Il rifiuto ad accettare tali relazioni dovrebbe venire innanzitutto dagli enti pubblici preposti...sfortunatamente non sempre capita...
E' proprio qui la questione.
Il geologo, o chi per lui, che nell'ambito dell'ente pubblico ha l'incarico di controllare le pratiche, deve avere la possibilità ed il coraggio di rifiutare i lavori che non soddisfano gli standard minimi di riferimento, chiedendo integrazioni alle indagini e/o agli studi eseguiti.
E chi si vede fare una richiesta del genere, anzichè inveire, dovrebbe esserne contento, perchè in questo modo ha la possibilità di dimostrare al suo committente la necessità di eseguire il lavoro in maniera rigorosa, giustificandone anche un più equo e gratificante compenso.
Poi ci sono i colleghi che si lamentano perchè "non è previsto dalla legge" eseguire un sondaggio o fare prove anche indirette...eccc..ecc.. il committente ha il braccino corto ecc..ec...
Per quanto riguarda il committente è più che normale che voglia spendere il meno possibile; anch'io quando faccio un acquisto voglio risparmiare, ma so bene che al di sotto di una certa cifra non è possibile scendere se non a discapito della qualità del prodotto. E allora dobbiamo essere bravi a far capire al committente l'importanza del nostro lavoro, perchè se non ci crediamo neanche noi è meglio che ci diamo all'ippica (con tutto il rispetto per i fantini ed i cavalli).
Per qanto rigurada invece i riferimenti normativi, faccio presente che al capitolo 3.2.2 delle NTC c'è scritto: "La misura diretta della velocità di propagazione delle onde di taglio è fortemente raccomandata" (frase che io riporto sistematicamente nelle mie relazioni geologiche), ma questo chiaramente non interessa a nessuno, in quanto, non essendo un imposizione di legge, risulta più bravo colui che riesce a fornire al progettista calcolatore un valore di Vs30 senza dover spendere inutili soldi in apposite indagini geofisiche. :-(