Ti ho già detto che per me solo i geologi hanno la competenza e la "sensibilità" di fare le prove in situ, ma mi concederai almeno di dire che se riuscissimo ad imporre una sorta di regolamentazione (non chiamiamola certificazione che ho la nausea) che garantisca il committente ed il professionista (geologo, ingegnere, geometra) che riceve dei dati riusciremmo a parare gli attacchi che ci arrivano da tutte le parti?


Ma da chi credi che mi faccia fare io, professionista puro, le indagini in situ?
Pensi che vada a cecare la megaditta certificata o non (in Liguria non ce ne sono) che non si sogna nemmeno di spostarsi per farmi qualche prova per magari una villetta oppure mi mette in coda dopo anas, ferrovie, autorità portuali ecc e me li fa pagare a peso d'oro?
Questo tipo di strutture non hanno interesse ad entrare in un certo tipo di mercato perchè non conviene, se si muovono si muovono per una campagna di sondaggi (che il Liguria in molte zone non sono neanche realizzabili per problemi morfologici).

Quindi ben vengano i colleghi che fanno le prove, ma l'unico modo per riuscire a spuntarla è puntare alla qualità del prodotto garantita anche dalla competenza di chi esegue la prova (il geologo).

Non basta però chiamarsi Dott. Geol., perchè se è evidente che l'interpretazione dei dati è di nostra competenza è sull'acquisizione degli stessi che ci infilzano. Che poi siamo più in grado noi di chiunque altro di ottenerli nel modo corretto e sapendo quello che si sta facendo è un conto, un altro conto è contrastare chi ci dà contro (più le università che le imprese) all'interno del ministero.

Per questo già anni fa si cercava la strada della certificazione della singola prova o del singolo strumento cercando di scardinare quella puttanata della 349.
Sperondo di essere stato finalmente chiaro su come la penso chiudo veramente.
Saluti.
Giuliano Antonielli