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OP
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Tacs, io non credo che ci sia una “ricetta” che va bene ovunque tipo “Più acqua per tutti”. Penso però che ci sono degli strumenti che prima non c’erano. Anzitutto conoscitivi. Finalmente esistono reti di monitoraggio idrologico e delle falde. Le Regioni hanno integrato con nuovi punti la rete di stazioni idrometriche ex Servizio Idrografico e finalmente riusciamo a conoscere le portate lungo i corsi d’acqua con un po’ di continuità. Le provincie hanno completato i catasti delle derivazioni (sembra incredibile ma fino a qualche anno fa non si sapeva pressochè nulla dei diritti di derivazione lungo i fiumi), e si è così in grado di stabilire ordini e priorità. Ci sono normative che prima non c’erano (vedi DMV dei corsi d’acqua). In particolare ci sono strumenti di pianificazione attuativi che prima non c’erano. I Piani di Tutela delle Acque (PTA) dal 152/99 per il servizio idrico integrato e i Piani d’Ambito delle varie ATO per l’idropotabile. Entrambi con scadenze operative a breve, medio e lungo termine. Credo che più che colpire a caso attaccando l’acqua Levissima i cannoni spara-neve o la cementificazione del bacino del Po (e che facciamo? Lo decementifichiamo tutto e vediamo che succede??) o roba del genere occorrerebbe riferirsi all’analisi e agli interventi proposti da questi Piani, che sono gli strumenti attuativi su cui si baseranno nei prossimi anni la gestione della risorsa e gli interventi infrastrutturali. Sono consultabili presso le ATO e le Regioni, in molti casi on-line sui rispettivi siti, e sono il frutto del contributo qualificato e riconosciuto da tutti anche di geologi e idrogeologi. Credo che occorrerebbe partire da lì per chi ha proposte integrative o alternative da fare. Di queste cose in televisione non se ne parla. Il buon Tozzi fa senz’altro più ascolti alimentando la chiacchiera da bar sport piuttosto che facendo buona informazione.
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