Carmelina,
la confusione su questo argomento regna in tutta Italia.
Diciamo che il paragrafo C7.11.3.4 sembra ormai di chiara interpretazione, e se fosse sbagliato la notifica ufficiale dovrebbe arrivare con un decreto correttivo, non possiamo deciderlo noi.
In pratica, dato che noi possiamo stabilire il coefficiente di sicurezza, io userò sempre F=1 come soglia di liquefazione, dato che tale coefficiente già mi tutela all'80%.
Userò i valori caratteristici ma cercando di rispettare lo spirito originale del concetto, ossia adottando una stima cautelativa dei valori dei parametri che influenzano lo stato limite liquefazione.
Il modello attualmente più accurato e seguito da tutti, in presenza di penetrometrie, è quello che si basa sull'analisi dei singoli intervallini (20 cm di spessore, generalmente).
Adottare gli strati omogenei risulta in comportamenti contraddittori, che vanno contro la cautela e sono quindi contrari alla definizione di valori caratteristici. La procedura canonica sarebbe quella di ridurre gli N160_cs a strati omogenei e su questi calcolare i valori caratteristici, con risultati che abbassano l'indice di liquefazione rispetto alla procedura basata sui valori nominali.
conclusione, il metodo è sbagliato perchè non è cautelativo.
La procedura più corretta secondo logica, e quella che probabilmente adotterò per adesso, sarà la seguente:
Definire l'errore di misura di qc (disponibile in letteratura) e di N20 (non disponibile in letteratura).
La variabilità litologica = 0 in un elementino delta_V di 20 cm di lato. Per cui la variabilità si riduce all'errore strumentale e procedurale.
Come stima cautelativa realistica io applicherei un 16° percentile, ossia il dato stesso meno una deviazione standard.
In tale maniera, anche la procedura di ottenere un nuovo vettore delle N20 caratteristiche rispetto al vettore N20 nominale è molto spedita (basta sottrarre la deviazione standard ad ogni dato).
Poi applicherei un metodo poco conservativo tra quelli disponibili, possibilmente il meno conservativo.
Applicherei sempre la correzione FC, magari abbondando con il FC quando posso (cioè, quando credo sia fedele alla realtà). Ricordo che un limo puro ha FC = 100% e una sabbia limosa può avere facilmente un FC=50%
Quando ho ragionevole certezza di avere un pò di argilla indicherei lo strato come non liquefacibile.
Poi devono essere esaminati 2 aspetti:
1)l'indice di liquefacibilità di Iwasaki, che etichetta la verticale come liquefacibile o meno
2)I cedimenti indotti dalla liquefazione (le deformazioni plastiche della normativa), che però non vanno aggiunti a quelli delle verifiche delle fondazioni, ma vanno citati a parte
Circa la Vs, non ancora applico alcun metodo, qui dovresti come abbiamo già detto, intervallo per intervallo ridurre la Vs a Vs,k = Vs-1.645*0.15, ed applicare le correlazioni note.
Però l'opinione comune è che la VS per la liquefazione sia il metodo meno affidabile, tende ad essere troppo ottimistico a volte. Comunque è ammesso dalla legge e specie con downholes il dato originale è poco impugnabile.