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ciao mccoy

almeno i primi due punti sembrano accettabili, è già un buon risultato smile

chiarisco meglio il punto 3:
facciamo finta di aver un grigliato con 2 allineamenti verticali (fili A-B) e 3 allineamenti orizzontali (picchetti 1-2-3)

[img:center]http://yfrog.com/5bimmagineifj[/img]

negli incroci delle travi ci siano i pilastri e quindi i rispettivi scarichi

quando parlavo di "travata" intendevo ad esempio la travata sul filo A (quindi le due campate 1-2 e 2-3)

per "isolare la travata" intendevo prendere tale travata e riuscire a ottenere come output una tabella dove per ogni combinazione di riferimento, ho l'integrale delle pressioni, la posizione della risultante, la lunghezza della trave (quindi non un inviluppo, ma semplicemente una tabella con l'insieme dei risultati delle n combinazioni)

scelgo l'integrale delle pressioni perchè la distribuzione delle pressioni ottenute dal software è figlia della rigidezza del grigliato di travi di Winkler

che ne dici?

Ultima modifica di luckystarr75; 12/12/2009 10:26.
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per me può essere una soluzione praticabile con le osservazioni fatte precedentemente su winkler
per piccole strutture va bene ma per grandi costruzioni (grande impronta 7-8 piani) penso vi siano forti complicazioni
cosa ne dici?


michele conti
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luckystarr75, concordo con il tuo modo di procedere; in un altro post, avevo segnalato il file allegato che riporta la modalità di composizione delle sollecitazioni alla base dei pilastri, al fine ottenere N, M e T totali (con M e T parallelamente alla lunghezza L della fondazione) agenti sulla travata.
Ritengo, che le difficoltà maggiori risiedano nella deteminazione del taglio e del momento in direzione ortogonale alla travata.
Qual'è il tuo pensiero a tal proposito?
Ho interpretato correttamente il contenuto del tuo intervento?
Ciao
Alessandro

Immagini allegate
Fondazioni[1].pdf (295.27 KB, 76 download)
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lucky,
quello che proponi può costituire una procedura di verifica.

Se non erro, si tratterebbe dell'applicazione dell'algoritmo illustrato nel link fornito da Alessandro.

Tutto bene finchè i calcoli li effettua il programma. tutto male, anzi malissimo, se dobbiamo effettuarli noi per le componenti in entrambi le direzioni (l'esempio di Alessandro è semplificato e tratta la direzione più semplice.

Tutto, bene, dicevo, purchè la trave approssimi il modello infinitamente rigido (credo sia l'obiezioen di michelec), e purchè vengano verificate tutte le travate.

Non è escluso che questo sia l'algoritmo utilizzato dai moduli di geotecnica dei programmi strutturali.

Ovviamente, il tutto è improponibile senza un adeguato algoritmo, poichè bisognerebbe effettuare tutte quelle trasformazioni per tute le travate e per tutte le varianti di ogni combinazione di carico.

Anceh se lo strutturista ci dice quale travata verificare, dovremmo effettuare el verifiche per tute le varianti.

Solo se lo strutturista ci dice quale travata e quale variante, allora la verifica diventa praticamente possibile da effettuare anceh senza un algoritmo dedicato, costruendo un semplice foglio di calcolo.

Per cui, io torno a propendere per la semplificazione della verifica di un nodo di riferimento, con plinto di riferimento ampio un'area equivalente, sia il plinto a sezione rettangolare sia lo stesso a sezione quadrata.

Con il progettista che mi indica il nodo o i nodi da verificare, fornendomi uan quantità di varianti che non sia inumana.

Altrimenti dovremmo presentare una parcella ad orario, 80 Euro ad ora, ed una verifica completa verrebbe a costare probabilmente 1600-3200 Euro. Solo la relazione geotecnica.

Ritorno ad affermare: per questo tipo di problemi un modulo geotecnico ben fatto collegato al modulo strutturale è quello che ci vuole.
Non conosco però le procedure utilizzate da quelli esistenti.


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E dobbiamo chiarire: secondo i capitoli 6 e 7 delle NTC, lo studio dell'interazione terreno-struttura va eseguito preferibilmente con i metodi della geotecnica classica, per cui sono richieste verifiche con le classiche formule ed i classici modificatori più i recenti modificatori dell'inerzia del terreno.


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concordo in pieno con Mccoy lucido e razionale come sempre
rimane ancora sospesa (e qui non mollo) laquestione dei cedimenti non elastici ed il modello costitutivo di riferimento che non può essere un sitema di molle alla winkler
esistono un mare di studi sull'interazione terreno struttura, sulla liquefazione e sulle condizioni deformative in condizioni dinameiche con vari modelli costitutivi (che presuppongono un approccio non banale alla definizione del modello geotecnico) ed analisi complesse e complete e i software usano ancora la carbonella per le fondazioni? e c'è ancora qualcuno specie qualche ing in questo stesso forum che manca poco e ci chiede ancora il sigma


michele conti
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Originariamente inviato da: mccoy

Se non erro, si tratterebbe dell'applicazione dell'algoritmo illustrato nel link fornito da Alessandro.


no, è diverso, anche perchè tutto ciò che scrivo è un parto della mia mente smile
Anch'io all'inizio pensavo di operare così, ma è sbagliato perchè prendere gli scarichi dei pilastri e applicarli ad una travata, significa considerare la stessa azione per le n travate incidenti nel nodo

Quindi ho pensato alla risultante delle pressioni, perchè tiene già conto di come le azioni dei pilastri si distribuiscono

allego un file cad che mostra i miei passaggi logici

Originariamente inviato da: mccoy

Tutto bene finchè i calcoli li effettua il programma.


ma infatti è quello che intendo io
non voglio neanche pensare di scambiare una montagna di dati con il geologo, tutto ciò deve essere onere del software di calcolo (e lo può essere con un minimo sforzo)
Il software può creare il report finale in forma tabellare e poi con poche linee di codice in excel si può ciclare per controllare e calcolare il resto

Originariamente inviato da: mccoy
Non è escluso che questo sia l'algoritmo utilizzato dai moduli di geotecnica dei programmi strutturali.


Avrei qualche dubbio su questo
Finora ho visto solo un software farlo (non quello che uso io) e i risultati mi sembrano per lo meno fantasiosi


Originariamente inviato da: mccoy

Ritorno ad affermare: per questo tipo di problemi un modulo geotecnico ben fatto collegato al modulo strutturale è quello che ci vuole.
Non conosco però le procedure utilizzate da quelli esistenti.


Questa sarebbe una strada alternativa, ma bisognerebbe sapere quali risultati il software strutturale deve riuscire a dare al software geotecnico.

Immagini allegate
geologi.zip (34.53 KB, 68 download)
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Originariamente inviato da: michelec
rimane ancora sospesa (e qui non mollo) laquestione dei cedimenti non elastici ed il modello costitutivo di riferimento che non può essere un sitema di molle alla winkler


A quella ci pensiamo dopo, cerchiamo prima di accordarci sulla capacità portante smile

Originariamente inviato da: michelec


esistono un mare di studi sull'interazione terreno struttura, sulla liquefazione e sulle condizioni deformative in condizioni dinameiche con vari modelli costitutivi (che presuppongono un approccio non banale alla definizione del modello geotecnico) ed analisi complesse e complete e i software usano ancora la carbonella per le fondazioni?


Se esistessero modelli di elementi finito capaci di tener conto di tutto e universalmente riconosciuti non credo che le softwarehouse si farebbero problemi a implementarlo
Ma a me sembra che questo manchi.

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cedimenti e capacità portante sono tra loro legati anzi i cedimenti (loro calcolo non alla winkler se coesivi o con fini predominanti) sono quelli che danno un limite al carico da affidare e quindi è un serpente che si morde la coda. senza contare che se hai sabbie e falda nei primi m devi considerare i cedimenti da densificazione sismica. quindi bisogna fare geotecnica di buon livello e non semplificare quello che non è semplice
in genere i programmi verificano per 2.50 cm di cedimento e alcuni danno anche il differenziale quando sono ad esempio più plinti in esame


michele conti
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michelec,
premettendo che hai perfettamente ragione sui cedimenti,
credo che quello che interessi al progettista principalmente sia il cedimento elastico, quello che ha il maggiore effetto immediato sulla struttura.

Come si dice nell'ambiente: "Il c.a. è come un buon padre di famiglia", pronto a contribuire con deformazioni non critiche e ridistribuzioni a rimediare a spostamenti anche non piccoli, purchè reologicamente gli si dia tempo.
E di tempo in litologie coesive ne ha certamente.

A meno ovviamente di situazioni estreme o quasi.

Tutto il resto va certamente verificato, soprattutto i cedimenti sismici e di liquefazione. Ma qui è il progettista che deve sapere bene quale soglai può tollerare, nelle singole situazioni, la struttura e i suoi elementi.

Aggiungo: la normativa demarca nettamente SLU e SLE, per cui anche se cedimenti e capacità portante sono legati, nelle verifiche formali dovremmo distinguerli.



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