Riesumo un post vecchissimo, portate pazienza, perchè secondo me è molto interessante.
Come al solito noi geologi tendiamo a cercare di occupare campi affini, ma di pertinenza di professionalità diverse dalla nostra, e lasciamo "campo libero" a figure non sempre adattissime, a svolgere mansioni che ci sarebbero calzanti.
La geologia agraria, di fatto, non esiste (almeno come corso di studi o frazione di tale) e il lavoro viene completamente lasciato in mano agli agronomi. Sicuramente questi hanno le competenze giuste per studiare i cicli culturali e tutto ciò che riguarda la parte naturalistica attinente alla fitosfera e alle relazioni con rocce & suolo. Preliminarmente si rendono sicuramente necessari invece degli studi territoriali, sia alla macroscala che alla mesoscala, specialmente nella sempre più attuale visione del "massimo sfruttamento possibile" + "minori danni possibili".
Ho riflettuto molto su questi concetti in virtù del fatto che ho intenzione di valutare la possibilità di applicazioni della micromorfologia a perizie ad uso agrario. Dal "mondo microscopico" vengono infatti fuori una quantità di informazioni che come qualità e quantità sono decisamente superiori alle osservazioni di campagna. Ma come applicarle? Non ci sono studi già compiuti (o quasi) e il capitolo è completamente da scrivere.
Che ne pensate?
