Filo diretto con i geologi italiani    
 
Non sei ancora iscritto ?
Compleanni di Oggi
Fedri (39)
Chi è Online Ora
1 membri (Lorenzo Sestini), 686 ospiti, e 1 robot.
Chiave: Admin, Mod Globale, Mod
Top Poster(30 Giorni)
fabgeo 2
mausca 2
Devid 2
Sponsor
GeoFoto
Frammento azzurro trovato in strada
Frammento azzurro trovato in strada
by Keccogrin, December 6
Qualcuno sa di cosa si tratta?
Qualcuno sa di cosa si tratta?
by Alex_Bach, September 21
Uovo ?
Uovo ?
by ACM80, August 25
Riconoscimento roccia
Riconoscimento roccia
by rama12, April 17
Sponsor
Sponsor
Discussione Precedente
Discussione Successiva
Stampa Discussione
Valuta Discussione
Pagina 1 di 2 1 2
Iscritto: Aug 2006
Posts: 62
C
Member
OP Offline
Member
C
Iscritto: Aug 2006
Posts: 62
EDITO DA " IL MATTINO" 8 AGOSTO 2010 ED. DI AVELLINO

Leggere gli interventi sulla “ Questione Urbanistica” della nostra città mi riporta alla mente la vecchia immagine degli intellettuali, un po’ snob, che mai hanno avuto uno stretto legame con la realtà che li circonda e che spesso finiscono nelle maglie dei furbi di turno. La sensazione è che, invece di analizzare i fatti, artatamente si continui a fare filosofia o, peggio ancora, utopia. Eufemisticamente potremmo dire che siamo sulla “solita buona strada”. Del resto una interpretazione molto vicina al vero ma più insinuante e pericolosa è questa: in fondo i veri bisogni della gente sono altri: il lavoro, la scuola, l'assistenza agli anziani, etc. e questa guerra sull'urbanistica riguarda una minoranza, una minoranza di operatori: costruttori, consulenti, tecnici, professionisti e naturalmente i proprietari dei terreni e delle aree. Questo avviene non per una caratteristica intrinseca della materia urbanistica, ma perché di fatto, sottratta all'interesse generale, l'urbanistica è stata spesso requisita dagli operatori attraverso i loro rappresentanti politici che siedono nei consigli comunali o negli assessorati. Il turbinio di assessori che hanno occupato e occupano questo posto chiave per lo sviluppo, quale è l’assessorato all’urbanistica, ne evidenzia crudamente la realtà. Il normale temporale di agosto, avvenuto qualche giorno addietro, ci porta con i piedi per terra,meglio,nell’acqua. Danni e lamenti che si ripetono puntualmente. Una causa-effetto che ci portiamo dietro da tempo. Parlare, quindi, di progetti avveniristici senza che esista una reale agenda capace di incoraggiare e controllare uno sviluppo sostenibile non funziona, così come non può funzionare una disorganica e fumosa enunciazione di disponibilità senza una organica progettualità. Certamente l’allestimento, la gestione e l’attuazione di questo processo necessitano di tutte le capacità e gli strumenti di cui possono disporre un’autorità locale e la sua collettività ed è a questo punto che tutto si blocca e si brancola nel buio. Solo interventi “ di parte” e non proprio “ disinteressati”, ove lo sviluppo urbanistico viene associato allo sviluppo edilizio. Credo che non si possano nascondere quaranta anni di nefandezze urbanistiche, di prevaricazioni professionali, non dire di tecnici, imprenditori, politici poco sensibili ai problemi del territorio e solo votati alla cementificazione, alla impermeabilizzazione dei suoli e negli ultimi anni an¬che alla urbanizzazione selvaggia delle campagne, significa non voler fare una analisi approfondita, la sola che può portare ad una vera e reale inversione di tendenza culturale, che molto spesso, solo come “ flatus vocis”, è presente sulla bocca di tutti. E allora evitiamo delle vuote enunciazioni di principio e diamo segnali positivi che il cambiamento è in atto, che il territorio, in quanto tale, è un bene indispensabile, prendiamo realmente coscienza del passato ed evitiamo di incorrere negli stessi errori. Un paese dove si consumano ogni anno 150 mila ettari di campi, boschi, coste e colline ci ha portato verso uno scenario di deserto cementificato, da questo emerge un primo dato impietosamente: sul tema della salvaguardia del territorio sono da bocciare tutte le politiche delle Amministrazioni centrali e periferiche fino ad ora attuate. Ancora oggi ci tocca ascoltare le solite menzogne sugli effetti positivi che la ripresa edilizia riversa sul piano occupazionale. Niente di più falso, su questa linea si privilegerà ancora una volta lo scempio. Quello che affermo è drammaticamente percepito nelle immediate periferie della città. Basta fare un giro per capire chi cementifica e consuma il nostro territorio con il solo fine dell’utile immediato. Non è solo il caso della città capoluogo anche il suo hinterland si presenta con un disordine urbanistico preoccupante. Dibattere è sempre utile. “Il fermento culturale” degli anni Novanta che sembrava avere svegliato una coscienza collettiva è miseramente fallito confermando che dietro l’angolo vi è sempre una grande voglia di mettere “ le mani sulla città”. Perché questo avviene ancora? Perché manca la consapevolezza che viene “dal basso”, la percezione del degrado e della non vivibilità è vissuta dai cittadini come una evenienza ineludibile. Certo raggiungere una qualità di vita non è cosa semplice quando mancano le parole-chiave quali: ecologia, cosmopolitismo, creatività e partecipazione. Noi abbiamo bisogno di riqualificazione, non di nuovi insediamenti, abbiamo bisogno di coinvolgere nelle scelte costruttive i residenti dando loro la possibilità di esprimersi sul futuro sviluppo del loro ambiente urbano, non abbiamo bisogno di un piano casa che prevede una serie di interventi da effettuare in deroga agli strumenti urbanistici vigenti con buona pace di tutti. Si è mai provato a dibattere, con le scelte che ne conseguono, delle energie rinnovabili, della mobilità urbana e delle costruzioni a basso impatto, della sicurezza delle scuole, degli uffici, del patrimonio abitativo obsoleto? Queste azioni politiche di tipo partecipativo ma anche di formazione delle coscienze mancano e continuano a mancare, manca, ahimè, la spinta propulsiva che viene “ dal basso”. Chiamare a raccolta i soliti “ addetti ai lavori” non è serio anche perché le nostre esistenze metropolitane si svolgono in un ambiente completamente artificiale, antropizzato, dunque, parlare di urbanistica equivale a parlare della vita e del nostro futuro. Insomma una materia troppo importante per lasciarla in mano ai soli tecnici, agli specialisti, agli operatori del settore e ai lobbisti.
Eppure sono numerosissime le politiche urbane rispettose dell’ambiente, attente alle esigenze del cittadino che sfociano e si saldano a fruttifere forme di marketing turistico- culturale. Queste scelte hanno sempre gratificato e confermato la convenienza economica di tali forme di “governance illuminata”. Seguire questi modelli di sviluppo urbano sostenibile significa quindi avere speranza e voler guardare al futuro con occhi nuovi, con coraggio, responsabilità, creatività e lungimiranza.

Costantino Severino


Iscritto: Apr 2009
Posts: 184
K
Member
***
Offline
Member
***
K
Iscritto: Apr 2009
Posts: 184
ciao,
da un po di tempo mi sto documentando sul problema del consumo di territorio, visto che la mia città è una delle peggiori in tal senso. Se non lo hai gia fatto ti consiglio di leggere "la colata" e di vedere il film "Il suolo minacciato".
Purtroppo il tema è ancora troppo poco sentito dalle grandi masse; esistono vari gruppi ambientalisti che si battono ma sono comunque ancora troppo pochi per obbligare la politica ad un cambio di strategia nella gestone del territorio. Come giustamente rimarcavi manca proprio una spinta propulsiva dal basso. I cittadini appaiono stanchi, rassegnati e hanno abdicato al loro ruolo di controllo della classe politica. Al contrario i politici si sentono sempre più forti e arroganti, confondendo il consenso con la rassegnazione dell'elettorato.
Bisogna trovare il modo di smuovere le coscienze; la politica deve sapere che il suo operato verrà giudicato dai cittadini.
Se così non sarà le lobbies del cemento e i politici compiacenti continueranno a distruggere il nostro territorio.
Io comunque auspico una riduzione del potere della politica in favore della classe dei tecnici. Un tecnico onesto opera secondo criteri scientifici di efficenza; un politico ragiona invece con logiche spesso clientelari e slegate dal bene della comunità. Spesso i sindaci e gli assessori hanno curricula professionali notevolmente inferiori a quelli dei tecnici che dovrebbero dirigere. La carriera tecnica è molto più lenta e corta di quella politica. La politica è stata troppo spesso la scorciatoia per gli incapaci.
A Parma uno dei più grandi studiosi della geologia di pianura è sottoposto ad un superiore di nomina politica che ne sà un decimo.

Iscritto: Apr 2005
Posts: 1,886
A
Member
***
Offline
Member
***
A
Iscritto: Apr 2005
Posts: 1,886
Infatti mi chiedo chi oggi ha voglia di dedicarsi alla politica? Una nota considerazione è che se non ti occupi di politica sarà comunque la politica ad occuparsi di te.
Bene oggi per occuparsi di politica le motivazioni ideologiche devono essere molto forti a meno che (come accade nella stragrande maggioranza dei casi) siano animate solo dalla voglia di un interesse personale in termini di denaro e di potere.
Infatti tali forti motivazioni ideologiche dovrebbero farti sopportare il fardello dell'immagine che negli ultimi anni la politica è riuscita a costruirsi (con le proprie nefandezze) e farti riuscire ad ingoiare rospi molto grandi con la consapevolezza che forse il tuo modo di operare, intellettualmente onesto, non venga recepito dai cittadini.
Chi è in genere un bravo tecnico....un bravo professionista difficilmente trova spazio nella politica dove i compromessi e le incoerenze cocciano con il modo efficace ed onesto con cui opera il bravo professionista e nel quale trova le sue gratificazioni.
In tale sistema avanzerà sempre chi cerca il potere politico o il denaro con arroganza e "faccia tosta", macinando tutti gli altri (motivati ideologicamente) i quali alla fine deisteranno con l'amara considerazione "ma chi me lo fa fare?"........almeno credo.


Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti
Iscritto: Aug 2006
Posts: 62
C
Member
OP Offline
Member
C
Iscritto: Aug 2006
Posts: 62
Mi scuso per il ritardo con il quale rispondo a questi due colleghi "volenterosi" e impegnati sul piano della salvaguardia del territorio. Sicuramente seguirò i consigli di Killermazz e aggiungo che, per mia scelta, ho deciso di impegnarmi,devo dire con poca fortuna, in politica. Non è facile affermare ed attuare molte delle cose contenute nel mio contributo innanzi riportato, posso affermare, per averne avuto personale conferma, che molti cittadini comuni sono attenti e condividono l'impostazione. Dobbiamo avere il coraggio di continuare, uscire dalle case e dagli studi ed impegnarci su un piano che,forse, non ci è congeniale ma che la responsabilità di cittadini ci impone di perseguire.Mi aspettavo numerosi interventi, anche una critica feroce. Siamo ancora in pochi per pensare ad un cambiamento. Ne prendiamo atto e continuiamo per la nostra strada.

Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
A
Member
Offline
Member
A
Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
Credo che la problematica posta, il consumo del terriotorio, sia nota e sentita da molti e da più parti. Uno dei punti da affrontare, credo, per una crescita culturale in tal senso che coinvolga e renda partecipi i cittadini e non solo gli adetti ai lavori (i quali non sempre condividono o danno lo stesso significato all'importanza del territorio e al mantenimento della sua integrità e quindi dei sistemi che ne regolano il suo stesso funzionamento) è la condivisione o visione del significato di "territorio".
Attualmente si attuano i procedimenti di VAS per la valutazione dei programmi e piani che vanno ad interessare i nuovi assetti territoriali ma la partecipazione dei cittadini a tali processi e alquanto bassa, anzi penso che i non adetti ai lavori non sappiano assolutamente l'importanza di tali strumenti appositamente pensati per informare e incidere sulle modifiche da apportare al paesaggio, al territorio e all'urbanizzato.
In effetti il problema maggiore sta nel fatto che tali decisioni vengono prese dai politici, il più delle volte completamente digiuni e disinformati o volutamente tali, e spesso si circondano di professionisti che assecondano il loro disegni incuranti delle ricadute sul territorio.
Altro problema che in un prossimo futuro si farà sentire e il decentramento dei poteri dallo stato centrale fino ai Comuni sugli assetti territoriali che non incidono secondo i limiti amministrativi (linee artificiali di cui la dinamica naturale non tiene conto..) ma toccano ambiti spaziali ben più vasti.
Anche la partecipazone dei cittadini a tali processi, al di là dei cosidetti portatori di interessi diffusi, deve essere formata poichè in realtà non sono tanti coloro che hanno come obiettivo il bene collettivo a scapito degli interessi dei singoli.
Al momento nella mia Regione si consuma l'ennesima beffa a favore di una cementificazione senza regole con il benestare e il consenso del primo cittadino che spaccia tale intervento come una boccata di ossigeno per sbloccare la situazione economica e la mancanza di lavoro. Bene la gran parte dei cittadini direttamente interessati sono assenti, tranne uno, ovviamente i gruppi ambientalisti si oppongono ma non influirà sull'esito di questa scelta..i lavori sono iniziati(spiaggia di Tuarreda- Teulada,). Comunque bisogna lavorare a favore di un cambiamento.


Arual
Iscritto: Apr 2009
Posts: 184
K
Member
***
Offline
Member
***
K
Iscritto: Apr 2009
Posts: 184
Ciao,
il problema che emerge chiaramente nel libro "La Colata", che consiglio a tutti, è che i cittadini residenti non traggono mai alcun vantaggio dalla cementificazione del territorio, che invece viene sempre presentata, dai politici-imprenditori come fonte di reddito per i locali. Un caso tipico è proprio quello della Sardegna dove i grandi imprenditori della terraferma arrivano a colonizzare per l'ennesima volta l'isola; i sardi sono sempre meno artefici del proprio futuro.

Iscritto: Apr 2009
Posts: 6,814
M
Member
***
Offline
Member
***
M
Iscritto: Apr 2009
Posts: 6,814
ttutto bene ed anche parzialmente o in toto condivisibile ma noi come geologi non dobbimo fare scelte urbanistiche ma valutare l fattibilità geologica e geotecnica di più non penso possa fare a meno di rifiutare il lavoro


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
A
Member
Offline
Member
A
Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
Ciao,
in parte è vero " non si è artefici del proprio futuro" ma bisogna anche dire che non si vuol essere artefici e che la gran parte rimette le decisioni in mano a decisori non all'altezza delle problematiche da affrontare o meglio a cui non importa l'integrità di risorse non rinnovabili (naturali, paesaggistiche, ecc) a lungo termine, ma nonostante tutto si perpetua nell'errore, si insiste a copiare dei modelli sperimentatati nella penisola senza la dovuta attenzione e criticità: sono convinta che ogni regione ha le sue peculiarità derivanti dalle caratteristiche geologiche e geomorfologiche, di naturalità e/o ambientali(in senso lato) e culturali, per cui alcuni modelli non sono esportabili. smile


Arual
Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
A
Member
Offline
Member
A
Iscritto: Aug 2007
Posts: 291
Salve,
ok sul fatto che noi geologi siamo chiamati a valutare la fattibilità geologica e geotecnica quando si tratta di opere edilizie che comunque hanno ricevuto l'assenso all'inserimento nel contesto ambientale e paesaggistico. Differente quando siamo chiamati a dare le nostre valutazioni e apporti in sede di pianificazione e programmazione territoriale ai diversi livelli (regione, provincia, comune)poichè in tal caso si entra anche nel merito di determinate scelte urbanistiche, del resto diamo valutazioni sulla pericolisità e il rischio ma questo dovrebbe essere esteso anche alle interrelazioni e le dinamiche tra i diversi sistemi geo-ambientali. Comunque anche noi geologi abbiamo un ruolo e dobbiamo dare il nostro contributo sull'assetto del paesaggio essendo materia interdisciplinare e trasversale sia con agronomi, archittetti, ingegneri, naturalisti ecc.
Poi ovvio che se non si condivide l'idea sulla fattibilità di un'opera non resta che rinunciare al lavoro, per corenza. smile


Arual
Iscritto: Apr 2009
Posts: 6,814
M
Member
***
Offline
Member
***
M
Iscritto: Apr 2009
Posts: 6,814
a meno che in fase di pianificazione territoriale (alcuni colleghi lo fanno ma tecnicamente non lo condivido) non ci richiedono una valutazione naturalistica e di valore paesaggistico (e qui entra la soggettività) noi ci dobbiamo limitare a dati oggettivi quali pericolosità rischio propensione al dissesto prescrizioni limitative o di esclusione dell'uso e piano delle indagini e verifiche in sede di lottizzazione e edificazione. oltre entriamo nel campo urbanistico e "politico" che non ci compete. diamo solo strumenti tecnici anche approfonditi per l'interpretazione del territorio e per la sua salvaguardia da rischi "naturali". oltre facciamo "politica"


michele conti
fatti non foste per viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza
Pagina 1 di 2 1 2

Moderated by  mccoy 

Link Copiato negli Appunti
Ultimi Post
pozzo artesiano con grosso problema.
by anticlinale - 27/05/2026 10:03
Certificazioni paleontologiche
by Liviozi - 21/05/2026 10:36
Cerco sismografo PASI GEA
by Devid - 20/05/2026 20:53
vendo penetrometro statico SUNDA
by gp - 19/05/2026 14:32
Statistiche del Forum
Forum34
Discussioni21,067
Post147,853
Membri18,152
Massimo Online6,195
Dec 9th, 2025
Nuovi Membri
cleleo, Cuccarese F., Manuela GPR, Vitani, dario11
18,151 Utenti Registrati
Sponsor
www.geologi.it bar-2
bar-3

Per domande o commenti su questo sito Web info@geologi.it

Powered by UBB.threads™ PHP Forum Software 7.7.5
(Release build 20201027)
Responsive Width:

PHP: 7.4.33 Page Time: 0.035s Queries: 36 (0.026s) Memory: 3.0106 MB (Peak: 3.2529 MB) Data Comp: Off Server Time: 2026-06-09 23:01:14 UTC
Valid HTML 5 and Valid CSS