
Ciao Killer,
ho trovato, una risposta al tuo quesito leggendo gli atti del
secondo convegno internazionale sulle CPT che si è svolto quest'anno a Maggio, dove si è discusso anche di correlazione CPT Begemann e CPTU
in Italia.
Ti lascio il riferimento della pubblicazione in questione:
http://www.cpt10.com/PDF_Files/2-44lopuse.pdfCome avevo ricordato in una precedente risposta i dipartimenti di Scienze della Terra dell'Università di Pavia e quello di Ingegneria civile di Pisa si stanno occupando da un po' di tempo al problema. Sembra che vi sia anche già una precedente pubblicazione degli stessi ricercatori sulla rivista dell'AGI del 2009 (Lo Presti, D., Meisina, C., Squeglia, N. 2009. Use of cone penetration tests for soil profiling) in occasione della quale era stato implementato un database con i dati di diverse indagini.
Essi hanno fatto una serie di verifiche sulla validità delle più popolari carte di classificazione per
CPTU[Robertson et al. (1986), Robertson (1990) and Eslami & Fellenius (1997)] e
CPTmec [(Begemann 1965, Searle 1979 and Schmertmann 1978] confrontando i dati di prova con sondaggio a carotaggio a lato e per diversi contesti geologici e località italiane. Hanno fatto una stima sulla validità delle carte (% di successo nella stima).
Per CPTmec la presenza di terreni torbosi è rilevata correttamente nel 78% dei casi, mentre da 0 al 28% quella per le misture di materiali fini!!!!!!

Per CPTU le carte di Robertson et al. (1986) e Robertson (1990)identificano al 100% terreni organici, sabbie e argille, ma gli intermedi quali argille-limose e sabbie-limose non sono rilevabili con percentuale di successo che varia dallo 0 al 50%.

Così pure la carta di Eslami & Fellenius (1997) presenta percentuali di successo fino al 100% per argille e sabbie, ma non presenta alti valori per le misture di suoli.

Gli errori nella stima sono da imputare al passaggio della punta nel terreno che modifica lo stato tensionale originario, in particolare ciò è più significativo in terreni parzialmente saturi quali quelli "intermedi" (come sostenuto e verificato da Boulanger, De Jong, ed esposto nel medesimo convegno:
http://www.cpt10.com/PDF_Files/2-50Jaevpr.pdf); l'applicazione delle carte di classificazione in queste condizioni secondo i ricercatori porta pertanto ad una
sovrastima delle dimensioni granulometriche dei suoli, quindi di fatto per questi materiali non applicabili.
Gli stessi ricercatori hanno proposto per le CPTU un metodo alternativo a quello delle prove di dissipazione della u di Robertson (1990), che generalmente si utilizzano per ottenere dati di classificazione litologica, un po' più affidabili per i terreni a granulometria intermedia (suoli con valori intermedi di permeabilità e dove la penetrazione si verifica prevalentemente in condizioni di drenaggio parziale) quali limi, argille limose, sabbie limose, ecc., ma che rendono l'indagine molto lunga. La loro
innovazione consiste nell'esecuzione non di 1 prova CPTU, ma di 2 CPTU nelle immediate vicinanze, con velocità diverse: una con la standard di 2cm/s e una a velocità ridotta di 1cm/s.
Sulla scorta di considerazioni espresse da diversi ricercatori sulla velocità standard di avanzamento della CPT (2cm/s) che conduce a approssimare per sommi capi condizioni "non drenata" per le argille, drenata per le sabbie e "parzialmente drenata" per le misture e granulometrie intermedie, secondo gli stessi usando una prova a velocità dimezzata ci si avvicinerebbe a condizioni "quasi drenate" per le misture intermedie. Si pensa di produrre una nuova carta di classificazione.
Tale metodo allo stato attuale, in fase ancora sperimentale, anche nel caso sia validato, ha a mio avviso il difetto, per la professione, di far sostenere la spesa alla clientela di 2 CPTU (che lo renderebbero difficilmente praticabile per lavori comuni) e perciò discutibile sotto diversi aspetti..........in ogni caso da un punto di vista "scientifico" permetterebbe di ottenere una prova CPTU in condizioni "quasi" drenate senza usare il lungo e ripetitivo metodo di dissipazione delle u di Robertson.

La vera nota positiva, a mio avviso, è che la comunità scientifica si sta muovendo per cercare di migliorare in Italia (ma anche all'estero), tali correlazioni.
Sempre dal
convegno CPT2010:.......anche Simonini, Gottardi et. al. in Laguna di Venezia hanno riscontrato l'inefficacia per materiali "intermedi" della carta di Robertson (1990) per CPTU, e hanno provato la recente di Schneider et al. (2008) che considera anche la delta
u, ma anche quest'ultima ha dato risultati deludenti.......confermando tra l'altro la difficoltà della prova in situazioni complesse di interstrati sottili a limi e argille nel separare in modo netto tali litologie:
http://www.cpt10.com/PDF_Files/2-55Toncoa.pdf .......Robertson ha pensato ad un aggiornamento della sua carta (1986)con lo scopo, come dice lui, di avere in sito un rapido riscontro in tempo reale, dal dato grezzo (senza normalizzazione), della tipologia di materiale presente:
http://www.cpt10.com/PDF_Files/2-56RobSBT.pdfP.S. Per curiosità lascio anche il riferimento di un articolo del "secondo convegno internazionale sulle CPT" dove parlano dell'uso nella pratica professionale delle CPT in Italia e in altre nazioni del SudEuropa (Portogallo, Spagna, Slovenia e Grecia). Nell'articolo si rimarca come già discusso anche in questo post, come in Italia esistono in prevalenza ditte di "trivellatori/magliari bestie", ma quasi nessuna "specializzate" come in altri paesi in "indagini geotecniche"; la domanda di prove CPT di “qualità” è molto bassa, la calibrazione dell'attrezzatura non avviene regolarmente e le ditte di prova si rifanno ai certificati di calibrazione del fabbricante.
http://www.cpt10.com/PDF_Files/RR2SEurope.pdf