Anche da questa chiacchierata una cosa credo di aver capito, che la lezione aquilana in Abruzzo ancora non si riesce a capire ed è un problema culturale di difficile risoluzione.
Negli abitanti c'è un misto di ignoranza e di dolore.....un dolore che spesso offusca la ragione.
Ho letto alcuni articoli recenti del giornalista Giustino Parisse (sul processo alla Commissione Grandi Rischi) e noto che anche a lui il dolore non lo fa riflettere razionalmente......forse tra qualche anno......
Mi viene in mente il film "la stanza del figlio" dove il protagonista (un bravo psicanalista) viene colto da una tragedia, la morte del figlio. Lui non si rassegna a questo e pensa che si sarebbe potuta evitare la tragedia (un incidente in una immersione sub) se avesse preso quel giorno altre decisioni....tipo rinuciare ad una visita di un paziente per andare a correre con il figlio (che glie lo aveva chiesto)...prendendosela (poi) paradossalmente con quel paziente che lo aveva chiamato...il suo dolore lo portava a logorarsi con i se......che non potevano avere risposta.
Dopo un po' se ne rende conto e decide di sospendersi dal lavoro, perchè non in grado di liberarsi da tali pensieri e di svolgere come prima la sua delicata professione in quanto il suo dolore si trasformava in odio verso le persone che doveva analizzare e curare.......ognuno diventava un capro espiatorio...come la sua stessa professione (forse il senso di colpa per non aver dedicato quella giornata al figlio ma al lavoro).
Questo logicamente vale per chi ha subito sulla pelle la tragedia, per gli altri credo sia solo ignoranza....altrimenti avrebbero già costretto tutta la classe politica abruzzese a cambiare atteggiamento...cosa che con tristezza non vedo.....L'Abruzzo ora? Come prima e più di prima uno scandalo dopo l'altro.
Ultima modifica di Alex-64; 26/09/2010 23:04.