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un poco complicato nel caso si usino le CPTU con valori ogni 2 cm
In questo caso la procedura più veloce è proprio quella di correggere il dato dell'errore strumentale. Altrimenti prendere le decine o centinaia di dati di uno strato omogeneo, ma ripeto, il valore caratteristicoin presenza di compensazione non rappresenterebbe più gli strati più sciolti liquefacibili risultando alla fine anticautelativo.
"Data speak for themselves" -Reverend Thomas Bayes 1702-1761 P(Ai|E)=(P(E|Ai)P(Ai))/P(E)
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come fai a correggerlo devi moltiplicare tutte le misure per una costante o eseguire come in alcuni software la correzione della misura alla punta?
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Sono in ballo anche io con problemi di liquefazione! si è capito da un pò che il problema è comune a tanti di noi...con la "solita" incompletezza di dati a disposizione (ad es. granulometrie) il modo che mi sembra più razionale (nel caso di prove dinamiche) è quello di utilizzare Iwasaki lavorando dul D50.... con le verifiche Vs sembrerebbe più plausibile l'uso dei valori caratteristici per grandi volumi (è vero che cade il senso delle valutazioni locali ma se ne tira fuori un discorso sulla complessività del deposito (che a mio parere è l'aspetto più rilevante anche ai fini dell'attribuzione ad una categoria di suolo (S2?). Anche il metodo di Seed Idriss nel caso di prove dinamiche è un punto di partenza.
saluti, agi
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Dovresti trasformare tutti i qc in qc-qc*k, dove k può variare da 0.15-0.25 per CPT, oppure da 0.05 a 0.10 per CPTE
Il vantaggio del CPTE è che l'errore sul qc è molto basso, secondo Kulhawy e Trautmann 1996 (il lavoro di riferimento).
Però questo solo ed esclusivamente per la liquefazione, per la determinazione litologica va usata la qc nominale.
E' un discorso che non credo piaccia tanto alle software houses, perchè gli complica il lavoro.
Ma quello che la legge richiede è chiaro...
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