Continuo il discorso precedente:
3) calcolando il valore caratteristico (sempre IC media 95%)sull'N160_cs, ossia il valore di N trasformato a NSPT e poi corretto per il sovraccarico litostatico e la presenza di fine, l'IL va a picco= 0.4, liquefazione praticamente impossibile, mentre i cedimenti si abbassano ma non di molto (=49 mm).
Questi comportamenti sono peculiari ma non proprio imprevedibili, dato che il valore caratteristico vicino alla media elimina i picchi negativi che andavano in liquefazione.
In poche parole, l'utilizzo dei valori caratteristici sembra falsare un pò troppo i risultati quando abbiamo un segnale di una penetrometria statica o dinamica, mentre potrebbero andare bene nel caso di singoli NSPT (a parte la maggior ecautela pe ril fatto di avere un solo dato).
A rigore il dato giusto secondo la teoria dei valori caratteristici ssarebbe proprio il N160_cs_k, che porta l'IL secondo Iwasaki o indice di liquefazione molto in bassso.
Alla luce di quanto sopra, credo che, avendo delel penetrometrie continue, probabilmetne la cosa migliore sarebbe quella di diminuire ogni singolo dato di input dell'errore di misurazione, dato ceh il valore caratteristico di un elementino di terreno Delta_V è il valore stesso (varianza=0).
E non esagererei neanche con l'applicazione dell'errore, fermandomi magari ad una deviazione standard in meno.
Questo però abbatterebbe lo stesso i dati, ad esempio nelle CPT, qc_K = qc-15% se va bene...
a questo punto bisognerebbe trovare la maniera di essere meno cautelativi in altre scelte, coem per esempio il metodo utilizzato, o la Mw attesa (che talora però è obbligata) o le varie trasformazioni suggerite dalla letteratura.