E' una faglia dormiente e spero che resti tale per molti anni ancora.
Faglia dormiente? mai sentito questo termine.
Per poter con più precisione stabilire l'attività recente di attivazine di una faglia, probabile magnitudo liberata per evento cosismico (in assenza di dati storici sul danneggiamento) e spostamento cosismico, in sostanza per avere una realistica idea della pericolosità sismica di una faglia, sono necessari studi di paleosismologia con datazione dei depositi con metodologia radiometrica o luminescenza e anche di tipo archeologico.
Che ne pensi di quest'articolo? Ne eri a conoscenza?
P. Galli e V. Bosi
Dipartimento della Protezione Civile, U. Servizio Sismico Nazionale, Roma
I TERREMOTI DEL 1638 IN CALABRIA:
IDENTIFICAZIONE E ANALISI PALEOSISMOLOGICHE DELLA FAGLIA DEL 9 GIUGNO IN SILA
La sismicità della Calabria centro-meridionale negli ultimi 400 anni è caratterizzata dai più elevati rilasci di energia dell’intera catena appenninica, con eventi e sequenze dagli effetti sempre distruttivi, se non catastrofici, e con valori di magnitudo anche superiori a 7. Cosa accade prima di questi ultimi 400 anni le fonti storiche lo tacciono, seppur con poche ed elusive eccezioni (es., terremoto del 1184).
Dando per scontato che la completezza del dato storico-sismologico dell’Italia meridionale, e della Calabria in particolare, è fortemente lacunosa fino a tutto il medioevo ed ai primi secoli dell’epoca moderna (es., Albarello et al., 2001), è lecito chiedersi se a questa carenza cronachistica possa in gran parte anche corrispondere un silenzio delle strutture sismogenetiche primarie? È ragionevole supporre cioè che gli interi 200 km di Appennino calabro a sud della stretta di Sibari si siano risvegliati a catena da un torpore secolare all’alba del ‘600 sino all’epilogo (?) del 28 dicembre 1908 sullo Stretto di Messina?
I tempi di ritorno di alcune strutture sismogenetiche dell’Italia centro-meridionale, stimati su base paleosismologica nell’ordine di 2000±500 anni (es., Pantosti et al., 1993; Galadini e Galli, 2000), sembrano compatibili con questa ipotesi, così come i dati recentemente acquisiti sulla faglia responsabile del terremoto del 5 febbraio 1783, nella Calabria meridionale (Galli e Bosi, 2002a) ed il quadro sismotettonico delineato da diversi autori (Jacques et al., 2001; Galli e Bosi, 2002b, e bibliografia ivi citata).
Un naturale passo avanti verso la comprensione delle caratteristiche sismogenetiche della regione, e quindi di questo problema, risiedeva nello studio della prima, micidiale sequenza conosciuta della Calabria, quella del marzo-giugno 1638 (Me6.7). La sequenza ebbe aree mesosismiche ben distinte: le tre principali del 27 e 28 marzo sono state ubicate tra il versante occidentale delle Serre settentrionali, la piana di S. Eufemia e il bacino del Savuto; quella del 9 giugno nella Sila orientale.
In questa fase presentiamo i risultati delle analisi paleosismologiche relative alla sorgente del terremoto di giugno, identificata appunto nella Sila orientale lungo un lineamento sconosciuto e denominato in seguito faglia dei Laghi (Galli e Bosi, 2002b).
All’identificazione di questa faglia N140° siamo stati condotti sia da un attento esame delle fotografie aeree e sia dal riesame di tutte le fonti contemporanee. Queste ultime, come noto, descrissero l’aprirsi di una lunga fenditura attraverso lo “spigolo” nordorientale del massiccio silano, con un rigetto di circa 80 cm sia “nelle più basse valli, che nelle più alte montagne” (Di Somma, 1641), come “accadde dopo molti anni di vederle ancor .... nella Sila sotto vocabulo cagno” (Martire, 1704). E Cagno (zona del lago Ampollino, KR) è in realtà la località ancor oggi rimasta nella memoria contadina come “a colla ‘u terremuot” (la conca del terremoto); in questa depressione, sbarrata dal footwall della faglia, sono state scavate 3 delle 4 trincee con le quali abbiamo indagato la struttura dei Laghi. Le analisi paleosismologiche, circostanziate da 24 datazione assolute, hanno consentito di riconoscere l’evento del 1638, ed anche diversi precedenti, l’ultimo dei quali presumibilmente avvenuto in epoca bizantin (VII-VIII sec.).
La localizzazione della faglia dei Laghi e dei suoi paleoterremoti a circa 20 km dal “vecchio” epicentro macrosismico del giugno 1638, le indicazioni sulla sua possibile prosecuzione a NW (faglia del lago Cecita) e il riesame della sequenza del marzo 1638 (ora proposta in 3 diverse scosse principali) comportano un totale riesame della zonazione sismogenetica e dei calcoli di hazard della Calabria centrale, sia in termini di geometria delle zone che dei parametri ad esse associate (vedi Bosi e Galli, 2002).