C’era una volta chi diceva: "L' informatica sconvolgerà i partiti di vecchio stampo" "Le nuove tecnologie rendono possibile una maggiore partecipazione democratica". Sulla carta è tutto verissimo, se non fosse che i nostri rappresentanti sono sempre gli stessi da decenni, ed il modo di comunicare dei più giovani a dir poco spaventa.
Uno dei problemi più seri del nostro ente di previdenza, su cui occorre porre la dovuta attenzione è la classe dirigente a dir poco attempata, a dispetto della recente istituzione della cassa.
Purtroppo, chi governa l’Epap (CIG), pensa ad orizzonti sempre più brevi, la logica che prevale è la sopravvivenza, senza affrontare i problemi di lungo periodo che saranno la sfida di chi ha oggi 30 anni.
Anche se il problema non è tanto sulla giovane o avanzata età degli esponenti dell’attuale CIG e aimhé del prossimo. Ma piuttosto, in base a quale percorso (giovane o anziano) arriva a diventare delegato designato e quindi massimo riferimento di una potenziale maggioranza della categoria.
Non possiamo pretendere che chi ha riformulato lo statuto, lasciando solo a pochissimi la possibilità di presentare candidatura si faccia da parte. Naturalmente mi rendo conto delle difficoltà che si possono incontrare proponendo all’Epap di riformare se stessi. L’annullamento dei famigerati requisiti di onorabilità, aiuterebbe a ringiovanire la classe dirigente, lasciando più spazio a tutti senza alchimie di quote o posti riservati.
Abbiamo bisogno di agire in modo drastico per ridurre le spese di gestione.
L’Epap non può permettersi 26 delegati al CIG, 12 al CdD e 6 al CdA, o meglio potrebbe permetterselo se i tassi di sostituzione fossero il doppio di quelli attuali.


Gianluca Maccarone
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