Ciao Alessandro,
concordo con te sulla necessità di sviluppare un modello per evitare possibili cortocircuiti (sono davvero molto frequenti), ma anche per ottimizzare la gestione degli impianti, verificare l'impatto sul sistema idrogeologico, analizzare anche possibili riduzioni delle pressioni neutre che potrebbero determinare fenomeni di subsidenza.
Per quanto concerne la componente advettiva, direi di si: tale componente non può essere trascurata nel medio e lungo termine; prova a fare qualche simulazione in open loop e circuito chiuso e vedrai come i risultati non saranno così differenti in simulazioni superiori a 15-20 anni (e se le fai... mandami i risultati: io ho fatto solo una verifica veloce in moto permanente).
Ovviamente il tutto dipende dal contesto idrogeologico di riferimento (se vi sono più falde, permeabilità, gradiente, ecc).
A spiegare tale fenomeno è stato lo stesso Diersch (compilatore di Feflow, un mostro d'intelligenza che ha però evidenziato grande disponibilità al dialogo). Alla conference di Berlino dello scorso anno ha presentato alcuni esempi a riguardo:
http://www.feflow.info/uploads/media/Diersch.pdf.Per tale motivo secondo me non ha senso distinguere nettamente circuito chiuso dal circuito aperto dal punto di vista dell'iter Amministrativo, visto che poi nel medio e lungo termine le differenze in relazione all'impatto sulle falde non sono relative. Ma questo è un altro discorso (lungo).
Avvisami se ti serve qualche info anche per quanto riguarda i vari forum specialistici relativi a queste tematiche: è sempre utile un confronto tra specialisti in questa disciplina in fieri.
In bocca al lupo per il tuo dottorato!