Dovendo caratterizzare terreni coesivi per fondazioni profonde (limi argillosi molto compatti) e nell'impossibilità di eseguire penetrometrie (vanno a rifiuto) che restituiscano un profilo continuo di Cu lungo una verticale mi chiedevo quale indagine fosse più appropriata (considerando anche i costi):

1)ricorrendo a prove TX UU, una per ogni strato, avrei solo un dato puntuale; es. eseguendo una TX UU alla profondità di punta prevista del palo avrei un valore di Cu (che dipende dalla profondità) sovrastimato per il calcolo della resistenza laterale entro i primi mt.(immaginiamo pali di 10 mt);

2) che tipo di trattamento statistico dare al dato, la Cu segue una distribuzione log-normale ma cosa fare nel caso di un solo dato di laboratorio ???pnsavo di trattare statisticamente i 3 dati derivanti dalla rottura dei sinìgoli provini nella cella triassiale;

3)A tal proposito Lancellotta (GEOTECNICA, pag.235-236) raccomanda, per il calcolo di Cu il ricorso a prove TX CU, suggerendo di ricavare per ogni tensione di consolidazione sigma'c il valore a rottura dello sforzo di taglio (sigma1-sigma3)/2, quest'ultimo rappresenta la resistenza al taglio non drenata Cu. Per estrapolare il dato alle varie profondità basta notare che il rapporto Cu/sigma'c è costante per cui, note le proprietà fisiche del terreno, e facile arrivare a dei profili di Cu per le varie profondità (es. intervalli di 1-2mt per la resistenza laterale dei pali).

Quest'ultimo metodo a me pare il più completo,pur mancando la condizione phi=0, anche se Lancellotta non specifica se il valore di Cu ricavato debba essere o no aumentato dell'intercetta c (coesione in termini di tensioni totali)dell'inviluppo di rottura (ovvero la coesione Cu corrispondente a sigma'c =0).
Infatti nell'esempio proposto l'inviluppo di rottura in termini do tensioni totali (argilla di Panigaglia NC) ha un valore di coesione c=0...è mai possibile???

A voi...