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#8466 19/09/2005 12:56
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Fra circa tre settimane, il 9 ottobre p.v. , ricorre il 42mo anniversario della tragedia del Vajont che tanto segnò le coscienze e le cui ferite non sono ancora del tutto rimarginate.
Tragedia premonitrice di tante altre, naturali e non, che avrebbero segnato l’Italia negli anni successivi.
Ricordo che era appena cominciato l’anno scolastico ed io, dodicenne, mi accingevo a frequentare la seconda media. Ero in collegio e le notizie si sapevano guardando la Tv la sera dopo la cena, lusso che ci veniva concesso, poi, finito il notiziario sportivo, tutti a dormire. Ma la sera del 10 ottobre e le altre che susseguirono, al telegiornale, all’ora c’era un telegiornale soltanto e per giunta in bianco e nero, non si parlò d’altro che della tragedia avvenuta, rimasi impressionato nel vedere paesi ricoperti di fango ed acqua ma non mi resi, ovviamente, conto di come poteva essere accaduto un fatto simile e dell’immane tragedia che si era consumata.
Negli anni a venire, crescendo ed andando avanti negli studi, leggendo ciò che veniva pubblicato, mi sono reso conto delle cause che portarono al disastro, ma ancora oggi,devo dire, seppure in età matura, mi riesce difficile capire come la stupidità umana, lì sul torrente Vajont, non abbia avuto limiti.

Alcuni giorni fa ho letto sulla rivista “Nuova Storia Contemporanea” nr.4 luglio-agosto ’05 un bellissimo saggio sul disastro del Vajont a firma di Odoardo Ascari, avvocato delle vittime della tragedia in tutto il lunghissimo iter processuale che ne seguì. L’avvocato Ascari ripercorre le varie fasi processuali, non descrive, ovviamente, il disastro dal punto di vista geologico-tecnico, ma leggendo il suo saggio, si riesce a comprendere molte cose.
Leggendolo mi hanno colpito due cose: 1) come abbia fatto il collegio peritale, nominato dal Giudice Istruttore all’indomani del disastro, formato, niente popò di meno che, dai professori Ardito Desio, Michele Gortani e Goss Cadish, a depositare una perizia le cui conclusioni condensavano tutte le responsabilità negli ultimi giorni di settembre 1963, fino alla tragica conclusione del 9 ottobre. Conclusioni che non soddisfecero nemmeno il Giudice Istruttore che nominò un altro collegio di periti composto, questa volta, da accademici francesi al quale fu aggiunto il prof. Floriano Calvino dell’Università di Padova e che giunse a conclusioni completamente opposte.
2 ) si ha l’impressione che il mondo accademico italiano di allora, si sia defilato e non abbia voluto prendere posizione. Cito testualmente le parole dell’avvocato Ascari :
“ E compresi subito che la prima battaglia si combatteva sul piano tecnico. Cominciò così il mio pellegrinaggio per arruolare i più autorevoli esperti in idraulica e geomeccanica d’ Europa, tenendo presente, appunto, che i periti d’ufficio erano di fama e livello internazionale, ma che, in Italia, era molto difficile trovare chi fosse disposto a sostenere le nostre ragioni. Vi era di più: essendo nel frattempo intervenuta la nazionalizzazione dell’energia elettrica e, conseguentemente, l’attribuzione all’Enel della proprietà, per così dire, di tutti gli impianti idroelettrici capaci di produrre energia, l’accettazione da parte di scienziati italiani di un incarico, che possiamo definire accusatorio, diventava del tutto improbabile. Ricordo, infatti, che un professore, titolare di un cattedra prestigiosa, ribadendo il suo rifiuto, mi disse testualmente: Lei non può pretendere che io mi metta contro il mio unico possibile datore di lavoro.”

Concludo con le parole di Bob Dylan : Answer, my friend, is blowing in the wind.

Saluti / Ridolfi

#8467 19/09/2005 15:38
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Per me, che mi ero laureato in geologia da poco(il 13.03.63), la cosa fu veramente scioccante.

Per farsi una opinione documentata di quanto avvenne le consiglio di leggere "La storia del Vajont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana" del geologo Edoardo Semenza che era figlio di Carlo, il progettista e direttore lavori della diga edito dalla Tecomprojec Editore multimediale.

Oltre al rigore scientifico-tecnico nella descrizione della meccanica del fenomeno troverà in questo volume confutate alcune delle tesi del film di Renzo Martinelli e di vari libri usciti sull'argomento in concomitanza con il 40 anniversario della disgrazia, ossia dei libri della Tina Merlin, di M.Paolini e Gabriele Vacis e di Nicola Walter Palmieri.

E' uscito anche "Le foto della frana del Vajont" un cofanetto con le fotografie e gli studi geologici di Edoardo Semenza, Franco Giudici e Daniele Rossi prima e dopo la catastrofe del 09.10.1963" edito dalla k-flash.

Pure su questo forum si è a lungo dibattuto l'argomento.

A proposito dell'Avvocato Ascari è un vero principe del forum che abita a Modena ed esercita ancora, nonostante l'età, la professione d'avvocato.

E' un personaggio di statura morale eccezionale oltre che animato da una volontà ferrea.

E' uno dei pochi sopravissuti della disastrosa ritirata che concluse la sciaguratissima spedizione mussoliniana in Russia oltre che dei campi di prigionia tedeschi per lui oltremnodo duri perchè si rifiutò di collaborare con questi non arruolandosi nella RSI e non accettando di trasformarsi in operaio dell'industria bellica.

Mi accorgo però questa è un'altra storia e che vado fuori argomento.

Antonio

#8468 19/09/2005 18:00
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Io sono molto più giovane, e mi ricordo il Vajont solo nei racconti di mio padre (Friulano) che vari giorni dopo la tragedia riusci a filmare ciò che restava di Longarone (e chissà che fine ha fatto il filmino). Ci ricordava la tragedia tutte le volte che percorrevamo la strada per andare in Cadore. Poi chiaramente fu Geologia a Firenze ed il campo di Applicata alla frana del Penerone e varie dighe del Piave...Chiaramente il clou fu il Vajont...accompagnati da Edoardo Semenza (professore del Dipartimento di Geologia Patavino) il figlio dell'Ing. Carlo progettista della diga. ....Un'esperienza che ti fa capire quanto siamo caccoline nei confronti della natura, l'unica cosa che non avevo ben chiaro era stata la dinamica e la storia. Cosa che poi mi sono abbastanza chiarito con lo spettacolo di Marco Paolini e Gabriele Vacis "Vajont 1963 Orazione Civile" (si trova il libro, la cassetta ed il DVD), uno spettacolo teatrale fatto sulla frana del Toc dietro la Diga nell'ottobre 1997.
Lo consiglio a tutti, è veramente educativo in tutti i sensi.
Ancora più educativo è il libro "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont" di Tina Merlin, un libro che ti racconta quanto successo sia per esperienza diretta della Merlin che dal suo lavoro certosino di trascrizione degli atti processuali.
Cerchiamo di non far dimenticare queste tragedie, anche se da quello che è successo ultimamente pare che le persone abbiano la memoria un po troppo corta.

Massimo


Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace.
(Tacito, Agricola, 30).
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#8469 19/09/2005 19:07
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Stando a quanto riportato nel libro di Edoardo Semenza, di cui ho una copia con dedica autografa,avendomi onorato con la sua amicizia, quanto scritto nel libro della Marlin va preso con le molle.

Secondo me per farsi un'idea il più vicino possibile alla realtà occorre leggere i tre testi che ho citato.

Quello di Edoardo ha inoltre il pregio per noi geologi di spiegare con chiarezza gli aspetti tecnici del fenomeno franoso.

Antonio

#8470 19/09/2005 19:27
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Tra i libri citati da Antonio, quello di Semenza va letto - a mio avviso - per ultimo: ogni lettura fornirà una visione nuova...
Non dimentichiamo che soltanto nel 1999 si è potuto dimostrare come mai la frana, unica nel suo genere nella storia umana, abbia raggiunto velocità così elevate. Ad ogni modo, tutte le pubblicazioni e i testi tecnici sull'argomento tendono a sottovalutare molti aspetti idrogeologici fondamentali.
Il mio invito è di recarsi sul posto quando non c'è nessuno (magari alla mattina presto o all'imbrunire) e respirare l'aria che vi circonda. Provate ad immaginare cosa sia accaduto: la ferita è ancora aperta da queste parti .....

#8471 19/09/2005 20:10
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Matteo io ci sono stato da solo all'imbrunire.....C'e un silenzio assordante...

e quanto a immaginare....come si fa ad immaginare una frana così.....


Antonio, leggerò il libro del Semenza. Sai se si trova in internet?

massimo


Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loro sete di totale devastazione, vanno a frugare anche il mare: avidi se il nemico e' ricco, arroganti se e' povero, gente che ne l'oriente ne l'occidente possono saziare; loro soli bramano possedere con pari smania ricchezze e miseria.
Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero;infine, dove fanno il deserto, dicono che e' la pace.
(Tacito, Agricola, 30).
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#8472 19/09/2005 20:20
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Anch'io ho avuto una strana sensazione quando ci sono andato, dominata da un senso d'angoscia.

Una sensazione analoga l'ho provata solo visitando le trincee del Carso.

Tornando agli aspetti tecnici c'è chi ha avanzato di recente l'ipotesi che la causa della grande velocità del movimento franoso sia da ascrivere al fatto che sul piano di slittamento per il grande attrito e la grnade pressione l'acqua si sia trasformata in vapore e che questo abbia addirittura sollevato la massa franata.

Di crolli di dighe in Italia ricordo che su questo forum un apio d 'anni fa vi fu un collega che ci indicò un sito dove aveva illustrato uno di questi casi.

Un invito a chi di voi sa destreggiarsi su questo sito e su internet d'individuare il post e l'indirizzo.

Antonio

#8473 20/09/2005 08:06
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Evidentemente, per la natura meccanica dell'uomo, la storia come un macabro copione ripete se stessa... anche se trattasi di bacini e miniere e non di energia idroelettrica

"Il 1° maggio 1966 il crollo per tracimazione del bacino di decantazione a servizio della miniera di zinco e piombo Mir-Placalnizza a monte del paesino di Sgurigrad e della città di Vratza nel nord della Bulgaria sprigionò una colata di fango di circa 220 mila metri cubi che percorse una distanza di quasi 8 chilometri. Oltre ad ingenti distruzioni materiali e ambientali la colata di fango provocò la morte di 488 persone. Il 19 luglio 1985 il crollo dei bacini di decantazione a servizio della miniera di fluorite di Prestavel a monte degli abitati di Stava e di Tesero sprigionò una colata di fango di circa 180 mila metri cubi che percorse una distanza di oltre 4 chilometri alla velocità di quasi 90 chilometri orari e provocò, oltre ad ingenti distruzioni materiali e ambientali, la morte di 268 persone. Le catastrofi del 1° maggio 1966 a Sgorigrad e Vratza e del 19 luglio 1985 in Val di Stava evidenziano sconcertanti analogie: entrambe furono provocate dal crollo di bacini di decantazione a servizio di miniere ed entrambe hanno provocato un’inaccettabile numero di vittime. Ma ancor più inaccettabile – scrive in una nota la Fondazione Stava 1985 – è il fatto che i 488 morti di Sgorigrad e Vratza non siano serviti ad evitare, 19 anni dopo, i 268 morti di Stava e di Tesero."


liberamente tratto dal link
http://www.valdifiemme.it/tuttofiemme_sc...idSottoCatPub=1

#8474 20/09/2005 08:59
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Per un attimo mi voglio soffermare SOLO sul lato umano della vicenda Vajont e prevalentemente su una frase scritta dal collega Massimo della Schiava: IL SILENZIO ASSORDANTE.
Sembra un'assurda contraddizione il silenzio che ti fa diventare sordo!! eppure se chiudi per un secondo gli occhi e immagini quello che è successo ti sembra di sentire un fracasso micidiale.
Mi auguro che il ricordo del Vajont rimanga
sempre vivo nella memoria dei geologi.

La cosa che mi sconvolge e che la diga progettata dall'Ing. Semenza è ancora lì, per cui errori nella progettazione prettamente ingegneristici non ce ne furono semmai........

Quante volte ho sentito le "barzellette" sui geologi (lo sò che nn sono barzellette): " Dica che valore diamo a tal coefficente?";
ragazzi cerchiamo di avere il coraggio di rifiutare incarichi sporchi e non svendiamo la nostra professionalità.
Riporto soltanto una frase agghiacciante letta nel post di Ridolfi e spero che ci faccia riflettere per qualche secondo:
"Lei non può pretendere che io mi metta contro il mio unico possibile datore di lavoro."
Bah.........
Comunque Buon lavoro e sopratutto buon voto.

#8475 20/09/2005 09:26
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Facendo una ricerca su internet ho trovato un sito dove è possibile acquistare " Le foto della frana del Vajont", un cofanetto che contiene libro + carte+ CD Rom.
http://www.k-flash.it/editoria_fdv.html

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