Parlo perchè dal 2 al 25 ottobe sono stato a Messina, lavorando presso il CCS, funzione 1 - tecnica di valutazione.

Ho letto tante cose, un po' giuste e un po' sbagliate, a mio avviso.

Intanto le piogge: la stazione più vicina (Santo Stefano di Briga, un po' più a nord del "cratere") ha registrato 210 mm in 5 ore o poco più, con una intensità quasi costante. Qui i danni sono stati trascurabili, ergo a Giampilieri e Scaletta (ma anche a Pezzolo, Briga, Altolia, Molino, Itala) dovrebbe aver piovuto di più; quanto? non si sa, nè si saprà mai.

Poi gli effetti al suolo: occorre distinguere.

A Giampilieri si è trattato di frana: "fette" di terreno strappato da quei versanti (ripidissimi) degli impluvi che incombono sulla frazione sono scivolati giu dentro il paese, presumo ad una velocità e con una forza che, francamente, sarebbe stato difficile prevedere: alcune persone sono state travolte mentre erano a casa, sedute sul divano. La fiumara non c'entra niente, quella ha fatto il suo lavoro, anche se si è rischiato che esondasse per l'eccessivo trasporto solido che ha tappato le luci dei ponti.

A Molino, l'unica vittima è stata investita da una frana che NON è partita da un impluvio, bensì da un versante terrazzato e coltivato.

Ad Altolia, una valanga di detrito ha investito una strada cittadina realizzata dentro un torrente (con scatolare) e quindi la piazzetta del paese posta allo sbocco della strada; la quantità di detriti (probabilmente legata a frane sul tratto di monte) non poteva certamente essere contenuta dallo scatolare, qualunque fosse la sua dimensione.

A Scaletta si è verificato un fenomeno più vicino ad una alluvione: il corso d'acqua è stato chissà da quando tempo (sarà utile scoprirlo) costretto a seguire un tracciato con una curvatura forse innaturale (col senno di poi): l'enorme quantità di acqua e detriti (anche in questo caso prodotti da frane lungo il corso d'acqua più a monte), mossa da un'energia che deve essere stata mostruosa, non ha potuto seguire quel percorso e ha dilagato e probabilmente si è ripresa uno spazio che da più di 300 anni non "chiedeva". Un palazzo del 1700 è stato ridotto in poltiglia; qual palazzo di 3 piani con i pilastri rotti, piegato e deformato non stava sul torrente.

Quindi situazioni diverse.
L'abusivismo? Certo, ho visto costruzioni (o meglio, ciò che di esse restava) dentro gli alvei, ma lì per fortuna non ci sono state vittime. Piuttosto ho visto una diffusa urbanizzazione come quella che si vede in centinaia di altre parti della Sicilia, sconsiderata a volte questo sì, ma probabilmente avallata dai PRG.
Le strade nei torrenti? Criminali, ma sono centinaia e addirittura hanno il nome di via e numeri civici: qui i Comuni (e i consulenti, i tecnici interni, ecc) dovrebbero radicalmente darsi una mossa.

Il PAI è bianco, nè c'è stato un aggiornamento, per quanto mi consta.

Chi parla di "catastrofe annunciata" dovrebbe, secondo me, analizzare prima le cose e poi chiedersi come mai nessuno (genio civile, esperti, professori) abbia alzato un dito vedendo il PAI bianco. Troppo facile parlare "dopo". O siamo tutti deficienti, e allora andiamocene a casa e lasciamo spazio agli altri (ma voglio vedre risultati immediati), oppure c'è qualcosa di sbagliato da qualche parte. In questo momento non ho soluzioni, solo dubbi!

Relazione piogge/frane: ci lavoro da anni, ma come si fa quando mancano le stazioni pluviometriche? E' difficile, molto difficile, stabilire una soglia senza avere dati attendibili. Chi si assume questa responsabilità? Avanti, prego.

I geologi? C'è stato un buon esempio di responsabilità da parte di tecnici e di ricercatori universitari che hanno prestato la loro opera in modo disinteressato. Sono stato supportato dall'ordine regionale che ha coinvolto diversi liberi professionisti per i presidi territoriali (le aree sono dichiarate dal DPC, ogni giorno, piova o no, a rischio residuo elevato). Volontariato, è vero, ma solo per l'emergenza e si sta cercando di dare alla categoria un ruolo non secondario nella fase post-emergenziale.

Giuseppe Basile