Daniele ciao; credo che sia una battaglia persa in partenza; quello di scendere sotto livelli minimi di decenza è purtroppo un vizio sempre più diffuso; oltre tutto l'abolizione dei minimi tariffari (anche se non dimentichiamo che ci sarebbe da discutere perchè l'art. 2233 del Codice Civile è sempre in vigore) ha sottratto agli ordini professionali l'unico strumento per vigilare sull'applicazione degli stessi e quindi, di conseguenza sulla qualità del lavoro; perchè è evidente e non temo smentite, che un lavoro che "costa" poco vale anche meno.
Ma non è un problema solo "geologico"; la fame di lavoro sta portando ad un generale abbattimento degli onorari professionali un po' in tutti i campi, compresa la casta dei notai, all'interno della quale è poco diffuso ancora (io mi servo di un notaio che fa spendere un terzo degli altri e rischia di essere gambizzato dagli altri ogni volta che esce dallo studio).
L'unica condotta da tenere, e questo è un appello, è che la dignità della professione sia mantenuta ad un livello di rispettabilità, anche economica, grazie alla coscienza di ognuno di noi. Ad esempio io non rispondo a preventivi e rinuncio all'incarico quando il lavoro è piccolo e pertanto il committente fa leva sulla nostra guerra tra poveri per impoverirci ancora di più.
Su lavori più importanti si può far leva sul rapporto fiduciario tra committente e professionista, su variabili che possono entrare in gioco. Tutte le volte che ho messo nero su bianco un'offerta per un piccolo incarico non l'ho mai preso: il committente va allo studio vicino e dice: questo mi fa 1000 tu? E quello: io 900 e così via, fino ad arrivare ai vergognosi 300-400 euro che si sentono in giro.