Parliamo di libera professione: secondo il rapporto CENSIS del 2003, il 35% ha un reddito medio mensile inferiore a 1000 euro e 2 su 3 meno di 1500.
C’è poi un bel 15% di “benestanti” (oltre i 2.500 euro), la maggior parte dei quali però ha dietro una piccola impresa di sondaggi. Il geologo è uno dei rari casi in cui chi esercita la libera professione guadagna (molto) meno di un pari collega dipendente.
Ci sono poi realtà regionali, il meridione e in particolare la mia Sardegna, dove la situazione è più che drammatica e le cifre sopra riportate sono pura utopia. La mancanza di sbocchi lavorativi “stabili” (si pensi che oltre il 50 % dichiara di essere disponibile a lavorare stabilmente anche in paesi extraeuropei e il 73% frequentemente), ha fatto si che la quasi totalità dei laureati si riversi nella libera professione (la maggior parte dei quali senza avere alcuna preparazione e predisposizione), che ha portato ad un notevole surplus di iscritti rispetto alle esigenze del mercato.
Esempio: da quando l’ordine è stato decentrato, a metà degli anni 80, il numero degli iscritti all’albo nel territorio italiano è poco più che raddoppiato, tuttavia nelle regioni economicamente più depresse l’incremento è stato molto superiore, sino al caso limite della Sardegna dove c’è stato un incremento superiore al 500%. E ciò nonostante il numero degli iscritti al corso di laurea sia in costante diminuzione!!
Altro aspetto importante è che il reddito percepito è sempre più incostante da un anno ad una altro in quanto sempre più gli incarichi sono di tipo occasionale (che derivano soprattutto da conoscenze che ruotano nelle varie amministrazioni), per cui ci si può trovare un anno “relativamente ricchi” e altri decisamente poveri.
Infine le donne guadagnano molto meno dei colleghi uomini, sia perché trovano ancora una certa diffidenza da parte del committente, sia perché molti colleghi “campano” grazie ad una certa “capacità imprenditorial-manuale” ( vedasi trasporto di pesanti attrezzature per i sondaggi, guida di camion, etc.).