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Nel dibattito Basile vs Alex64 ravviso cose interessanti in entrambi i contributi.
Mi vorrei soffermare su cosa abusivo e cosa no, sono problemi amministrativi per noi ma spiegatelo alla forza di gravità.
Poi dai dati sul campo sembra emergere una "inevitabilità" di alcuni fenomeni che sono la parte più interessante, quante volte le frane partono dove prima non erano state viste? Più di quello che si crede.
Una riflessione sul sistema di protezione civile locale/regionale io credo che al dilà degli articoli su riviste, fiere e mostre varie mediamente in Italia siamo ancora indietro, sfoggiamo tanti bei volontari con mezzi esagerati (chi è stato alla REAS di Montichiari sa di cosa parlo) ma poi gli enti preposti alla protezione civile (comuni, province essenzialmente) fanno i conti con uffici ridicoli in termini di uomini e mezzi.
Anche gli uffici più dinamici e forniti appaiono inadeguati a quelle che sono poi le necessità dei territori di competenza in caso di evento.
Riguardo alle reti di monitoraggio non conosco la Sicilia ma quello che accaduto il mese scorso direi che sta diventando una costante quante volte piogge molto intense e localizzate sfuggono alle reti.
Mi è capitato di osservare in alcune occasioni che da un versante ad un altro (2 Km) ci fossero differenze notevoli nelle precipitazioni con effetti conseguenti. Non è pensabile una rete cosi fitta di sensori.

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Quando si dice che il PAI era bianco vuol dire che nessuno si ricordava delle frane del 1957?
http://www.meteoweb.it/cgi/intranet.pl?_tit=Quella frana che travolse Scaletta nel gennaio del ’57&_cgifunction=form&_layout=sezioni&keyval=sezioni.sezioni_id%3d4125

Ultima modifica di gorgona; 10/11/2009 14:38.
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Se fossi impegnato "solo" per i fatti di Giampilieri e dintorni sarei contento, almeno farei il lavoro che mi appassiona!

Provo a rispondere ai quesiti di Alex nonché a quanto riportato da gorgona.

PAI: le procedure di approvazione non prevedono che venga interessato, nè che abbia titolo a disquisire nel merito, il dipartimento regionale della protezione civile. Sembrerà assurdo, ma è così. Solo ora e per la prima volta, prima dell'approvazione, da parte dell'assessore è stato chiesto un parere preventivo sui nuovi PAI: tale parere è stato reso, in senso negativo.
Secondo me, è proprio l'approccio alla problematica che va cambiato... ma è un discorso lungo e magari ne riparliamo più in là.

PRESIDI TERRITORIALI: vorrei tanto capire come e da chi devono essere fatti. Per me (ma anche per la Direttiva PCM 27/02/04 e per il Manuale operativo ex OPCM 3606/07) i presidi territoriali devono essere in grado di capire cosa sta succedendo, devono conoscere il territorio e le sue manifestazioni in stato di quiete e di criticità. Ce lo vedo male il vigile urbano a fare questo lavoro, ce lo vedo un po' meglio (ma con tante riserve) il tecnico della forestale, qualche volta va bene il geometra ma ritengo in assoluto che debbano essere geologi e ingegneri a svolgere quella necessaria attività di prevenzione che serve poi ad avviare le azioni di p.c. (l'ho anche scritto in risposta ad una interrogazione parlamentare).
Ebbene, avete presente (immaginatelo) quante centinaia/migliaia di situazioni ci sarebbero da tenere sotto osservazione? Dove sono i tecnici specializzati nella pubblica amministrazione per tale mole di lavoro? Come è stato fatto nelle altre regioni? Illuminatemi.

RETI PLUVIO. In Sicilia vi sono 2 reti pluvio-termometriche. Una in capo all'Osservatorio delle Acque, l'altra in capo al SIAS. L'una non parla con l'altra: dipartimenti (e politici) diversi, sistemi di rilevazione e trasmissione troppo differenti. Per di più, nessuna delle due è nata per la protezione civile (tempo quasi reale per quella dell'osservatorio e non su tutti i sensori; tempo reale a richiesta per quella SIAS; estrema difficoltà di lettura e interpretazione dei dati). Nei documenti che predispongo dimostro che nè l'una nè l'altra rete (nemmeno se prese insieme) riesce a cogliere alcuni fenomeni piovosi localizzati. Sto cercando di porre rimedio (integrazione ed adeguamento per fini di p.c.), ma è dura.

SCALETTA, 1957. Bufala o quasi: il servizio della RAI si riferisce a una frana di crollo (morì un bambino di 10 anni) verificatasi il 27 gennaio 1957 (piogge modeste) sotto il castello di Scaletta Superiore. Tuttavia, l'evento è stato "passato" con molto mestiere da quelli che fanno informazione, facendo il paragone con quello del 1° ottobre. Bisogna diffidare sempre, informarsi prima e accreditare/confutare poi. :-)

IN GENERALE. Il dipartimento di cui faccio parte ha pochissimi geologi (3 a CT, 1 a SR, 1 a CL, 1 ad AG nei rispettivi Servizi provinciali). Il Servizio che dirigo (rischi idrogeologici e ambientali) ha un solo geologo (io), 2 architetti, 1 geometra, 0 ingegneri. Tre quarti del personale del dipartimento e il 100% di quello del mio Servizio è precario e gli scade il contratto a dicembre. Si fa quello che si può (vedasi sito www.protezionecivilesicilia.it alla sezione rischio idrogeologico).

Un saluto a tutti.
gb

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Gorgona dice
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Mi vorrei soffermare su cosa abusivo e cosa no, sono problemi amministrativi per noi ma spiegatelo alla forza di gravità.


Le parole hanno un preciso significato LE PAROLE SONO IMPORTANTI!:

http://www.youtube.com/watch?v=qtP3FWRo6Ow

Non vorrei di nuovo riprendere il vocabolario come ho fatto per il significato di golena a gibbo at work, tanto più che dietro tali parole si vogliono nascondere le responsabilità di chi le ha attribuendole alle vittime.


PRESIDI TERRITORIALI:
Quote:
vorrei tanto capire come e da chi devono essere fatti. Per me (ma anche per la Direttiva PCM 27/02/04 e per il Manuale operativo ex OPCM 3606/07) i presidi territoriali devono essere in grado di capire cosa sta succedendo, devono conoscere il territorio e le sue manifestazioni in stato di quiete e di criticità. Ce lo vedo male il vigile urbano a fare questo lavoro, ce lo vedo un po' meglio (ma con tante riserve) il tecnico della forestale, qualche volta va bene il geometra ma ritengo in assoluto che debbano essere geologi e ingegneri a svolgere quella necessaria attività di prevenzione che serve poi ad avviare le azioni di p.c. (l'ho anche scritto in risposta ad una interrogazione parlamentare).
Ebbene, avete presente (immaginatelo) quante centinaia/migliaia di situazioni ci sarebbero da tenere sotto osservazione? Dove sono i tecnici specializzati nella pubblica amministrazione per tale mole di lavoro? Come è stato fatto nelle altre regioni? Illuminatemi.


Allora i Presidi Territoriali è previsto che siano le Regioni ad Organizzarli potendosi avvalere del personale degli Enti Locali, non so com'è la situazione in Sicilia ma in Abruzzo ad esempio nella Provincia in cui lavoro ci sono due geologi è nessuno della Regione si è mai sognato di utilzzarci, siamo qui presenti!
Diciamolo come stanno le cose fin quando si lavora in maniera scoordinata non si avranno mai risultati. Fin quando avremo Regioni che invece di legiferare e coordinare le azioni degli Enti Locali vogliono sostituirsi a queste non si avranno mai risultati.
Ancora non ho capito se la Regione Sicilia ha emanato le linee guida per la pianificazione di emergenza, ancora non ho capito come si possa concepire una struttura centrale non organizzata a livello locale....adesso a prescindere dal numero dei geologi (che tutti speriamo ci siano sempre di più) anche qualche geometra tra tutti gli Enti Locali presenti volendo si trova, volendo. Una volta i sorveglianti idrualici avevano la licenza elementare però capivano bene le problematiche del territorio perchè lo vivevano e io in genere ho molta fiducia nei geometri comunali, per il semplice fatto che il territorio lo vivono.
Ancora non ho capito che fine hanno fatto i soldi stanziati a livello nazionale per il potenziamento della rete pluvio-idrometrica.
Se le due reti non si parlano sarà un problema della Regione e non degli Enti Locali immagino...quindi....spesso sono le Regioni che funzionano male. Il ruolo della Regione dovrebbe essere quello di incentivare l'organizzazione locale di protezione civile e normare per coordinarla cosa che sistematicamente non fa, quindi prima di pensare ad una soppressione delle Province non sarebbe il caso di capire come funzionano male queste Regioni?
Se nella Regione Sicilia come nella Regione Abruzzo i dipartimeti lavorano per compartimenti stagni, con costi comunque elevatissimi, come si può mai immagginare un sistema di Protezione Civile?
Io apprezzo moltissimo l'impegno del Dott. Basile ma spero che anche lui sia concorde che la disfunzione parte dall'alto e se gran parte delle competenze (compresi i finanziamenti ricevuti) nel campo della protezione civile ricadono in capo alla Regione la quale non fa nulla per delegarle(con risorse e mezzi) o organizzarsi meglio, sarà principalmente responsabilità della Regione se le cose funzionano male.
Non è possibile accusare sempre gli Enti Locali quando poi i soldi per la Protezione Civile vengono gestiti dalle Regioni (come dalla Stato).
Le Province quanti soldi gestiscono annualmente per la Protezione Civile? I Comuni? E invece la Regione? Lo Stato?
Io ho assistito in Abruzzo ad un decentramento assurdo nel quale l'Ente Regione si è trattenuta i proventi di alcune competenze soprattutto in materia di difesa del suolo!
Ma come possono andar bene le cose poi? Quando vedo che nella pianta organica della mia Regione ci sono 115 dirigenti (15 direttori generali) su un totale di ca. 1000 dipendenti i cui stipendi arrivano a 10.000 euro al mese e molti dirigenti dirigono loro stessi?
Io non parlo per spirito corporativo in quanto avendo lavorato sia per lo Stato che per un Ente Locale credo di avere una visone abbastanza imparziale delle cose.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Altrimenti di quale abuso stai parlando poichè l'art. 93 del R.D. 523/1904 fa riferimento a proprietà demaniale e non privata e l'art. 96 nello specifico si riferisce alle acque pubbliche e cioè quelle pubblicate nei vari elenchi dall'ex Ministero dei Lavori Pubblici.



Correggo tale affermazione. Per corso d'acuqa (fiumi, torrenti, rivi e canali) pubblico o demaniale l'art. 96 non fa riferimento alle acque pubbliche di cui ai vari elenchi dell'ex Min. LL.PP.(ciò riguarda le derivazioni d'acqua) ma ai corsi d'acqua demaniali il cui demanio si evince dalle carte catastali...linea tratteggiagiata il fosso è privato, continua è pubblico.
Mentre gli elenchi delle acque pubbliche pubblicati dal Min. LL.PP. sono presi a riferimento per l'applicazione dell'ex Decreto Galasso poi Dlgs 42/2004 dove (in assenza di una piano paesaggistico che indichi diversamente) la distanza degli edifici deve essere di 150 mt.

Ultima modifica di Alex-64; 22/01/2010 08:39.

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