Proposta semplificativa.
Le formule trinomie usualmente impiegate per il calcolo della portanza si riferiscono a blocchi di fondazione supposti infinitamente rigidi ed isolati da eventuali altri blocchi. Cioè lo schema di riferimento è quello di plinti tozzi non collegati tra loro o, al più a quello di una trave di fondazione di lunghezza indefinita, isolata e comunque indeformabile (schema piano di deformazione).
Solo in questo schema (di blocchi isolati) è possibile determinare facilmente e correttamente i fattori di riduzione della portanza prodotti dall’eccentricità e dall’inclinazione dei carichi prodotti dalle sollecitazioni sismiche.
Il graticcio di travi di fondazione (quasi sempre impiegato in zona sismica) non può rientrare nel suddetto schema in quanto la notevole rigidezza delle travi rispetto alla rigidezza del terreno determina, nel caso dei momenti flettenti trasmessi dal singolo pilastro, una immediata ridistribuzione (diffusione) degli sforzi conseguenti a tali momenti sul terreno a notevole distanza dal pilastro. Tale importante ridistribuzione impedisce la possibilità di isolare un “plinto equivalente” cui assegnare un ideale momento flettente con cui calcolare l’eccentricità e quindi un fattore correttivo conseguente.
Lo stesso ragionamento può essere svolto con riferimento all’inclinazione del carico in quanto la forza H in un nodo oltre a ripartirsi negli altri nodi vicini al nodo in cui è applicata, viene ripartita elasticamente su tutta la lunghezza della trave longitudinale passante per il nodo.
Eccentricità ed inclinazione dei carichi sismici (o del vento) vengono trasformati quindi in tensioni di contatto non uniformi lungo le varie aste del reticolo.
L’unica soluzione, a mio avviso, semplice e non troppo fantasiosa si basa sull’utilizzo diretto delle pressioni di contatto che tutti i software forniscono per un congruo numero di sezioni di ogni trave del graticcio (e per ogni combinazione di carico):
- calcolo del carico limite (Hansen) delle sezioni trasversali delle varie tipologie di travi presenti supposte indefinite senza tener conto dell’inclinazione e dell’eccentricità. Eventualmente si può (in via cautelativa) ridurre tale valore mediante un fattore correttivo forfettario applicato ad Ngamma.
- Confronto, per singola sezione tipo, del carico limite con la pressione massima supposta applicata uniformemente per tutta la lunghezza della trave.

Sembra un ritorno alle tensioni ammissibili ma non lo è. Infatti ricordo che la fondamentale condizione (6.2.1) Ed <= Rd prevede che Ed possa essere il valore di progetto dell’azione o dell’EFFETTO DELL’AZIONE (nel nostro caso la pressione di contatto).
Saluti. Ing. Renato