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fatte queste analisi che inquadrano bene la situazione (a proposito c'è qualche sezione) bisognerebbe passare alla seconda e più importante fase di comprensione del fenomeno ossia sezioni interpretative (profondità del corpo frana) meccanismo di innesco e cause preparatorie e scatenanti e non ultimo l'attività residua (misurata del fenomeno) senza queste e senza capire cosa è successo non si può fare prevenzione infatti come si fa a prevenire quello che non si conosce?
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Il tratto di frana che ha interessato la collinetta a destra del fosso che si vede troncato, sembra aver seguito i piani di una o più faglie verticali e questo è suffragato da un confronto con le faglie segnate sulla carta geologica, che coincidono esattamente con la scarpata di frana. Non so a volte le faglie con il loro andamento vengono posizionate per far quadrare i conti nella carta geologica a meno che non siano ben visibili.....soprattutto sul quaternario....
Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
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Iscritto: Apr 2005
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Stavolta sembra che con le faglie ci abbiano azzeccato, invece hanno abbondato con il detrito di frana e alluvioni e prodotti da soliflussione, perché non avevano dati e qualcosa ci dovevano mattere.
Comunque sono appena tornato dal secondo sopralluogo che ci ha chiarito definitivamente le idee; la stratigrafia rimane grossomodo quella che vi ha postato prima tranne qualche ritocco che apporterò in seguito.
abbiamo raccolto delle testimonianze che sono delle chicche e che a loro modo possono essere stimolanti ai fini dell'interpretazione geologica. Abbiamo fatto tante altre foto che con quelle dell'altra volta vi farò vedere attraverso una galleria fotografica su picasa web.
Mo vado a mangiare perché sono digiuno da stamane.
L'intenzione supera l'azione
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Ah dimenticavo, hanno transennato e messo una rete da cantiere dove abbiamo segnalato la fessura sull'altro versante e poi hanno messo rete e cancelli lungo il perimetro della frana ad una distanza di alcune centinaia di metri. Quindi tutta l'area è diventata off limits.
L'intenzione supera l'azione
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Ho molto aprezzato la dotta disquisizione sopra esposta però non ho rilevato alcuna indicazione operativa nell'immediato, che nel momento attuale sono le più necessarie.
Non vengono indicati i possibili interventi d'urgenza per ridurre o addirittura eliminare quanto prima l'arretramento dell'arco di distacco, nè se la consistenza del corpo di frana è tale da permette l'accesso ai mezzi meccanici per eseguire i primi fossi per smaltire le acque e svuotare eventuali laghetti di ristagno, nè vengono indicati i punti più soggetti ad rilevare la velocità della possibile l'evoluzione del movimento franoso (utilizzando semplicissime "spie"), nè se la massa franata al piede viene erosa da un corso d'acqua e in tale caso se vi è la possibilità di una immediata deviazione del filone della corrente, nè le zone in cui i fabbricati sono da abbattere e quelle nelle quali possono essere recuperabili nell'immediato futuro.
Insomma vongono affrontati i problemi solo in termini accademici e non gli interventi nell'immediato che sono quelli che servono alla popolazione ed alle autorità competenti.
Presumo che siate giovani per cui il vostro operato è comprensibile, quello che è meno comprensibile è invece che queste cose nelle università non mi risulta vengono insegnate, nè mi risulta che i nostri Ordini regionali le affrontino nel varie conferenze dell'aggiornamento portando eventualmente i partecipanti al "capezzale del malato".
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antonio non essere severo questi sono andati sua sponte a vedere per farsi un'idea e per capire. poi la frana ha dimensioni poco gestibili, abbiamo una corona con una scarpata di circa 50 m e accumuli e movimenti di circa (mi sembra) un milione di mc e come se tu intervenissi con escavatore sulla frana del "Corniglio" se non mi sbaglio sul nome nel parmense intervenire a valle adesso per fare giuste deviazioni e interventi immediati (se non c'è una testa che dirige e sa quello che fa) è pericoloso. sarebbe opportuno ed obbligatorio con dimensioni più umane
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Proprio perchè di dimensioni enormi occorre intervenire il più presto possibile con la semplice regimazione delle acque superficiali nel corpo di frana,con la chiusura delle crepacciature, sempre nel corpo di frana, con l'intecetttazione e l'allontanamento delle acque provenienti dalle zone circostanti la frana con la deviazione delle acque di un eventuale corso d'acqua presente al piede della frana o con la costruzione di una coronella.
Sono tutti interventi di indiscussa efficacia e privi di contro indicazioni che impediscono il peggioramento della sitazione con un apliamento della frana ed hanno un effetto benefico anche sullo stato d'animo della popolazione, specialmente di quella che abita ai bordi della frana.
I dati acquisiti dai colleghi e sopra esposte sono senz'altro utilissime ma sono purtroppo da utilizzare in un secondo tempo a frana ferma per le opere di consolidamento.
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tutto quello che dici lo avrei fatto nell'immediato anche io specie sapendo che tipo di materiale c'è (la frase attribuita ad un in. dlell'UTC mi sembra che diceva si fosse formato unlaghetto la dice lunga) ma purtroppo non sapendo la profondità ed i meccanismi di innesco e preparatori profondi questi sono solo utili palliativi bisogna prima di spendere troppi soldi sapere che cosa effettivamente sia successo
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Io sarei per una prima e superficiale regimazione delle acque dal corpo di frana e dalla corona; per il torrente essendo di portate ridotti ed occasionali, ed in virtù che i regimi pluviometrici vanno a diminuire, non farei interventi... attenderei la prossima primavera, con una maggiore stabilità della massa sovrastante; In quella parte lavori fatti con mezzi meccanici e senza cognizione di causa potrebbero far cedere "parte del corpo" e magari si avrebbe anche la prima vittima (l'operatore).
Per gli interventi futuri, be una massa così grande la si deve accettare per forza, modificherà leggermente gli equilibri, ma se si procede con interventi mirati rimboschimento e qualche pozzo drenante, nel giro di 10-15 anni credo si possa reintegrare nel nuovo paesaggio.
Ovviamente prima di progetti, lì bisogna toccare con mano le condizioni strutturali, le faglie hanno avuto un certo ruolo, e se l'impluvio e impostato su una frattura le cose si complicano.... Editin virtù del nuovo post di Michelec: sono anche d'accordo che gli stanziamenti economici avranno un ruolo primario!
Ultima modifica di ShoutShark; 03/03/2010 08:28.
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da quello che conosco e che ho praticato nelle mie esperienze anche e specie nel sud le frane sono (specie le profonde) molto complesse e difficili da definire ed interpretare con movimenti di tale massa e con profondità di oltre 50 m c'è poco da fare l'unica è il monitoraggio e l'intervento sulle cause predisponenti e scatenanti (i.e. infiltrazioni variazioni del regime idraulico al contorno etc) certo rimboschimenti e riordino superficiale male non fanno ma con quelle masse questi interventi sono ininfluenti giusto anche quello che dici di aspettare la buona stagione ma intanto sarebbe bene approntare un po di ricerca e studio geotecnico serio le parole non hanno dimensioni ne peso in queste situazioni e purtroppo non costano nulla e si possono usare all'infinito. potrebbe essere una occasione questa per i geologi del vibonese cosentino di farsi valere proponendo un piano di indagini e offrendosi come gestori di questa fase facendo vedere il proprio valore
Ultima modifica di michelec; 03/03/2010 08:41.
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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