Ecco il thread dedicato a questo argomento ancora irrisolto.
Siamo tutti pregati di postare in questo thread qualsiasi richiesta correlata, poichè ce ne sono almeno 10 sull'argomento e rischiamo di ripetere sempre le stesse cose.
Un breve riassunto di quanto finora detto:
Non esiste un modello di verifica per la capacità portante nè per i cedimenti del reticolo nella geotecnica classica.
Il reticolo di travi rovesce può esser rigido o non rigido.
La rigidezza dipende dalla sezione delle travi (altezza) e anche dagli interassi tra i pilastri.
Il reticolo NON si comporta come una platea continua.
A meno che la copertura a/A (area travi su area totale coperta dalla figura geometrica che approssima l’intero reticolo) assuma un valore non minore a 0.7 circa.
Nel caso di reticolo rigido le sollecitazioni alla base di un pilastro ubicato nel nodo i,j che inizia ipoteticamente a spostarsi verso il basso vengono ridistribuite all’intera struttura e le reazioni vincolari (travi che confluiscono nel pilastro) impediscono il moto del pilastro. Affinchè la resistenza del terreno alla rottura possa essere mobilitata e superata è necessario che avvenga la rottura delle travi vincolari.
Simile condizione vale per i cedimenti: lo spostamento verso il basso del pilastro i,j causa un immediato aumento delle tensioni nei vincoli circostanti, con propagazione a tutto il reticolo. Il pilastro i,j viene sostenuto dal sistema e non può spostarsi oltre un determinato valore in funzione delle caratteristiche del sistema.
In conseguenza di quanto sopra, NON può avvenire collasso per rottura del terreno a meno che tale collasso non avvenga simultaneamente per tutte le travi. In alternativa, il collasso del terreno è possibile ma solo successivamente alla rottura dei vincoli.
Non ostanti le difficoltà di cui sopra, si tenta comunque di verificare il reticolo in vari modi, nessuno dei quali è soddisfacente. Il modello forse più frequente è quello del plinto equivalente.
Il plinto equivalente: si adotta un plinto fittizio con dimensioni areali A* pari alle dimensioni di tratti di travi che confluiscono in un nodo-pilastro i,j
Il plinto equivalente più semplice è quello corrispondente ad un nodo non perimetrale, con A*= 2Bi-B^2, dove B= larghezza della trave, i = interasse tra i pilastri.
Volendo adottare tale modello, sorge la necessità di decidere su quale degli i-esimi pilastri eseguire la verifica. Potremmo eseguirla su tutti, ma lo strutturista ci invierà migliaia di combinazioni possibili, per cui dovremmo costruire un algoritmo adatto, il quale non si capisce perché non venga applicato direttamente dal programma dello strutturista, che costa generalmente migliaia di euro.
Quale nodo scegliere? Ogni nodo abbiamo una quintupla di componenti delle sollecitazioni (2 tagli, 2 momenti e un carico verticale), che possiamo talora semplificare in terna.
La scelta comporta un notevole dispendio di tempo, poiché il nodo più sollecitato non è necessariamente quello che esibisce il carico verticale maggiore, ma quello che esibisce la peggiore combinazione delle sollecitazioni, inserita questa nelle formule di verifica tipo trinomia o altre.
Ammettiamo di avere trovato la quintupla, o terna, più sfavorevole ai fini della verifica, tra le migliaia presentate dal progettista. A questo punto commetteremo un eccesso di sicurezza se verificassimo questo nodo come se fosse rappresentativo dell’intero reticolo. Semplicemente perché abbiamo detto che le sollecitazioni a rottura incipiente del terreno si ridistribuiscono. Con reticolo rigido, e questa è l’ipotesi, dovremmo trovare una quintupla, o terna di sollecitazioni con comportamento medio.
Trovare tale quintupla obbliga necessariamente ad utilizzare un appropriato algoritmo, poiché dovremmo testare tutte le migliaia di combinazioni presentate dallo strutturista, inserendole come input nella formula trinomia di capacità portante.
Il programma strutturale lo fa automaticamente ma a scatola chiusa.
Potremmo anche volendo studiare la rottura dei nodi ai vertici del reticolo, con area fittizia A*,v= Bi-B^2; per questi il vincolo è anche meno forte, dovendo rompersi solo 2 travi per permettere il collasso del pilastro a rottura del terreno. MA tali pilastri possono anche essere meno sollecitati.
Altre varianti del plinto equivalente possono consistere in qualsiasi parte del reticolo, 2 o più pilastri messi assieme, con qualsiasi lunghezza delle travi vincolari (membri) per considerare anche qualitativamente diversi gradi di rigidezza.
Qui le difficoltà e le incertezze crescono, poiché dovremmo decidere quali nodi considerare, come trattare le sollecitazioni (i carichi verticali possiamo sommarli, ma tagli e momenti? Questi ultimi dovremmo comporli in un unico momento conoscendo la geometria dei punti di applicazione, ma diventa un compito erculeo)
In sintesi, ho esaminato solo alcuni degli aspetti problematici inerenti alla verifica di un reticolo di travi rovesce col modello classico della geotecnica.
Ecco perché sto scoraggiando attualmente per quanto possibile i progettisti ad affidarmi al relazione geotecnica. Alle loro condizioni, diventa semplicemente una rogna. Alle mie condizioni, direi: datemi una ed una sola quintupla per ogni combinazione di carico, e ditemi su quale modello di fondazione (plinto ) verificarlo.
Non sono in grado, evidentemente perché il software strutturale è una scatola chiusa.