Sono perfettamente daccordo con Michele, e dico purtroppo, perché volendo di dati a disposizione ne abbiamo anche troppi… È evidente che le Università cercano strade più “remunerative”…
Ultima modifica di Gianluca Maccarone; 01/08/201013:19.
beh non tutte le università si annegano nel teorico inconcludente, alcune danno buoni risultati quando sono coinvolte in grandi progetti (vedi Mose), comunque manca la disseminazione delle nuove tecniche e conoscenze (specie in europo e in particolare nel Bel Paese) come ad esempio negli USA
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
Quello che mi sembrava strano che non esistessero in letteratura delle correlazioni specifiche per i terreni della pianura padana visto che anche la Pagani è a Piacenza e produce penetrometri che sono usati abbondantemente dalle mie parti ( e penso anche altrove). Inoltre i miei colleghi locali sembrano disinteressarsi del problema, anche se molto spesso le CPTm sono le uniche indagini eseguite senza sondaggi e laboratorio. Questa discussione mi è servita per capire che il problema in effetti esiste e che è sentito da molti di voi. Riassumendo sembra quindi che la sovrastima della Rl con le CPTm nelle sabbie fini sia dovuta a problemi intrinsechi della punta meccanica (come il Cestari illustra) che possono essere superati solo operando una riduzione a monte del rapporto di frizione (ovviamente con senso critico e buona dose di esperienza). Altrimenti usare punta elettrica o in dagini dirette. Ciao a tutti.
Mi piacerebbe proprio vedere una interpretazione stratigrafica comparata di una punta elettrica o CPTU con una CPT meccanica per capire se veramente il problema viene risolto.
Il problema non sono le sabbie, sono i limi, limi sabbiosi e limi argillosi insomma tutti i terreni intermedi. Una CPTU può distinguere correttamente tutti i passaggi stratigrafici ed attribuire correttamente il tipo di comportamento del suolo con una percentuale che sfiora il 100% nei terreni argillosi e sabbiosi purtroppo la percentuale cala drasticamente per i famigerati terreni intermedi. Questo vale un pò per tutte le classificazioni di questi ultimi anni sviluppate per le cptu. Il problema è il comportamento parzialmente drenato che hanno questi terreni intermedi rispetto all'infissione della punta del penetrometro. Recentissimi studi di Lo Presti ed altri sfruttando un database di prove italiane puntano il dito su questa problematica.
Il problema non sono le sabbie, sono i limi, limi sabbiosi e limi argillosi insomma tutti i terreni intermedi. Una CPTU può distinguere correttamente tutti i passaggi stratigrafici ed attribuire correttamente il tipo di comportamento del suolo con una percentuale che sfiora il 100% nei terreni argillosi e sabbiosi purtroppo la percentuale cala drasticamente per i famigerati terreni intermedi. Questo vale un pò per tutte le classificazioni di questi ultimi anni sviluppate per le cptu. Il problema è il comportamento parzialmente drenato che hanno questi terreni intermedi rispetto all'infissione della punta del penetrometro. Recentissimi studi di Lo Presti ed altri sfruttando un database di prove italiane puntano il dito su questa problematica.
Esatto. E si potrebbero effettuare tanti studi simili
la definizione e classificazione con CPTe e CPTU è molto migliorata e non è confrontabile con le limitazioni della CPT esistono poi un mucchi di lavori recenti su questa problematica in inglese (pochi in italiano) e una revisione della geotecnica per i materiali non textbook
michele conti fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
La discussione è stimolante e da tempo mi piaceva riproporre il problema della valutazione non solo litologica ma anche di parametrizzazione geotecnica mediante correlazioni da penetrometrie statiche e dinamiche. Dirigendo un laboratorio noto che i parametri, specie in termini di sforzi efficaci, hanno ben poco a che vedere con i valori dedotti dalle correlazione in uso per prove penetrometriche che poi, mantengono il grande limite di considerare i terreni come esclusivamente "attritivi" o "coesivi". In generale si osserva che per i materiali prevalentemente argillosi e plastici si osservano valori dell'angolo di attrito molto bassi con valori della c' prossimi a zero e di f' mai superore a 20° valori che non vengono mai fuori dalle correlazioni, va decisamente meglio con la valutazione della Cu che anche se in generale sovrastimata si avvicina al valore rilevato mediante prove di laboratorio. Spesso nella professione, chiedo a che mi esegue la penetrometria di prelevare campioni mediante l'infissione di fustelle tipo Shelby che ad es. con il Pagani, ma penso anche con altri strumenti, si riescono a spingere fino a 3-4 m dal p.c. ottenendo campioni con basso grado di disturbo a costi modesti.
Chi confida nel Signore è come il monte Sion: non vacilla, è stabile per sempre.