Chiodo, concordo con te sul fatto di aver almeno chiaro quale sia il ruolo del geologo nel mondo esterno all'università, per poter così capire se la strada imboccata coincida con le nostre aspettative lavorative (spero intendessi questo).
Figurati che appena laureato, alla domanda che lavoro fai? rispondevo: "cerco petrolio" e mi perdevo in spiegazioni di geologia strutturale, sismica e micropaleontologia, oppure la clasica risposta sulla ricerca di base.
Solo poi ho scoperto la geomeccanica e la geotecnica. Il mio istituto non prevedeva alcuna preparazione pratica, anzi ci hanno istigato (o io ho percepito questo) allo snobbismo dell'appicazione "civile" (forse in un certo senso avevano ragione).
Mi accorgo comunque che spesso geologi approcciano le problematiche senza una buona preparazione di geologia regionale, geologia strutturale, mineralogia e petrogrfia e soprattutto matematica e fisica. E' vero che la nostra non è una materia quantitativa ma tramite prove di laboratorio, in sito, stratigrafia, sedimentologia e modellazione ad elementi finiti o distinti, tende a qualcosa di diverso dalla classica relazione geologica che appare come la sagra delle tautologie.
Insomma, è vero, il problema parte dalle università, ammetto che sono già arrabbiato con i tre anni che non possono dare nulla o poco e , ripeto quello che avevo accennato nel mio precedente appunto, che nei due anni finali bisogna specializzarsi, sia teoricamente che praticamente. Vorrei solo non sentire in giro che il geologo è un laureato di serie B, spesso calpestato dagli ingenieri. Non voglio tirarmela come laureato, sono solo molto appassionato di una materia che può dare molto e dobbiamo esser noi ad elevarla al suo vero ruolo, studiando e dimostrando, in sede esecutiva, l'esclusività delle nostre competenze.
Ripeto, queste mie parole non hanno nessuna intenzione polemica, voglio però sentire come la pensate e verificare se le mie non siano solo riflessioni utopiche o addirirttura errate.