrono a esaltare gli effetti del fenomeno naturale di piena e
a portare la vulnerabilità del territorio a livelli estremamente elevati:

• l’inadeguatezza diffusa delle opere di
difesa sul reticolo idrografico
principale minore;
• i bisogni e le carenze di manutenzione
sulle opere e sugli alvei;
• il sistema difensivo delle arginature
maestre sull’asta principale del Po, di
importanza primaria per l’estensione e
il valore del territorio protetto, ancora
inadeguato a garantire condizioni di
sicurezza sufficienti;
• la riduzione delle sezioni di piena dei
corsi d’acqua per la occupazione
progressiva delle aree golenali e la
creazione di ostacoli al deflusso;

• la riduzione delle aree di espansione
per la laminazione delle piene;

• l’aumento della concentrazione dei
deflussi in ragione della progressiva
canalizzazione delle acque e della
impermeabilizzazione delle superfici;
• la presenza di abitati, insediamenti
produttivi e infrastrutture in aree a
rischio, senza un adeguamento degli
stessi alle condizioni di rischio reali;
• l’insufficiente estensione del
monitoraggio idrologico e delle
funzioni di preannuncio di piena,
soprattutto con riferimento agli
affluenti e alla parte alta dell’asta del
Po;
• l’insufficiente dimensionamento di
numerose opere (soprattutto ponti,
viadotti e rilevati stradali e ferroviari)
di attraversamento dei corsi d’acqua e
delle aree esondabili e carenza della
manutenzione ordinaria e straordinaria
delle opere stesse, in rapporto alle parti
esposte alle sollecitazioni dovute alle
interazioni con le acque di piena;
• l’inadeguato dimensionamento delle
opere di attraversamento del reticolo
idrografico minore;
• le situazioni di erosione e di
abbassamento di fondo negli alvei di
numerosi corsi d’acqua con
conseguente esaltazione dei fenomeni
di scalzamento sulle fondazioni dei
ponti e dei viadotti;
• l’abbandono dei territori montani con
conseguente necessità di una diversa
gestione, ai fini della protezione
idrogeologica."


"7.2.6 Definizione delle condizioni di compatibilità con il deflusso della rete idrografica
La definizione delle condizioni di compatibilità degli interventi di difesa dalla piene con le condizioni di deflusso nella rete idrografica partono dalle seguenti assunzioni:
• • — gli interventi di protezione dalle piene che riducono l’area di espansione e quindi i volumi di laminazione dell’onda di piena o che tendono al contenimento della stessa all’interno dell’alveo presentano un aspetto negativo costituito dall’aumento dei volumi e del colmo di piena nei tratti a valle del reticolo idrografico (in alcuni casi può anche manifestarsi un aumento del colmo a monte per effetto di rigurgito, ma l’estensione del fenomeno è comunque più limitata). Tale effetto dipende dalla dimensione dell’intervento effettuato e può pertanto essere limitato nel caso di un singolo intervento; la sovrapposizione degli effetti dovuti a numerosi interventi locali, anche attuati in tempi successivi, all’interno di un bacino idrografico produce complessivamente condizioni di piena progressivamente più gravose a parità di evento meteorico;

— le misure di intervento più comunemente attuate nel passato hanno costantemente teso alla riduzione delle aree allagate e all’aumento della capacità di deflusso negli alvei, con conseguente riduzione dei tempi di corrivazione; ciò ha comportato un progressivo aggravio delle condizioni di piena nei tratti di valle dei singoli corsi d’acqua, fenomeno confermato dai ricorrenti rialzi delle arginature attuati sulle aste dei corsi d’acqua principali del bacino e significativamente sul Po per adeguare progressiva-mente i manufatti alla massima piena storica;
— il sistema difensivo oggi esistente, soprattutto in alcuni punti singolari della rete idrografica principale e sull’asta del Po nel tratto medio-basso, presenta configurazioni strutturali limite e vincoli fisici che non fanno ritenere proponibile un ulteriore incremento della capacità di
ritenuta e di deflusso."

Questo e' quanto riportato sul PS45.

Lo capisce anche un politico di cosa si parla e a cosa addossa le cause di quell'alluvione.


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Lo capisce anche un politico di cosa si parla e a cosa addossa le cause di quell'alluvione.


Sei comunque profondamente scorretto perchè riporti, con un copia e incolla, come documento ufficiale (PS45) una interpretazione di un politico di quel documento e la citi più volte come tale, non ascoltando chi invece ci ha lavorato.
Ecco fai il politico e non il tecnico perchè vedo che non capirai mai neanche ciò che è scritto su una relazione come quella dandone sempre una interpretazione politica.
La versione politica diceva tutt'altro parlava di abitazioni in alveo ed in golena e di arginature a valle che costringevano il fiume ad "aumentare la portata", ma che cavolo ti aumenta la portata casomai la velocità ma visto che invece anche a valle e cioè ad Alessandria gli argini erano inadeguati in quanto spesso non continui ed alti solo 2 metri come in prossimità della zona Orti, dove ci sono state molte vittime.....che cosa ha capito questo politico? Ciò che gli fa comodo per la campagna elettorale?
Continua a giocare con le parole da buon politico....nessuno ha mai messo in dubbio che l'espansione urbanistica è una concausa di tali eventi disastrosi, ma in questo caso non è la principale causa e poi ciò deriva da lontano, dal fatto che gli insediamenti, che risalgono, come in questo caso e in tanti altri casi in Italia e nel mondo, a molti secoli fa, spesso sono vicini ai fiumi per molteplici motivi tra cui l'approvigionamento di acqua per i diversi usi, dall'irriguo a quello industriale, ecco perchè abbiamo Alba, Asti ed Alessandria lungo il Tanaro e in caso di precipitazioni molto intense, vengono inondate anche nei loro centri cittadini.....come è accaduto nei secoli passati, fa parte del prezzo che si deve pagare per non delocalizzare le intere città, ma non per l'abusivismo di case costruite in golena o dentro gli argini.
Ti chiedo per la quarta volta dove è scritto nelle conclusioni che hai letto, solo quando ti ho indicato dove scaricare il documento, che il disastro è avvenuto per la costruzione di case dentro gli argini ed in alveo?

Ma è tanto difficile capirlo? Beh....per un politico che ragiona da politico che vuole strumentalizzare a tutti i costi certe tragedie si.......o meglio finge di non capirlo.


P.S. la riduzione delle sezioni di piena dei corsi d’acqua per la occupazione progressiva delle aree golenali e la creazione di ostacoli al deflusso, logicamente è riferito principalmente alle infrastrutture e cioè agli attraversamenti e poi ai centri cittadini che nei secoli si sono sviluppati progressivamente verso il fiume, inoltre le conclusioni si riferiscono all'intero evento e non solo alla piena del Tanaro.
Sono chiare le conclusioni che individuano in ordine prioritario le concause del disastro e assolutamente non parlano di abitazioni costruite dentro gli argini o in alveo, ma soprattutto di inadeguatezza delle opere di difesa. I centri cittadini di Alba, Asti e Alessandria sono andati sotto per inadeguatezza dei sistemi di difesa idraulica.
Le linee guida sono state rispettate infatti non sono stati progettati argini alti, si è cercato quanto più possibile di contenerne l'altezza con sezioni di deflusso più ampie attraverso le ricalibrature d'alveo.
Il fatto che come soluzione è difficile trovare zone di espansione a monte, per la laminazione delle piene, cioè casse d'espsansione artificiali, in quanto le aree si sono progressivamente ridotte è legato ad una soluzione che garantisca tempi di ritorno più lunghi per le inondazioni di tali centri cittadini....una soluzione che prima, e cioè a partire da una quindicina di anni fa, non si prendeva in considerazione e quindi si è edificato in quelle aree, non di esondazione naturale, che adesso tornerebbero utili per limitare i danni in caso di grosse piene.

Ultima modifica di Alex-64; 15/10/2009 17:23.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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joseph Offline OP
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Comunque,a perte tutti i discorsi che si sono fatti sull'area,la zona è sempre stata interessata da fenomeni franosi di un certo livello.Addirittura esiste un video degli anni 50 che documenta un evento di questo tipo sempre nella stessa zona.Quindi l'area, da parecchio tempo,è "malata".

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Si ma si tratta di un altro tipo di fenomeno, se non sbaglio la parte superiore di Scaletta è costruita su di un substrato calcareo che ricopre i terreni metamorfici per cui alcuni lembi più esterni tendono a franare.
Ho trovato molto interessante l'articolo di Ortolano e condivido anche la sua analisi sul "razzismo" di alcuni giornalisti (troppi direi) . Vorrei inoltre aggiungere che ho l'impressione che l'affermazione di Bertolaso a caldo sulle case costruite dentro le fiumare mi è sembrata detta ad arte, quasi a sviare l'attenzione dei giornalisti su alcune responsabilità che potrebbero invece riguardare proprio la protezione civile.
A questo riguardo c'è la testimonianza di una giornalista di Messina che proprio il giorno dopo l'alluvione ha contattato il Genio Civile di Messina
http://www.avvenimentionline.it/content/view/3122/1/
Insomma quello di Bertolaso è stato un colpo di teatro, riuscito purtroppo. Ma sul lungo periodo potrebbe non reggere.
Non sarà un geologo, ma gli occhi per vedere che la casa distrutta di Scaletta era sulla massicciata ferroviaria che ha perlomeno cento anni ce li ha anche lui.

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Se posso aggiungere qualcosa al tuo precisissimo intervento, ci sono anche alcune scelte "agricolturali" che hanno aggravato la situazione nel Tanaro. Nel 1996 alcuni geologi del CNR IRPI di Torino mi avevano detto che che una cosa che si era riscontrata dopo l'alluvione era una grandissima presenza di tronchi di pioppo , proprio negli anni ottanta era aumentata di moltissimo la coltivazioni vicino al fiume molti di questi boschi artificiali erano stati poi portati via dall'alluvione. Immagino che in alcuni casi visti gli innumerevoli ponti con pochissima luce questo abbia rappreentato un problema creano quelle pulsazioni i piena che hanno permesso di raggiungere il centro di Asti ad esempio.
Per quel che riguarda gli argini ci sono casi in cui si è scelto di non difendere i centri abitati con argini. Il caso più interessante è quello di Borgo Ticino a Pavia. In pratica si tratta della zona meridionale di Pavia a sud del Ticino. Il centro di Pavia non è allagabile perchè si trova su un doppio terrazzo alluvionale alto qualche decina di metri sul fiume , mentre Borgo Ticino quando il Po non accoglie più l'acqua del Ticino viene semplicemente allagato. I vecchi abitanti del Borgo ci convivono tranquillamente e semplicemente si spostano al piano di sopra quando l'acqua esce. Senza drammi convivono con il fiume. Ovviamente non ci sono garage interrati, ma questo capita il tutta la zona sud di Pavia.

saluti

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Parlo perchè dal 2 al 25 ottobe sono stato a Messina, lavorando presso il CCS, funzione 1 - tecnica di valutazione.

Ho letto tante cose, un po' giuste e un po' sbagliate, a mio avviso.

Intanto le piogge: la stazione più vicina (Santo Stefano di Briga, un po' più a nord del "cratere") ha registrato 210 mm in 5 ore o poco più, con una intensità quasi costante. Qui i danni sono stati trascurabili, ergo a Giampilieri e Scaletta (ma anche a Pezzolo, Briga, Altolia, Molino, Itala) dovrebbe aver piovuto di più; quanto? non si sa, nè si saprà mai.

Poi gli effetti al suolo: occorre distinguere.

A Giampilieri si è trattato di frana: "fette" di terreno strappato da quei versanti (ripidissimi) degli impluvi che incombono sulla frazione sono scivolati giu dentro il paese, presumo ad una velocità e con una forza che, francamente, sarebbe stato difficile prevedere: alcune persone sono state travolte mentre erano a casa, sedute sul divano. La fiumara non c'entra niente, quella ha fatto il suo lavoro, anche se si è rischiato che esondasse per l'eccessivo trasporto solido che ha tappato le luci dei ponti.

A Molino, l'unica vittima è stata investita da una frana che NON è partita da un impluvio, bensì da un versante terrazzato e coltivato.

Ad Altolia, una valanga di detrito ha investito una strada cittadina realizzata dentro un torrente (con scatolare) e quindi la piazzetta del paese posta allo sbocco della strada; la quantità di detriti (probabilmente legata a frane sul tratto di monte) non poteva certamente essere contenuta dallo scatolare, qualunque fosse la sua dimensione.

A Scaletta si è verificato un fenomeno più vicino ad una alluvione: il corso d'acqua è stato chissà da quando tempo (sarà utile scoprirlo) costretto a seguire un tracciato con una curvatura forse innaturale (col senno di poi): l'enorme quantità di acqua e detriti (anche in questo caso prodotti da frane lungo il corso d'acqua più a monte), mossa da un'energia che deve essere stata mostruosa, non ha potuto seguire quel percorso e ha dilagato e probabilmente si è ripresa uno spazio che da più di 300 anni non "chiedeva". Un palazzo del 1700 è stato ridotto in poltiglia; qual palazzo di 3 piani con i pilastri rotti, piegato e deformato non stava sul torrente.

Quindi situazioni diverse.
L'abusivismo? Certo, ho visto costruzioni (o meglio, ciò che di esse restava) dentro gli alvei, ma lì per fortuna non ci sono state vittime. Piuttosto ho visto una diffusa urbanizzazione come quella che si vede in centinaia di altre parti della Sicilia, sconsiderata a volte questo sì, ma probabilmente avallata dai PRG.
Le strade nei torrenti? Criminali, ma sono centinaia e addirittura hanno il nome di via e numeri civici: qui i Comuni (e i consulenti, i tecnici interni, ecc) dovrebbero radicalmente darsi una mossa.

Il PAI è bianco, nè c'è stato un aggiornamento, per quanto mi consta.

Chi parla di "catastrofe annunciata" dovrebbe, secondo me, analizzare prima le cose e poi chiedersi come mai nessuno (genio civile, esperti, professori) abbia alzato un dito vedendo il PAI bianco. Troppo facile parlare "dopo". O siamo tutti deficienti, e allora andiamocene a casa e lasciamo spazio agli altri (ma voglio vedre risultati immediati), oppure c'è qualcosa di sbagliato da qualche parte. In questo momento non ho soluzioni, solo dubbi!

Relazione piogge/frane: ci lavoro da anni, ma come si fa quando mancano le stazioni pluviometriche? E' difficile, molto difficile, stabilire una soglia senza avere dati attendibili. Chi si assume questa responsabilità? Avanti, prego.

I geologi? C'è stato un buon esempio di responsabilità da parte di tecnici e di ricercatori universitari che hanno prestato la loro opera in modo disinteressato. Sono stato supportato dall'ordine regionale che ha coinvolto diversi liberi professionisti per i presidi territoriali (le aree sono dichiarate dal DPC, ogni giorno, piova o no, a rischio residuo elevato). Volontariato, è vero, ma solo per l'emergenza e si sta cercando di dare alla categoria un ruolo non secondario nella fase post-emergenziale.

Giuseppe Basile


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Sono stato supportato dall'ordine regionale che ha coinvolto diversi liberi professionisti per i presidi territoriali (le aree sono dichiarate dal DPC, ogni giorno, piova o no, a rischio residuo elevato).


Non ho capito i presidi territoriali sono stati istituiti dopo l'evento?
I presidi territoriali da parte delle Regioni dovrebbero per legge essere già istiuiti dal 2004 DPCM 24/02/2004 "Le Regioni provvederanno ad organizzare un efficace ed efficiente servizio di presidio territoriale idrogeologico individuando i soggetti responsabili del coordinamento e della gestione del servizio stesso".....non dopo gli eventi altrimenti la funzione di previsione e prevenzione a cosa servirebbe?

Quote:
L'abusivismo? Certo, ho visto costruzioni (o meglio, ciò che di esse restava) dentro gli alvei, ma lì per fortuna non ci sono state vittime. Piuttosto ho visto una diffusa urbanizzazione come quella che si vede in centinaia di altre parti della Sicilia, sconsiderata a volte questo sì, ma probabilmente avallata dai PRG.
Le strade nei torrenti? Criminali, ma sono centinaia e addirittura hanno il nome di via e numeri civici: qui i Comuni (e i consulenti, i tecnici interni, ecc) dovrebbero radicalmente darsi una mossa.


Scusa ma di quali costruzioni abusive (cioè prive di autorizzazione dell'autorità amministrativa) parli, di abitazioni?
Alvei di cosa di fossi pubblici o demaniali?
Altrimenti di quale abuso stai parlando poichè l'art. 93 del R.D. 523/1904 fa riferimento a proprietà demaniale e non privata e l'art. 96 nello specifico si riferisce alle acque pubbliche e cioè quelle pubblicate nei vari elenchi dall'ex Ministero dei Lavori Pubblici.
Quando ti riferisci a strade nei torrenti ti riferisci sempre a corsi d'acqua pubblici?
Sono state verificate queste cose?

Quote:
Relazione piogge/frane: ci lavoro da anni, ma come si fa quando mancano le stazioni pluviometriche? E' difficile, molto difficile, stabilire una soglia senza avere dati attendibili. Chi si assume questa responsabilità? Avanti, prego.


Non capisco ma ai sensi del DPCM 15/12/1998 che prevedeva il potenziamento della rete pluvio-idrometrica non è stato dato seguito? Nel DPCM si specifica "La Sicilia, con circa £.1.6 MD, sarebbe la regione maggiormente interessata all'iniziativa, seguita dal bacino del Po (£. 1.2 MD), dalla Campania (£. 1.1 MD)".
Sono arrivati i soldi cosa se ne è fatto?
Magari con una rete pluviometrica diffusa nelle aree già note e soggette a tali eventi qualcosa si sarebbe potuto fare, almeno sulla base dei valori dell'evento del 2007....

Quote:
Chi parla di "catastrofe annunciata" dovrebbe, secondo me, analizzare prima le cose e poi chiedersi come mai nessuno (genio civile, esperti, professori) abbia alzato un dito vedendo il PAI bianco.


Protezine Civile Comunale (esiste?), provinciale (esiste?) e regionale no? non ce la mettiamo la protezione civile?
La protezione civile regionale non ha mai osservato nulla sul PAI?
Ci sono i piani di enmergenza nei comuni colpiti? La Regione ha emanato le linee guida?
La pianificazione di emergenza è sovraordinata anche al PAI.

A quanto risulta (Indirizzi per i criteri di microzonazione sismica del DPC), per i dati aggiornati a giugno 2007, le uniche regioni che hanno emanato le linee guida sono: Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana, Veneto e Valle d’Aosta. Come mai il Dipartimento non vigila su tali inadempienze?

Ultima modifica di Alex-64; 28/10/2009 11:09.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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quandu u sceccu non voli mbiviri...ambatula mi nci frischi...
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Nella speranza che il Dott. Giuseppe Basile, dirigente alla P.C. regionale (sicuramente molto impegnato in tale emergenza), dia almeno una risposta alle mie perplessità sopra esposte, credo che all'origine di edificazioni già presenti negli anni 50' non ci sia abusivismo ai sensi del RD 524/1904 (anche se andrebbe verificato), resta il fatto che i successivi PRG come il PAI come minimo dovevano tener conto della situazione e prendere le dovute contromisure.

Il dubbio più grande mio comunque resta nel fatto che più si concentrano le strutture a livello centrale e meno si tiene sotto controllo il territorio, per esperienza personale.
Quando lavoravo al Magistrato per il Po e mi capitava di essere nel CED della sede di Parma, da dove si poteva controllare, con il sistema Marte, la rete pluvio-idrometrica in tempo reale dell'intero bacino del Po, prima di fornire informazioni ai Comuni o alle Province, sentivo l'Ufficio Operativo locale (provinciale), il quale con l'esperienza del personale sul posto dava conforto o meno alle mie supposizioni valutate sulla base dei soli dati in real-time. Solo dopo fornivo informazioni agli Enti che chiamavano. La mia procedura era quella di tutti e del Ing. Capo del Servizio di Piena.

In sostanza senza presidi territoriali non si può eseguire nessuna valutazione attendibile dell'evoluzione di un fenameno da una sede centrale......

Già tempo fa (Ottbre 2004) su la rivista Sicurezza Civile esposi le mie perplessità.
Vi allego l’articolo in tre file jpg non avendo avuto la possibilità di unirli.

Immagini allegate
Articolo1-bis.jpg (218.92 KB, 13 download)
Articolo2-bis.jpg (147.57 KB, 5 download)
Articolo3-bis.jpg (235.92 KB, 5 download)
Ultima modifica di Alex-64; 09/11/2009 12:35.

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