Una cosa è chiara la maggior parte del rischio sismico non deriva in Italia dalla presenza di faglie attive capaci....su questo non ci piove, ci sono altre priorità, ma dato che queste possono essere facilmente osservate in superficie e certificate tramite studi paleosismologici è ovvio che costruirvi sopra o nelle immediate vicinanze (dipende da come si presenta la rottura) non è affatto saggio e tale materia andrebbe regolamentata e resa obbligatoria la sua applicazione.
Negli indirizzi nazionali di microzonazione sismica è spiegato come fare ma se l'applicazione di questi è lasciata alla "sensibilità" delle singole Regione o Enti Locali...allora....
Io ritengo inoltre che gli studi di paleosismologia, archeosismologia e geomorfologia applicata al riconoscimento di faglie attive capaci dovrebbero far parte del bagaglio culturale dei professionisti. Alcuni corsi APC potrebbero essere dedicati a tali materie....sono materie interessanti che riportano il geologo al suo vero mestiere, in un campo, tra l'altro, privo di concorrenza con altre figure professionali.
Il problema è che di tali aspetti si è occupata l'Università, alcuni ricercatori presenti all'ex Servizio Simico Nazionale, all'INGV e al CNR. Quando si è in presenza di una segnalazione di faglia attiva, bisognerebbe risalire agli autori della carta eventualmente alla pubblicazione scientifica che ne accerti l'attività e poi operativamente andrebbe con precisione rilevata sul territorio per capire come si presenta e solo dopo tale studio si può stabilire quale fascia di rispetto è opportuno adottare.
Un caso di studio su come si dovrebbe procedere è quello della Regione Umbria (Comune di Norcia) poi inserito negli indirizzi nazionali di microzonazione sismica che di seguito riallego.

Immagini allegate
SCHEDAfagliazione_Norcia.pdf (473.19 KB, 28 download)
Ultima modifica di Alex-64; 30/08/2010 07:39.

Niuno però presagì prima dell’avvenimento quello, che dopo l’avvenimento di poter naturalmente presagire dicevano quasi tutti