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a mio parere le cause sono profonde. probabilmente la superficie è all'interfaccia dell'acquiclude e probabilmente vi era acqua in pressione noon si spiega se no l'entità ed il vlume del movimento una intera parte a profondità non nota aveva resistenze al taglio=0
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Martedì sono stato a Maierato con una collega e abbiamo fatto un sopralluogo di circa sette ore su buona parte dell’area di frana e nel centro abitato. Innanzitutto vi dico subito che le immagini non rendono l’idea dell’imponenza della frana.
Siamo stati sul coronamento (a nostro rischio e pericolo), certo non proprio sul bordo ma a distanza di qualche metro, ed è davvero impressionante. Abbiamo potuto notare, a poche decine di metri dal coronamento (sulla stradina di fronte al cimitero), che sui muri di alcune antiche case coloniche ci sono vecchie fessure e muri inclinati o addirittura scollegati dal resto della struttura. Quindi i segni di passati movimenti ci sono tutti. Intanto il coronamento è andato in retrogressione di parecchie decine di metri, dopo l’evento principale, e sulla strada che attraverso il quartiere nuovo (zona rossa) immette nel vecchio abitato si notano delle fessure da trazione che non promettono niente di buono. Nel tratto iniziale della circonvallazione, per intenderci quella troncata di netto, si notano vecchie fessure sul manto stradale, parallele al versante e al piede della scarpata sottostante la strada sono state posizionate delle gabbionate (quindi già su quel tratto di versante c’erano dei “sentori“ d’instabilità!?!).
Ma veniamo all’aspetto geologico. Premetto che non vale nemmeno la pena entrare nel merito delle affermazioni fatte da Bertolaso sulla liquefazione delle argille (quick clay), fenomeno questo che avviene nelle regioni delle alte latitudini in argille estremamente sensibili e principalmente in strati abbastanza superficiali.
La successione stratigrafica è un po’ più complessa, rispetto a quella riportata sulla carta geologica. Partendo dall’alto c’è uno spessore di pochi metri di depositi continentali rossastri e depositi alluvionali recenti (si notano sulla scarpata principale anche dei paleofossi), che all’inizio erano stati poco coinvolti perché più a monte, ma ora con l’arretramento sono stati in pieno interessati; argille bianche giallastre plioceniche intercalate ad arenarie e silt con spessore variabile fino a poche decine di metri; un potente strato di calcare evaporitico a tratti gessoso e vacuolare con intercalati livelletti argillo-siltosi e marne. L’aspetto del calcare è di tipo farinoso e si sgretola facilmente sotto pochi colpi o addirittura con le mani; uno strato decimetrico (o lenti) di marne tripolacee laminate e alternate a piccoli livelli argillosi e siltosi (ne abbiamo trovato solo delle tracce nel corpo di frana, quindi non si può dedurre né la potenza e né se sono strati o lenti), di consistenza scarsa; infine un pacco di spessore variabile dal decimetrico al metrico (in base a quello che abbiamo trovato nell’accumulo di frana non molto lontano dall’unghia) di marne argillose, argille marnose ed argille mioceniche di colore grigio azzurro tendente talvolta al verdastro ed al grigio scuro o nero, per la probabile presenza di livelli lignitiferi. L’argilla a tratti presenta piccole sacche arenaceo-siltose. Hanno buona consistenza e solo in alcuni blocchi, particolarmente imbibiti di acqua, sono riuscito a produrre una compressione con il dito.
Lo scollamento si è avuto quasi certamente nelle argille o al più al contatto tra evaporiti e argille (per saperlo bisognerebbe andare in prossimità dell’unghia, cosa che non abbiamo potuto fare perché di difficile accesso e per il fatto che ci sono le ruspe a lavoro per creare un canale di deflusso per il torrente), anche se in base alla carta geologica lo spessore dei calcari sembra andare oltre il piano di scorrimento e delle argille mioceniche non vi è traccia (bisognerebbe fare una serie di sezioni per vedere se i calcari a valle della frana siano stati ribassati dalle faglie che si vedono sulla geologica).
Per quanto riguarda le cause, probabilmente, le argille basali confinano una falda andata in pressione, che ha fatto scivolare il tutto, ma ci vogliono delle analisi più dettagliate per poter giungere ad una conclusione che si avvicini il più possibile alle reali cause. Lo spessore del distacco sembra essere, da una misura speditiva su supporti topografici, di circa 80 m.
Il tratto di frana che ha interessato la collinetta a destra del fosso che si vede troncato, sembra aver seguito i piani di una o più faglie verticali e questo è suffragato da un confronto con le faglie segnate sulla carta geologica, che coincidono esattamente con la scarpata di frana.
Naturalmente queste sono solo nostre congetture, scaturite da una semplice analisi poco più che visiva e senza aver potuto accedere alla scarpata ed all’unghia; comunque ci torneremo per un’analisi più dettagliata. Poi quando avrò le foto le posterò.
P.S. Devo ringraziare le forze dell’ordine che ci hanno fatto accedere alla zona rossa ed alla frana ed in particolare i vigili del fuoco che ci hanno portati fino al bordo della circonvallazione troncata e che ci hanno pure offerto il pranzo.
Ah dimenticavo, quando siamo andati sul versante opposto a SW del paese, da dove si vede la frana di fronte e dove la gente fa la fila per vederla e fotografarla (in corrispondenza del curvone sulla strada che si vede sulla parte sud della carta geologica), abbiamo notato a un paio di metri dal ciglio della scarpata una frattura con il lato a valle ribassato di una decina di cm ed abbiamo tempestivamente informato il comune per far mettere delle transenne in modo che non ci vada la gente.
L'intenzione supera l'azione
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bravo ottimo lavoro di rilevo ed analisi ragionata pur da lontano qualche cosa avevo capito "a mio parere le cause sono profonde. probabilmente la superficie è all'interfaccia dell'acquiclude e probabilmente vi era acqua in pressione non si spiega se no l'entità ed il volume del movimento una intera parte a profondità non nota aveva resistenze al taglio=0" facci avere delle foto guarda se resci a troovare qualche foto panoramica di infilata dall'elicottero e tienici informati chi sta eseguendo studi? grazie
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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grazie michele
concordo con te sulle cause, anche se prima bisognerebbe valutare bene tutti i dati e non dimentichiamo che c'è quella presenza "subdola" delle faglie che, secondo me, hanno avuto un ruolo importante oltre che come causa predisponente, anche come via preferenziale d'infiltrazione.
Non so ufficialmente chi sta eseguendo gli studi, ma mi è stato riferito dai vigili che è venuto un gruppo di ricercatori del cnr e dei professori dell'unical. Comunque vi terrò informati
L'intenzione supera l'azione
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davvero un bel report! ci metterei subito una firma a vedere questo tipo di lavori presentati anche in televisione.
narrare un sopralluogo con la giusta competenza, è sicuramente la "formula" da adottare;
e vedi che pian piano le problematiche del nostro territorio iniziano ad essere comprese anche dalla gente comune.
confido nella percezione della mia ignoranza
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Secondo me vi leggono... Certo che un modello geotecnico di una simile complessità e varietà di materiali....
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asa lo ha ben descritto, speriamo che il pranzo almeno lo abbia risollevato. però una considerazione quando il geologo "rileva" con capacità e cognizione e osserva (anche e sopratutto con esperienza) dimostra come sia una figura professionale insostituibile. forza ragazzi fatevi valere così si accorgono dai fatti cosa valiamo a a cosa serviamo. chissà se questa potrà essere una occasione (mi rivolgo ai calabresi)
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Volevo segnalarmi questo report di un collega della zona: http://www.ordinegeologicalabria.it/areadue.asp
quandu u sceccu non voli mbiviri...ambatula mi nci frischi...
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grazie geoalfo rapporto completo ed esaustivo quando faranno qualche sondaggio (geofisica etc,) e poseranno qualche inclinmetro od altro per n monitoraggio serio? bisogna capire cosa ha scatenato sta iradiddio
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Bravi tutti!! l'analisi sul campo e in "tempo reale" è essenziale, è fare un po di CSI geologico, certe prove col tempo a volte a anche poco svaniscono (erosione evoluzione lavori di ripristino ecc). La complessità geologica poi fa parte del nostro "patrio (sotto)suolo" ed è lì che abbiamo la sfida di comprendere la natura come costuisce e come distrugge (o evolve).
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