Per Blizzard
Non sarei così drastico nei giudizi. Condivido la tua posizione sulla cementificazione selvaggia ma attenzione quando parli di “cultura alternativa”. Mettere degli aggettivi davanti alla parola “cultura” mi si fa accapponare la pelle. La “Cultura” con la “C” è Cultura e basta.

Per Geostudio (se mi permetti la battuta)
Ora capisco perché molti studi di ingegneria di Firenze e dintorni hanno molti clienti a Siena e provincia.

Per Alex-64
Non conosco l’età di Antonio Scaglioni ma ti posso dire la mia; sono nato nel 1951 e mi sono laureato a Pisa in Ingegneria Meccanica. Ho ricevuto una formazione ingegneristica classica; l’ingegnere era pensato e preparato come progettista, poi, entrato nel mondo del lavoro, ho lavorato, nel campo petrolchimico, per società di costruzioni, prima e di progettazione poi, che sono state la mia palestra professionale (alias, dove mi sono fatto il c..o ). Tutto questo per dirti che è ovvio che nel mio modo di pensare e vedere le cose sia influenzato dall’educazione ricevuta e dall’esperienze fatte, ma è così per tutti, quindi posso anche sbagliare. Ma i giovani cosa ci stanno a fare se non correggono i vecchi?

Per Antonio Scaglioni
Le citazioni dantesche sono ambedue corrette e, se permetti, vorrei fare una piccola chiosa sulla prima citazione “….. per viltade il gran rifiuto” che mi sembra la più importante e significativa. Nel canto terzo dell’Inferno (girone degli ignavi), Dante colloca Papa Celestino V, al secolo Pietro del Morrone, (era originario delle parti di Alex-64) che, uomo probo e onesto, fu chiamato nel 1294 a salire il Soglio Pontificio ma si dimise dopo soli cinque mesi di pontificato perché incapace di reggere il peso del potere e delle responsabilità che occupando quel trono, ne derivavano. Qualcuno sostiene che in realtà fu costretto a dimettersi dal Cardinale Benedetto Caetani che,poi, gli succedette come Papa, con il nome di Bonifacio VIII. Dante, che credeva in Celestino V, considera il rifiuto come un atto da codardo e colloca,quindi, Celestino tra gli ignavi (coloro che vissero “sanza ‘nfamia e sanza lodo”).
Mutatis mutandis , non credo che gli ingegneri trattino la stabilità dei pendii e rfiutano di trattare i fenomeni franosi per “viltade”. I testi americani e inglesi di Geotecnica parlano di “Slope Stability” o di “Stability of Earth Slopes”, distinguendo tra “natural slopes” e “man-made slopes”,e chiamando il processo di studio di tutti i fenomeni coinvolti ( es. i vari tipi di frane) “Slope Stability Analysis”. Un testo guida è quello di Cruden and Varnes “Landslides: Investigation and Mitigation” edito da K.Turner and R. Schuster , 1996.
Personalmente, però, concordo con alcuni Autori americani che ritengono questo argomento facente parte più della Geologia Applicata (Engineering Geology) che non dell’Ingegneria Geotecnica (Geotechnical Engineering) e quindi, campo dei Geologi.

Per Tacs
Che (per dirla sempre con parole dantesche) vive “……sulla marina dove il Po discende per aver pace coi seguaci suoi”. Non ho mai avuto occasione di progettare dighe in terra battuta o laghetti pedecollinari, né conosco ingegneri che lo fanno, come dicevo ad Alex-64, il lavoro mi ha portato ad occuparmi di altre cose. In quanto ad imbrattarsi di fango per controllare dei lavori, devo dirti che tutte le volte che mi sono imbrattato per fare dei controlli, magari fosse stato con il fango.

Saluti / Ridolfi