Concetti condivisibili e, purtroppo, anche questioni di competenza professionale irrisolti. Fare i conti fra la rinuncia ad un lavoro e farlo magari con un pizzico di condizionamento è un dilemma che prima o poi bisognerà affrontare e non solo come geologi ma come professionisti che si riconoscono anche la dignità di cittadini coscienti e onesti.
Ritorniamo a noi e inquadriamo il problema alla luce degli ultimi eventi-Leggi ATRANI- Questo riporta in primo piano i dissesti e la sicurezza e ripropone il solito dilemma. Gli enti di controllo sono solo burocrazia inutile o hanno il dovere di monitorare e rimuovere i rischi e dare prescrizioni non facilmente raggirabili? La domanda non è di poco conto e mette in crisi tutto l’apparato faraonico delle Autorità di Bacino e della Protezione Civile che, sul piano dell’individuazione e della rimozione dei pericoli, fanno poco, a volte niente. Si potrà giustificare questa grave manchevolezza con la solita mancanza di fondi ben sapendo che non è la verità e che una cronica mancanza di cultura del territorio viene da lontano ed ha attraversato tragedie enormi e che puntualmente sono metabolizzate e dimenticate. Questo indirizzo potrebbe restituire significato a dei nuovi Piani Territoriali in grado di tutelare e mettere in sicurezza, contemporaneamente, l’urbanizzato ed ettari di verde e suolo agricolo. Questa non sarebbe unna innovazione di poco conto e potrebbe proiettarci verso una nuova pianificazione del territorio cittadino e del suo hinterland, dando senso e finalità ad una nuova frontiera: una urbanistica ragionata e previdente che lasci intravvedere una prospettiva diversa della modalità di pianificazione e che apra una concreta riflessione che, a mio parere, viene solo sbandierata ma mai perseguita. Solo una seria valutazione di tutte le variabili che si intersecano e si assommano può arricchire il processo pianificatorio che dovrebbero partire da alcuni elementi basilari:
 La crescita culturale e la formazione di una coscienza sociale della collettività;
 L’intersettorialità e circolazione delle informazioni sulla pianificazione, e sulla
necessità che il processo di piano sia monitorabile e quindi migliorabile;
 Una crescita delle Amministrazioni Pubbliche con la formazione di personale tecnico interno capace di approcciare in modo interdisciplinare la valutazione;
 L’approfondimento in merito alle condizioni ambientali del territorio e la messa in rete di varie informazioni derivanti dalla strumentazione ambientale molto ampia;
Questi sono solo alcuni degli indirizzi da perseguire e che dovrebbero essere tenuti in considerazione da architetti, ingegneri e tecnici di area comune; questo potrebbe essere un utile indirizzo per una progettazione urbanistica che appartiene a una nuova frontiera, ancora poco conosciuta e non sfruttata al meglio: la geologia ambientale. Ossia un modello Urbanistico – Ecologico con questi indirizzi che vanno nella direzione dell’esclusione di nuove forme di massiccia espansione urbana con il pressante impegno della rigenerazione ambientale a fronte delle trasformazioni urbanistiche. Questa è una sfida da affrontare con gli attrezzi e gli strumenti giusti. Una sfida che sarà la cartina di tornasole della maturità della cultura politica e amministrativa di chi ci governa. Molti oggi sono coscienti che questa sia "Una sfida su tre punti: l’energia, il territorio, la partecipazione democratica."
Proviamo a portarla avanti anche noi.