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Faccio l'avvocato del diavolo: secondo me è opportuno che le PA diano le stesse possibilità a TUTTI i possibili utenti. Per tale ragione se un utente modifica sensibilmente il campo termico a monte, i successivi richiedenti non potranno usufruirne parimenti. Almeno da questo punto di vista per impianti di medie-grandi dimensioni credo sia necessario un'analisi dell'evoluzione termica su tempi medio lunghi.
Dobbiamo ragionare nei termini di tempi lunghi: come sarà modificato il sottosuolo nei prossimi 50 anni? Siamo agli inizi e possiamo regolare lo sviluppo per una progettazione che deve essere geologica!
Trovo assurdo, dal punto di vista dell'impatto ambientale, trattare in maniera differente circuito chiuso e circuito aperto, visto che nel tempo l'impatto sul sottosuolo tende ad essere similare, visto che la componente principale del trasporto termico è quella advettiva; inoltre un impianto a circuito aperto (2 pozzi di prelievo/reimissione) è controbilanciato da diverse decine di BHE, con conseguente impatto dato dalla perforazione stessa.

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spiega meglio l'ultima frase
comunque un pozzo in un acquifero potente con alta trasmissività alimentato dal subalveo di un fiume penso che abbia un plume quesi inesistente e non si può applicare lo stesso criterio per acquiferi molto differrenti e per campi pozzi enormi e minuscoli
le regole quando assurde poi vengono bypassate come solito (guarda quanti pozzi non denunciati ci sono)


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Originariamente inviato da: Matteo Cultrera
inoltre un impianto a circuito aperto (2 pozzi di prelievo/reimissione) è controbilanciato da diverse decine di BHE, con conseguente impatto dato dalla perforazione stessa.


Mi riferisco ad un'aspetto nella pratica poco considerato: l'attività di terebrazione se non realizzata a regola d'arte può indurre interferenze tra acquiferi differenti. Inoltre - anche se questo è un aspetto meno rilevante - un campo di sonde a circuito chiuso con interasse di 4-5 m può produrre una distorsione del campo di flusso. Ipotizzando di realizzare in alternativa a 50 sonde a circuito chiuso 2 soli pozzi, il controllo che il direttore lavori (geologo) può avere sull'impresa esecutrice è certamente maggiore. Altra domanda: tra 50, 100, xxx anni cosa ne sarà del glicole una volta dismessi migliaia di impianti? Credo sia opportuno anche semplicemente interrogarci in questa fase iniziale.

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Originariamente inviato da: Matteo Cultrera
Faccio l'avvocato del diavolo: secondo me ....


Bene Matteo. Sai che la pensiamo più o meno alla stesso modo. COncordo sul l'impianto medio-grande ma, da come ho letto io le cose, le regole si impongono sia all'impianto da 30kW che a quello da 300kW ... o magari 3MW.

Il rischio rappresentato da un impianto da 30kW è trascurabile se confrontato al rischio a lungo termine di un'equivalente impianto a gasolio. No?

Cosa e meglio? Continuare a riversare tonnelate di CO2 in atmosfera oppure incentivare il geotermico (anche de-burocratizzando gl'impianti piccoli)?

Queste sono le scelta che dobbiamo fare ... Dobbiamo essere più pragmatici e sforzzarci di lasciarci dietro un po dei "se", dei "ma" e dei "perchè". No?

Antonio

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posso consigliare il sito www.geothermie.ch che fornisce spiegazioni sui tipi di impianti realizzabili per lo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia, con eventuali link e referenze più specifiche


Marco Belliardi
SUPSI - DACD - ISAAC
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matteo quello del non isolamento delle falde è un grosso problema che avevo già fatto presente a funzionari ARPA che favorivano le sonde geotermiche ai pozzi per condizionamento raffrescamento (in zone dove nella prima falda erano disopnibili risorse e la ricarica era continua e garantita)


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
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Originariamente inviato da: geotux

COncordo sul l'impianto medio-grande ma, da come ho letto io le cose, le regole si impongono sia all'impianto da 30kW che a quello da 300kW ... o magari 3MW.


Concordo! Purtoppo lo stesso vale (ad es.) anche per la geotecnica: che tu debba costruire una casetta o una palazzina, il numero e il tipo di indagini geognostiche variano solo relativamente, andando ad incidere in maniera notevolamente differente sul costo dell'opera.
Idem per un'analisi di impatto nel sottosuolo. Per questo si tende ad andare verso la zonazione (anche se avrei alcune considerazione da fare a riguardo...). Certamente non è corretto l'atteggiamento di permettere passivamente qualsiasi intervento come mi pare stia facendo la Regione Lombardia riguardo al circuito aperto (mi facciano sapere i colleghi lombardi cosa ne pensano...). Vorrà dire che a partire dalle palazzine, il costo di ammortamento verrà reuperato in 7-8 anni anzichè in 5-6 anni...

Originariamente inviato da: geotux

Queste sono le scelta che dobbiamo fare ... Dobbiamo essere più pragmatici e sforzzarci di lasciarci dietro un po dei "se", dei "ma" e dei "perchè". No?
Antonio

E' una fase importante di avvio di questa forma di sfruttamento energetico. Credo che si debba cercare di capire quanto prima cosa comporta questo tipo di tecnologia. E' giusto inoltre che ci siano anche amministratori pagati per prendere decisioni, che si assumino le proprie responsabilità. Troppo spesso c'è la tendenza a deresponabilizzarsi bloccando ogni tipo di intervento e questo determina le conseguenze da voi già enunciate...

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Originariamente inviato da: michelec
matteo quello del non isolamento delle falde è un grosso problema che avevo già fatto presente a funzionari ARPA che favorivano le sonde geotermiche ai pozzi per condizionamento raffrescamento

Il Piano di Tutela Acque del Veneto prevende la progettazione geologica e una Direzione Lavori geologica per quanto riguarda i pozzi.
Per il circuito aperto questa necessità viene meno. Ne consegue che senza la qualificata e responsabilizzata presenza del geologo, le imprese sono più "libere" ... Vengono realizzti BHE con bentonite, che riduce quindi la capacità di scambio termico delle sonde, o BHE con eccessiva quantità di quarzo (o altro minerale) che ne incrementano eccessivamente la permeabilità: la boiacca geotermica diviene così elemento che consente la comunicazione tra falde differenti. Moltiplicato per il numero di sonde...
Insomma: i BHE richiedono grande attenzione e competenze geologiche!
Dobbiamo dire come stanno le cose: le amministrazioni non sono preparate ad affrontare questo tipo di problematiche, come non lo siamo noi come categoria. Il problema principale è legato all'iter concessionatorio complesso e di questo credo si debba parlare. Ci vuole un unico referente con il quale confrontarsi (al posto di provincia, regione, genio, ARPA, ecc).

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Mi è stato chiesto un preventivo per uno studio geologico preliminare, da unire allo studio geologico generale relativo alla costruzione di un edificio unifamiliare, per l'uso della geotermia a bassa entalpia.
Mi sapete indicare un range di prezzo da imputare e fino a che punto arriva in genere questo studio?

VI ringrazio anticipatamente.


"Prosunt omnia quae obstant"
http://trossero.blogspot.it/
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Salve, sono un dottorando che da poco ha cominciato a interessarsi della materia.

Sulla stima del plume termico negli impianti open loop, credo che sia comunque importante farla, per evitare fenomeni di cortocircuitazione che nel giro di pochi anni potrebbero ridurre le performance dell'impianto, specie in presenza di uno squilibrio tra carichi di riscaldamento o raffreddamento. La letteratura cita numerosi casi di questo tipo. Prima ancora di far danni ad altri, si rischia di "tirarsi la zappa sui piedi" da soli.

Sulle sonde geotermiche verticali, sicuro che la componente principale dello scambio termico sia advettiva? io ho sempre letto il contrario, a meno che ci siano moti di falda veramente importanti prevale la componente conduttiva.



Alessandro Casasso
Dottorando
DITAG - Politecnico di Torino
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